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I guardiani del Santuario di William Ricketts

 
 
William RickettsNel 1934, William Ricketts, decise che avrebbe trascorso il resto della sua vita immerso nella fitta foresta pluviale che ricopre le valli e le alture delle Dandenong Ranges, la catena montuosa che si staglia nel cielo australiano. Cascate, felci giganti, alberi di eucalipto popolati da koala, coloratissimi pappagalli e gli imitatori d’ogni suono, gli uccelli lira. Luoghi già di per sé colmi di fascino, resi ancor più suggestivi dalla sua mano, artefice di un’opera che avrebbe dovuto essere ricordata come “The Forest of Love”, ma che alla storia passerà con il nome del suo autore: Santuario di William Ricketts.

‘Bill’, come preferiva essere chiamato, nacque nel 1898 a Richmond, sobborgo di Melbourne, capitale dello Stato di Vittoria. Era un appassionato e abile violinista, ma stando a quanto si racconta, non un esperto ceramista, non aveva esperienza o particolari doti tecniche, fatto sta che scelse la scultura come forma di comunicazione e lo fece in modo egregio, dando vita ad un contemplativo angolo di pianeta.

Plasmò 92 statue e non le ripose semplicemente in mezzo alla natura, ma con essa le fuse; bambini, donne, uomini nascono da alberi, da rocce ricoperte di muschio, lungo i sentieri, appaiono dappertutto e osservano silenziose donando al luogo un’atmosfera fiabesca e riflessiva.

Nelle loro anime però, Ricketts non soffiò un desiderio artistico, ma convinzioni che scaturivano da un profondo turbamento ed il suo, fu un messaggio tanto profondo quanto premonitore. Sensibile a situazioni che fino a metà del XX secolo hanno interessato quasi esclusivamente antropologi e ambientalisti, l’australiano già allora era oltremodo preoccupato per la sorte degli aborigeni, fu uno dei primi a sostenerne con energia i diritti, ben sapendo inoltre, come la loro sopravvivenza fosse legata e dipendesse dalla natura, per la cui salvaguardia non vedeva invece il doveroso impegno ed anzi, non a torto, avvertiva una devastazione sempre maggiore, contro la quale si scagliava con forza.

Quelle sculture perciò, non sono semplicemente statue antropomorfe, ma rappresentano quei popoli nativi che cercò in prima battuta di capire, per poi instaurare con loro uno stretto rapporto ed in seguito, facendone memoria con raffigurazioni che li eleggono guardiani a protezione del loro paradiso.

Ricketts viaggiò molto per l’Australia, la sua prima escursione risale alla fine degli anni ’40, quando si spinse nelle vaste terre del sud entrando in contatto con le comunità. Gli incontri però non andarono come sperato, furono caratterizzati da incomprensioni e tensioni. Nel migliore dei casi era guardato con sospetto e non troppo diversamente avvenne nei successivi pellegrinaggi al nord, presso Utopia e poi nelle regioni di Haasts Bluff, che tanto hanno dato all’arte pittorica.

Le cose cambiarono del tutto solo poco tempo dopo, negli anni ’50, quando si trovò a conoscere le ancestrali tribù stanziate nelle zone interne del Paese, in modo particolare riuscì ad entrare in confidenza con i popoli Arrernte e Anangu, anche noti come Pitjantjatjara, aborigeni che, prima allevamenti e cacciatori, poi per sopravvivere ai test nucleari britannici, costrinsero ad abbandonare i luoghi natii del Gran Deserto Victoria e del Deserto di Gibson, per dirigersi verso i territori centrali, nei pressi di Alice Sprigs. Si dovrà attendere il 19 marzo del 1981 perché passino i ‘Pitjantjatjara Land Rights Act’, i diritti fondiari che riconobbero agli Anangu la proprietà di oltre 100mila chilometri quadrati di terreno del’Australia Meridionale.

Con loro William Ricketts trascorse molto tempo, interagendo e assorbendone la cultura, si dice che numerose statue del Santuario, siano ritratti reali per lo più appartenenti a questi due popoli, persone vicino alle quali, è più volte raffigurato proprio lo scultore. Il fatto che nelle sue vene non scorresse neanche una goccia di sangue aborigeno, non gli impedì di guardare a se stesso come a uno di loro, se non in quel momento, si convinse di esserlo stato almeno in qualche vita precedente.

Accanto ad un’ opera in cui si è rappresentato, c’è un’eloquente dimostrazione: “La mia passata e tribale vita di aborigeno, è indissolubilmente legata alla mia attuale vita e al mio futuro eterno.”

Non solo, ciò che da sempre lo accalorava, fondamentalmente si risolse in una teoria olistica, Ricketts andò sviluppando una filosofia secondo cui, tutto era uno, così l’argilla che andava modellando, altro non era se non una parte di sé, finché, c’è chi sostiene che arrivò ad elevarsi al di sopra della percezione fisica e dell’esperienza sensibile umana.

In un basamento appare la dicitura: “Rinascita, ritorno all’origine nell’Alchera.”
La dicitura però fa riferimento alla tradizione aborigena, dove l‘Alchera, variante contemporanea della parola arrernte ‘alcheringa’, è la dimensione temporale che precede la creazione, è il Mondo del Sogno o Tempo del Sogno, in cui tutto ha preso forma per volere degli Esseri Creatori o Spiriti Antenati.

 

L’eredità di William Ricketts

Oltre ad una visione secondo cui era un uomo elettosi a essere trascendente e al contempo fautore di una filosofia ricca di primitivismo, per il fatto che a modello prenderebbe aborigeni, secondo una credenza che la modernità avrebbe strappato elementi fondamentali della nostra umanità, non mancano critiche verso le sue opere per un ulteriore motivo.

Diverse sculture rappresentano figure umane che s’intrecciano con animali – una vede anche il torso di Ricketts emergere da un canguro – e un’analisi più profonda del palese collegamento tra aborigeni e natura, per alcuni è un inconscio retaggio di ideologie razziste, in quanto in passato, erano da queste collocati nel mondo animale piuttosto che in quello umano.

Chiunque sia stato, le intenzioni di William Ricketts erano chiaramente tutt’altre, ha vissuto spartanamente e lavorato in questo luogo dagli anni ’30 fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 1993, facendo le sue sculture per mezzo di una fornace in una piccola capanna, ancora oggi presente nel Santuario con alcune opere incompiute, per sempre in attesa di unirsi al resto della tribù nella foresta.

Durante i suoi viaggi, l’artista esploratore ha lasciato sculture in tutta l’Australia, sia come opere commissionate, sia come dono. Molte di quest’ultime sono state però andate distrutte e a tenerle in vita è la documentazione fotografica conservata negli archivi delle biblioteche. Il Santuario stesso, oggi di proprietà del governo dello Stato di Victoria, cadde vittima di un incendio e solo un miracolo ha evitato la una totale distruzione.

William Ricketts non raggiunse mai ricchezza materiale grazie alle sue opere, di lui resta il significativo ruolo a difesa delle tribù e misteriose sculture che continuano ad osservare la foresta pluviale come commovente ricordo del rapporto fra gli aborigeni e Madre Natura.
 
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