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Tango argentino: sulle tracce dei luoghi simbolo

 
Tango e Buenos Aires sono binomio imprescindibile, in completamento l’un dell’altro. Nella capitale argentina, metropoli tentacolare, ammaliatrice, dalle notti palpitanti e al contempo ferita nei quartieri oblivados, dimenticati nella miseria, stretti dalla fame dei cartoneros, i nuovi poveri e tali a causa delle crisi recenti, il tango, espressione di un popolo, voluttuoso ballo e genere musicale, ebbe genesi nella seconda metà dell’800, a seguito della notevole immigrazione, di provenienza principalmente europea, in conseguente ed originaria mescolanza di musiche e balli.

Inizialmente trattato con freddezza dalle classi medio-alte, concretizzazione della fama internazionale, gradatamente la raggiunse agli inizi del XX secolo, periodo in cui alla base di flauto, violino e chitarra, talvolta sostituita dalla fisarmonica, subentrarono pianoforte e bandonéon, strumento nato come evoluzione della Concertina nel 1846, dall’inventiva del musicista tedesco Heinrich Band (1821-1860) e, portato in Argentina con i flussi migratori dei primi del Novecento, diventato uno dei simboli del tango attraverso i virtuosismi di personaggi come Aníbal ‘Pichuco’ Troilo (1914-1975), Astor Piazzolla (1921-1992), Néstor Marconi (1942), Timoteo ‘Dino’ Saluzzi (1935) e molti altri.

Dalla musica al caliente passo di danza la transizione avvenne fra la scia di un celere ed impetuoso sviluppo della metropoli adagiata sulle sponde del Rio della Plata ed uno spasmodico desiderio d’affermare la propria identità di popolazione, in una sorta di ballo sulla propria filosofia di pensiero ed in ulteriore riscatto sulla grande borghesia che, fino a poco tempo prima, ne aveva snobbato valenza melodica e passionale poetica.

La massa migratoria che ne occupò la superficie in maniera cospicua, si riversò principalmente nei bassifondi delle zone meridionali, le stesse dalle quali i ceti sociali più elevati partirono in settentrionale direzione ed in palese fuga dal fenomeno migratorio, lasciando condensate, nelle zone portuali, i miseri vissuti dei nuovi giunti, ai quali s’intrecciarono quelli degli emarginati locali e dei soldati in ritorno dalla guerra del Paraguay, terminata nel 1871. Esistenziale flusso che ne circoscrisse le vite all’interno d’indigenti quartieri denominati Orillas, da qui la comprensibile traslazione del termine nel sostantivo orilleros, con il quale vennero definiti tutti coloro che, al di là del risiedere nel luogo, conducevano una disagiata vita di periferia, estromessa dal benessere minimo ed in condizioni di ghettizzazione che ne nutrirono il desiderio di riscossa.

Sebbene le notizie sulle origini del tango (che etimologicamente parrebbe derivare da peculiari percussioni afroamericane) non siano di certezza assoluta, l’altissima percentuale maschile degli orilleros ed il conseguente desiderio d’incontro con il femmineo universo, condiviso fra mura di locali, originariamente eviscerato in note e successivamente divenuto focoso volteggio fra sensualità in danzante armonia, ne furono probabili ed inconsapevoli pionieri, in etnica e cultural trama che, all’incomunicabilità delle differenze linguistiche, sovvenne con l’universalità del linguaggio musicale e corporeo.

Quasi una catarsi, un riesprimersi attraverso modalità differenti e forse un rinascere in un contatto, fra pelle ed emozione, nell’intimo desiderio di riaffermare il proprio essere, in inconscio, ancestrale e simbolico aggancio agli africani resi schiavi che, fra il diciottesimo ed il diciannovesimo secolo, giunti sulle coste americane fra gioghi di potere anglo-spagnoli, stamburarono patimenti ed afflizioni nell’atavico ritmo candombe, radicando in essi stessi il primordiale battito che terra d’Africa concesse loro in dono in eredità Bantù, ampia stirpe etnico-linguistica, facente parte della zona sub sahariana del continente, comprendente oltre 400 etnie.

Di derivazione candombiana e salde radici africane, in principio ‘900 nella capitale argentina, più  precisamente nell’allora screditato quartiere di La Boca, si diffuse un ballo di burlesca sfumatura, il canyengue, che nel tempo, alla tipica cadenza ritmica ed in totale affiatamento corporeo-musicale, s’abbandonò ad atmosfere più nostalgiche e malinconiche, testimoni, nel loro effondersi, dell’umana inquietudine, vibrata fra un abbraccio ed un passeggio in danza, sciolto in lieve e scandito abbandono.

Fra gli anni ‘30 e ‘40, complice un sempre maggior interesse della borghesia, dai sobborghi alle sale da ballo della capitale il salto fu decisivo, in crescente signorilità di stile e movimento che del primordiale canyengue lasciarono flebile ricordo, nonostante molti ballerini di tango non l’abbiano mai obliato, perseverando nel riproporlo come prezioso ed essenziale antesignano del figlio genere stesso. Al presente insegnato in più parti dell’Argentina tramite corsi appositi, la valenza artistica del canyengue, nella sua camminata che prevede di rimanere abbracciati, danzando a ritmo, surclassa la concezione stessa del ballo, reimmergendo nel denso fervore che da fisicità, in stretto contatto e simbiotico ascolto, sappia ricamare modulata spiritualità d’incedere e sentire sul filo del tempo.

Attualmente il tango è considerato una forma d’arte completa oltre che elegiaca espressione della stessa, ma, soprattutto, un filosofico approccio alla vita, divenuto simbolo di una nazione che, resiliente nel suo stesso essere, mai si è lasciata soggiogare dalle numerose difficoltà che spesso l’hanno ignobilmente inginocchiata, mettendone a dura prova identità e sopravvivenza, motivo primo per cui il suddetto ballo, così fervido ed appassionato, è divenuto cultura e patrimonio del paese.

Nel corso degli anni, il riconoscimento di Patrimonio Intangibile dell’Umanità attribuitogli dall’UNESCO, ne ha favorito ed ampliato oltre confine la folkloristica sfumatura, incrementando in tale modo le visite turistiche al punto da sostenere lo stato nei momenti difficili della crisi economica. Ad oggi la città pullula di storiche milonghe, popolari danze di origine uruguaiana, derivante a sua volta dall’habanera, di cubana provenienza. Numerose scuole di ballo coltivano la tradizione tanghista con dedizione, competenza e trasporto, prendendo per mano gli amanti di questa danza creativa, ardente ed espressiva, in totale professionalità, arrivando a condurre coloro che intendono avvicinarsi alla stessa nel vivo del ballo in completa leggerezza d’animo, seppur alla prima esperienza, nell’ulteriore consapevolezza dell’ampia possibilità di poter essere spettatori di scenografiche rappresentazioni in vari luoghi cittadini.

Indissolubilmente legato a Buenos Aires e al popolo argentino, il tango ne è naturale espressione artistica, memoria storica e imperituro ritratto. (https://terzopianeta.info)
La Boca

 

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La Boca

 

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La Boca

 

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La Boca

 

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La Boca

 

Luoghi del tango

Festival y Mundial de Tango di Buenos Aires

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Intento primario del Festival del Tango è la preziosa tutela di quello che è indiscutibile patrimonio storico ed artistico, promuovendone e garantendone la crescita tramite la promozione dello stesso nelle più variegate modalità d’espressione e divulgazione possibili. Ogni anno, nel mese di Agosto, migliaia di ballerini, provenienti da ogni parte del mondo, si riuniscono nella cittadina per partecipare alle manifestazioni in corso, della durata di due settimane, attirando di conseguenza spettatori dall’intero pianeta. Centinaia di eventi sparsi in svariate sedi che uniscono stupore, arte, poesia, movimento, cultura, linguaggi, storia e curiosità, nella peculiarità d’esecuzione tipica del ballo che di versatilità fa unione e radice, concedendosi a chiunque decida di lasciarsi avvolgere dallo charme che lo stesso emana, sperimentandosi e conoscendosi attraverso ogni senso.
 
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Plaza Dorrego

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Largo e storico spiazzo del distretto bonaerense di San Telmo, detiene la prerogativa d’esser antica e pubblica area fra le prime ad ospitare carismatici spettacoli tanghisti, sin dal XVIII secolo.

Anticamente denominata Plaza del Comercio e nel 1822 intitolata al militare, politico e giornalista Manuel Dorrego (1787-1828) , fu negli anni settanta che un ristretto mercatino dell’antiquariato si concretizzò in caratteristiche bancarelle espositive che, in breve tempo, si moltiplicarono fino a rendere la Feria di San Telmo un appuntamento imperdibile per coloro che visitano il peculiare barrio. Ogni domenica, quando le centinaia di espositori chiudono il mercato, la piazza diviene un’enorme balera a cielo aperto, con la possibilità d’ammirare gratuitamente le esibizioni di artisti della danza e, desiderandolo, scambiare con loro passi di tango.

Polo turistico per eccellenza, numerosi negozi d’artigianato, café e ristoranti, arricchiscono l’esperienza di viaggio offrendo la possibilità di penetrare nella realtà argentina su più fronti, offrendo allo stesso tempo ristoro e bellezza allo sguardo nell’osservazione degli antichi e bassi edifici neocoloniali che ne contornano il ciottolato suolo tra fascino e tradizione, in aggancio a lontani periodi storici che, proprio nella zona che si fa incantevole raccordo di minuscoli vicoli, fu testimone, nel 1816, dell’annuncio che ai cuori argentini portò attesa notizia d’avvenuta e conquistata indipendenza, motivo per cui, nel 1978, la piazza fu dichiarata Luogo Storico Nazionale.

Bancone di legno, vecchie bottiglie di gin, amari e cognac, una scacchiera bianca e nera come pavimento, è invece il volto del Bar Plaza Dorrego, le cui pareti recano fotografie dal tempo scolorite di Carlos Gardel (1887-1935), Alfredo Le Pera (1900-1935) ed una particolarmente significativa perché ritratti sono Jorge Luis Borges (1899-1986) e Ernesto Sábato (1911-2011), quando nel 1975, trovatisi per caso l’uno di fronte all’altro, seduti a un tavolino ricucirono la profonda amicizia che li legava dopo oltre vent’anni di silenziosa lontananza dovuta a divergenze politiche. Regalarono così indimenticabile istante al café aumentandone notorietà e fascino in grado di far frequentatori gli attori argentini Julio de Grazia (1929-1989), Juan Carlos Altavista (1929 − 20 de julio de 1989) e celebrità internazionali come Eric Clapton (1945) e Robert De Niro (1943).
 
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Bar Plaza Dorrego

 

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Bar Plaza Dorrego

 

La Viruta Tango Club

Inserita nel quartiere Palermo, La Viruta è la più grande milonga di tutto il Paese e dal 1994, anno in cui venne creata per iniziativa dei coreografi e ballerini Cecilia Troncoso, Horacio Godoy e Luis Solanas, il Club rappresenta ancora oggi una delle scuole di tango più importanti di Buenos Aires, in virtù di un complesso d’insegnanti di provata esperienza, disponibili sia per lezioni di gruppo che individuali, non solo di tango e milonga, ma anche di rock and roll, salsa e bachata.

Linee guida della scuola informano inoltre sull’apporto salutare che il ballare concede al corpo, rinforzandone le energie e godendo di tutti i benefici che il movimento assicura al fisico, migliorandone la circolazione sanguigna, regolandone il peso ed ottimizzandone le capacità mnemoniche, nonché nutrendone le emozioni attraverso l’interazione mentale e corporea che si verifica sul filo di nuove conoscenze, tramite un percorso d’interscambio storico e culturale che arricchisce ad ampio spettro.

Oltre ad essere centro per antonomasia ove sperimentarsi in tanghistico passo, le notti de La Viruta si accendono di musica con numerose esibizioni di ensemble della capitale e per donare ancor più intensa esperienza dell’universo argentino, il Club fa del viaggiatore entusiasta nomade assetato di sapere e sapore, trasformandosi in ristorante con una ricca gastronomia costituita da portate tipiche.
 
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Salón Canning

Bella milonga situata nel medesimo quartiere de La Viruta, al civico 1331 del largo viale Avenida Scalabrini Ortiz, classe ed eleganza si espletano in alti soffitti, candor di muri ricoperti da fotografie di ballerini, corridoi, pavimenti in scacchiera, alternati al vissuto parquet delle piste che d’antico ballo assorbirono i passi, miriadi di lampadine ed un bar in legno intagliato, gaudente ritrovo per argentini e stranieri che, a partire dalla mezzanotte, si riversano nel locale vivendolo fino notte fonda.

Prestigioso regno in cui il tango rivive fra fra maestria ed emozione, giravolta e pathos, in spettacolare abbraccio che dalle esibizioni degli artisti giunge all’animo fra ritmo ed ascolto, spronando i principianti che vogliano esibirsi a lasciarsi coinvolgere dall’avventura senza timore alcuno, galleggiando su se stessi come in oscillante sogno ed intersecandosi all’arte fra musica e movenze sopraffine, unite ad esperienze gastronomiche in cui anche al palato sia concesso di godere nella tipicità delle pietanze.

Notte che si fa giorno, sosta che si fa viaggio, permanenza che nel cuore presenzia ed attecchisce, nel tatto che perenne ricordo diverrà, nel costruttivo saggiarsi e nelle impacciate giravolte alle quali lasciarsi andare con sana allegria e leggiadra consapevolezza di sé.
 
Indissolubilmente legato a Buenos Aires e al popolo argentino, il tango ne è naturale espressione artistica, memoria storica e imperituro ritratto. (https://terzopianeta.info)

 
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Sunderland Club

Situato nel barrio Belgrano, così chiamato in memoria del generale Manuel Belgrano (1770-1820) creatore della bandiera nazionale, il Sunderland Club è una delle milonghe più celebri di tango argentino, luogo di culto da cui provengono ballerini del calibro di Gerardo Portalea, José ‘El Turco Brahemcha’, Alberto Villarrazo, Carlos Estevez, José ‘Lampazo’ Vazquez e la leggendaria coppia formata da Carlitos e Rosa Perez, insegnanti di gran parte dei vincitori dei Mondiali di Tango.

Approccio in fede ai balli d’un tempo, è nella concretezza delle sue ballate che il Sunderlan Club si distingue sulla scia di esibizioni fedeli alla storia, crude e reali nel loro proporsi in sentita esibizione, deliziando inoltre gli ospiti con una proposta di cucina rustica ed espressiva, tipica del posto, in accompagnamento a quel passo di danza nel quale si respira il senso primo del ballo, riproposto in assoluta corrispondenza alle milonghe del passato.
 
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Café Tortoni

Inaugurata nel 1858 dall’immigrato francese Jean Touan, Café Tortoni è l’epica caffetteria di Buenos Aires, nonché monumento nazionale che, fra le sue storiche mura, al civico 825 di viale Avenida de Mayo, ospita il Museo del Tango, memoria della sconfinata gamma di stili, colori e correnti: dalle sopracitate icone a Pascual Contursi (1888-1932), da Julio De Caro (1899-1989) al cantante Roberto Goyeneche (1926-1994), passando attraverso le composizioni di Enrique Santos Discépolo (1901-1951), Mariano Mores (1918-2016), Juan Carlos ‘Tata’ Cedrón (1939) che in tango musicò poesie di Juan Gelman, fino ad arrivare alle più moderne espressioni.

Fin dagli albori eletto punto d’incontro da personalità internazionali d’ogni campo, ne hanno frequentato i locali Arthur Rubinstein (1887-1982), Federico García Lorca (1898-1936), Juan Manuel Fangio (1911-1995), José Ortega y Gasset (1883-1955), Albert Einstein (1879-1955) nel 1983, Café Tortoni fu anche testimone della formazione del Grupo de los Siete, allora comprendente Rubén Chihade (1941-2001), Roberto Selles (1944-2015), María del Carmen Suárez (1943), Rafael Alberto Vásquez (1930), Oscar González, Carlos Massetti e Rubén Derlis (1938), quest’ultimo, poeta e giornalista che nell’82 aveva fondato il Café La Poesía di Plaza Durrego, dove il sodalizio si presentò ufficialmente con un pubblica lettura di poemi.

Annoverato come uno fra i dieci caffè più belli del mondo e il più antico di tutta l’Argentina, il Café Tortoni dispone inoltre d’un raffinatissimo menù, composto da dolci e pietanze locali, concedendo altresì incanto agli occhi nel posar sguardo sulla meraviglia degli ambienti. Raffinatezza ed eleganza d’arredamento che si scioglie fra paralumi, quadri ed antichità di mobilio, unite alla garbatezza del personale a servizio e suddiviso in differenti sale, fra cui un uditorio per la presentazione di libri e poesie, una biblioteca, un’altra munita di palcoscenico per serate jazz e naturalmente, tango, organizzando ogni domenica esibizioni di ballo alle quali potersi unire in prima e suggestiva esperienza, in atemporale e calda atmosfera che conduce verso nuovi orizzonti.
 
Indissolubilmente legato a Buenos Aires e al popolo argentino, il tango ne è naturale espressione artistica, memoria storica e imperituro ritratto. (https://terzopianeta.info)

 
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Bar La Poesia

 

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Bar La Poesia

 

Piazzolla Tango

Piazzolla Tango è il teatro situato all’interno della Galería Güemes, patrimonio architettonico di 87 metri per altezza la cui costruzione, ad opera del torinese Francesco Giannotti (1881-1967), iniziò nel 1913, per l’epoca una struttura pionieristica e così chiamata in onore del generale Martín Miguel de Güemes (1785-1821), figura tra le principali della guerra per l’indipendenza argentina dalla Spagna. Anche nota come Pasaje Güemes, tra i tanti personaggi passati e vissuti nei suoi locali, il pittore Juan Carlos Lamela (1906-1989), il poeta Julio Cortázar (1914-1984) e sul finire degli anni ’20, anche il padre de Il Piccolo Principe, lo scrittore e aviatore francese Antoine de Saint-Exupéry (1900-1944): dimorò nell’appartamento 605, al sesto piano, e in compagnia di un cucciolo di foca trovato ferito in Patagonia, portò a termine il romanzo Il Volo di Notte, poi pubblicato in Francia nel 1931.

L’ultima pietra fu posata nel 1915 e nel seminterrato aprì i battenti il teatro,  presto diventato tempio del tango e in seguito, ristrutturato rispettando l’estetica originale, battezzato a ricordo del genio compositore di Astor Piazzolla, il quale si rese artefice della cosiddetta ‘rivoluzione elettrica’, quando già negli anni ’60, ma soprattutto con l’album Libertango del ’74, dette un nuovo volto al genere introducendo elementi jazz e strumenti sconosciuti dalla tradizione. Il Teatro Piazzolla Tango ne mantiene quindi in vita l’eredità con un ensemble musicale formata da ballerini e un’orchestra costituita da pianoforte, contrabbasso, due bandonéon e altrettanti violini. Atmosfere in cui è data occasione d’immergersi, degustando piatti tipici e persino prendendo una lezione di tango prima di ogni concerto.
 
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Confiteria Ideal

Leggendario café attivo dal 1912 e annoverato tra gli 86 bares notables, ovvero gli esercizi maggiormente rappresentativi della cultura bonaerense, la Confiteria Ideal, a tutti nota più semplicemente come La Ideal, si trova nel cuore della capitale, nella palazzina a due piani al numero 384 di calle Suipacha. Venne progettata dall’ingegnere C.F. González, su desiderio di Manuel Rosendo Fernández, commerciante di origini galiziane, realizzando un angolo destinato a divenir uno degli emblemi del tango e della Belle Époque argentina.

Suggestivo e sfarzoso, negli anni, dal suo fascino sono stati attratti aristocratici, scrittori, artisti, sportivi; tra i suoi tavolini hanno trascorso momenti la diva del cinema messicano María Félix (1914-2002), l’attore e cantante francese Maurice Chevalier (1888-1972), il Premio Oscar Robert Duvall (1931), Yoko Ono (1933), Maradona (1960) e dal regista britannico Alan Parker (1944), La Ideal fu scelta per girare scene del film su Evita Perón (1919-1952).

Gli interni in marmo, gli stucchi, le colonne, la boiserie in rovere di Slavonia, la moltitudine di vetrine di fattura italiana, i bronzi e le sofisticate poltrone, in zelante e sapiente amalgama di primo decennio, lasciano la sensazione che il tempo si sia fermato; luogo simbolo dove rendersi piacevolmente spettatori di balli che pervadono lo spirito al solo sguardo, rapiti dalla storicità di mura che di passato fa presente e dai movimenti di ballerini che da union di corpi ricavano magia.
 
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Un uomo. Una donna. Un abbraccio. Una musica. Un passo. Una danza.
L’unione.

L’intrecciarsi in puro, provato e complementare moto che scivola nell’interiorità e da essa risorge, in un fluire quasi antropologico che nella sensuale gestualità dei movimenti, nella sintonia, nella fusione, nell’accompagnamento di coppia, genera un legame, una corrispondenza, un contatto le cui vibrazioni colpiscono a fondo, sussurrando d’un popolo, della sua storia, dei suoi patimenti, del suo ardimentoso divenire.

Il tango è l’intimità più segreta. E’ il grido che si innalza nudo
Enrique Santos Discépolo

 
 
 
 

Astor Piazzolla, Adios Nonino

 

Astor Piazzolla, Libertango

 

Aníbal Troilo, Quejas Del Bandoneón

 

Roberto Goyeneche, Sur / Balada Para Un Loco

 

Roberto Goyeneche, Cristal

 

Néstor Marconi Quinteto, Gallo Ciego
(Agustin Bardi)

 

Por una cabeza
(Carlos Gardel, 1935)

 

Mariano Mores, La Cumparsita
(Gerardo Matos Rodríguez)

 

Richard Galliano, Tango pour Claude

 

Cuarteto Cedrón, Mi Buenos Aires Querido
(Juan Gelman)

 

Tanghetto, Inmigrante

 

Gotan Project, Santa Maria (Del Buen Ayre)

 

Gotan Project, Vuelvo al Sur