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Port Talbot, città gallese sospesa tra passato e futuro

Port Talbot

I grandi viaggi hanno questo di meraviglioso,
che il loro incanto comincia prima della partenza stessa.
Si aprono gli atlanti, si sogna sulle carte.
Si ripetono i nomi magnifici di città sconosciute.
Joseph Kessel

Inclusa nel Galles meridionale, Port Talbot — città natale di numerose celebrità e capoluogo del distretto della contea di Neath Port Talbot, del quale fa parte dal 1996 — è località ubicata nei pressi della bocca del fiume Afan e affacciata sulla baia di Swansea, a sua volta stretta in seno al Canale di Bristol e primitiva traccia umana in situ è attestata dal ritrovamento di fossati agricoli, risalenti all’età del bronzo.

L’attuale centro urbano si sviluppò dalla fusione di più realtà medievali e principalmente da Aberavon, borgo nel sedicesimo secolo già menzionato — come modesto e povero villaggio, raramente adoperante la foce dell’Afan a mezzo porto per sopperire a difficoltà — negli scritti del poeta inglese John Leland (1506-1552), al tempo a servizio del sovrano Enrico VIII d’Inghilterra (1491-1547), in qualità d’appassionato studioso e assiduo ricercatore di libri che tra il 1536 il 1543 intraprese numerosi viaggi, durante i quali registrò un celebre itinerario, pubblicato postumo e da allora assunto a opera di primo riferimento, per quanto riguarda la bibliografia antiquaria della nazione e il relativo apporto storico ad essa intrinseco, considerando lo zelo dell’autore nell’analizzare ed elencare i resti archeologici dei luoghi visitati, annotando particolareggiate descrizioni di monumenti, iscrizioni romane, monete e tutto quanto captasse il suo fervido interesse nel campo.

Il toponimo Port Talbot, comparve tuttavia solo nel diciannovesimo secolo, benché inizialmente coniato all’esclusivo scopo d’indicare i nuovi moli di Swansea realizzati, attorno al 1837, dall’omonima famiglia britannica di grandi proprietari terrieri locali, possedenti molti diritti minerari nella zona; solamente nel novembre 1921, la denominazione dell’odierna città — ai tempi inclusa nella contea di Glamorgan — sarebbe stata ufficializzata e ad essa incorporate Margam, Baglan e altre comunità circostanti, fra cui Aberavon e Cwmavon, in lingua gallese rispettivamente dette Aberafan e Cwmafan.

I Mansel Talbot parteciparono sensibilmente all’incremento del territorio, dando un notevole contributo all’economia; in precedenza ai loro interventi, fulcro industriale, sito a Taibach, era una fonderia di rame attivata dalla Patent Copper Company nel 1770 e posta sulla riva occidentale del basso Afan, ma quando nel cinquantennio successivo, ulteriori stabilimenti deputati alla produzione del ferro vennero avviati in prossimità di Aberavon, l’antico porto — il medesimo accennato nei diari di John Leland — risultò inadeguato.

Christopher Rice Mansel Talbot (1803-1890) — dal 1830 membro liberale del Parlamento per il Glamorgan — nel 1834 presentò dunque un disegno di legge per migliorarlo e, il biennio seguente, un’aggiuntiva proposta d’espansione, motivo per cui si decise di deviare il corso dell’Afan verso la sponda sud-orientale, al fine di creare un nuovo bacino di carenaggio, a lui appunto titolato.

Era ferma convinzione del parlamentare che il potenziamento dei trasporti avrebbe favorito industrializzazione e commercio, di conseguenza egli — negli anni a venire ricoprente altresì carica di presidente e maggiore azionista della linea ferroviaria South Wales Railway — attivandosi in questa direzione, nonché costantemente investendo in fabbriche estrattive.

Sposatosi con Lady Charlotte Butler (1809-1846) il 28 dicembre 1835, Christopher Rice Mansel Talbot ebbe da lei quattro figli: Theodore (1839-1876) — deceduto prematuramente a causa di un incidente di caccia — Emily Charlotte (1840-1918), Bertha Isabella (1841-1913) e Olivia Emma (1842-1894).

A deditamente perseguire obiettivi dopo la scomparsa del padre fu quindi la secondogenita, al pari del genitore desiderando per Port Talbot il futuro ch’ella riuscì a concretizzare con intraprendente e risoluta abilità negli affari, portando il paese ad essere protagonista assoluto in Gran Bretagna ed Europa nel settore metallurgico e in parallelo mai mancando di destinare ingenti parti del capitale a sostegno di cause benefiche, religiose, educative o comunque perennemente volte al benessere del prossimo, mantenendo spesso umile anonimato.

Nonostante la dolorosa perdita della madre quando aveva sei anni e susseguente afflizione per quella del fratello Theodore, Emily Charlotte Talbot non permise a patimenti di trasformarsi in sterile rabbia o logorante apatia, al contrario — e forse attingendo altruistica empatia dalle sofferenze direttamente sperimentate sulla propria pelle — lasciandosi guidare da pio animo nel donare terreni e istituire scuole, chiese, ospedali, adattare dimore alla cura di soldati feriti, sovvenzionare la ricerca medica e considerevoli innovazioni urbanistiche quali impianti fognari, sportivi, l’acquedotto, le strade e qualsiasi cosa potesse apportare migliorie all’intera città e relativi abitanti.

«Univa a uno spirito benevolo una rara attitudine agli affari, e alla sua lungimiranza e alla sua energia si può attribuire in gran parte lo sviluppo e la prosperità di Port Talbot, da piccolo villaggio a fiorente città dotata di moli, acciaierie e importanti nodi ferroviari. Si interessò profondamente al benessere della gente che dipendeva da lei e, in un’occasione, quando una miniera di carbone poco redditizia le cadde in mano, anziché licenziare i minatori e chiuderla, la tenne in funzione per diversi anni per il bene di donne e bambini, con una perdita personale di quasi 100.000 sterline.»
(History of the Family of Maunsell-Mansell-Mansel, volume 2º, parte 1ª)

Delle tre sorelle Talbot, Bertha Isabella fu l’unica a contrarre matrimonio, maritandosi a Jonh Fletcher (1827-1903), differentemente Emily Charlotte e Olivia Emma si unirono a condivisa promessa filantropica, attuata, anche, nella costruzione o restauro di chiese gallesi, beneficianti della cospicua generosità ricevuta in dono.

Quando Olivia Emma venne a mancare, a soli 51 anni, a un triennio dall’accaduto Emily Charlotte fondò la St Theodore’s Church, parimenti omaggiando il compianto fratello.
Nei decenni Port Talbot ha variato radicalmente aspetto, molti edifici venendo abbattuti e altri più moderni rimpiazzandoli, ma quanto assiduamente auspicato e tramutato a realtà da Emily Charlotte e familiari, rimane specialmente nel cuore verde di Margam Country Park, ad oggi proprietà del Neath Port Talbot County Borough Council e dallo stesso amministrata.

Nella lussureggiante tenuta rurale — popolata da mandrie di daini e cervi — alcune strutture ancora si ergono fiere, narrando di chi le volle e visse:

Margam Castle era la residenza di campagna progettata, in stile neutudoriano, per Christopher Rice Mansel Talbot, con entusiasmo partecipe all’operato degli architetti — protrattosi nel quinquennio tra il 1830 e il 1835 — nel fornire parere sulla scelta di materiali e dettagli.
 

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Margam Park, Port Talbot

 
Il castello a due piani — rivestito con conci di pietra e adornato da finestre sia a lancetta che a bovindo, decorazioni araldiche, frontoni irregolari, torrette, comignoli, un articolato portico d’ingresso e una studiata asimmetria dell’insieme, dominata da una torre prospettica — fu immortalato con scatti del cugino, inventore e fotografo, William Henry Fox Talbot (1800-1877). A partire dal 1892, Emily Charlotte ne fece rivisitare gli interni e alla sua morte, maniero ed annessi furono ereditati dal nipote Andrew Mansel Talbot Fletcher (1880-1950), restando dei Talbot fino al 1942, annata in cui tutto venne acquistato dall’industriale e filantropo Sir David Martyn Evans-Bevan (1902-1973), gradatamente andando in dissesto, prima di venire definitivamente acquisito e risistemato dal Consiglio comunale succitato;

St Mary’s, Margam Abbey fu un’abbazia cistercense d’estese proporzioni, fondata nel 1147: per quasi quattro secoli mantenuta autonomamente dall’instancabile lavoro dei monaci appartenenti all’ordine — devotamente impegnati nella coltivazione dei terreni e nel commercio di lana ricavata dalle loro pecore — nel 1536 fu costretta a chiudere per imposizione di Enrico VIII, piombando in uno serio stato di decadenza a cui, nel 1803, mise mano Sir Rice Mansel (1487 ca. — 1559), rilevandola. Per linea femminile passata ai discendenti, attualmente del monastero resta una navata integra, attorniata da rovine, fra le quali una sala capitolare a pianta dodecagonale del tredicesimo secolo. È nell’ala meridionale che Emily Charlotte Talbot e i suoi cari, trovarono pacifica sepoltura.
 

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St Mary’s Abbey: eretta sul sito dell’Abbazia cistercense tra il 1805 e 1810 su concessione di Thomas Mansel Talbot e finanziata dai parrocchiani e l’erede stesso della famiglia di proprietari terrieri
Fotografia: WyrdLight.com, cc by-sa 4.0

 
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Abbazia di Margam, Glamorgan
Fotografia: John Armagh

 
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Abbazia di Margam, Sala Capitolare
Port Talbot
Fotografia: Archangel12, cc by 2.0

 
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Abbazia di Margam, Sala Capitolare
Port Talbot
Fotografia: Philip Halling, cc by 2.0

 
Margam Stones Museum apre porte al pubblico vantando — oltre alla presenza di monumenti e pietre di vari periodi storici — una delle più significative collezioni nazionali di croci celtiche in pietra, comprovanti la radicata cultura cristiana gallese, fra tutte elevandosi a splendida dimostrazione l’imponente Conbelin Cross, croce a disco datata al 1000 d.C. e adornata nel tipico motivo ad intreccio;
 
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Cross of Conbelin, Margam Stones Museum, Port Talbot
Fotografia: Robin Leicester, cc by-sa 3.0

 
The Orangery, eretta tra il 1787 e il 1793 nell’area dove sorgeva Margam House — appositamente demolita per cederle spazio — racchiudeva un ampio assortimento di cedri, aranci e limoni, illuminati dalla luce filtrante da decine di alte ed eleganti finestre del corpo centrale, riscaldati da caminetti a carbone nella stagione fredda e spostati in giardino, vicino alla fontana, solitamente tra maggio e ottobre; nei due padiglioni laterali vi erano pareti ornate, stucchi, busti e statue in marmo, delle quali ne è rimasta una soltanto, rappresentante, a grandezza naturale, l’imperatore romano Cesare Lucio Aurelio Vero (130-169);
 
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Margam Park, Orangery Terrace
Port Talbot, Fotografia: Robin Leicester, cc by-sa 4.0

 
Citrus House è una grande e antica serra adiacente all’Orangery, restituente informazioni architettoniche e strutturali d’importante valore, inerenti la gestione pratica dei giardini d’epoca vittoriana;

Go Ape è meta di svago dove abbandonarsi a sano divertimento, nel parco avventura snodato tra alberi su cui arrampicarsi e procedere mediante funi, reti, ponti a corda, zipline, ostacoli da superare e incantevoli panorami da regalare agli occhi, dalle altezze dell’attrazione; il Margam Country Park è inoltre tracciato da percorsi segnalati e fra quelli pensati per i più piccini, vi sono ad esempio il sentiero della fattoria e il villaggio delle fiabe.
Contornata da colline che in prossimità della costa declinano dolcemente, Port Talbot — la cui maggiore acciaieria è in fase di smantellamento, per transizione ecologica — offre molteplici spunti di viaggio fra storia, arte e natura, con diversificate opzioni di pratiche sportive quali escursioni, trekking, surf e windsurf, golf, mountain bike o semplicemente gradevoli camminate attraverso paesaggi interamente da scoprire, fra campagne e coste gallesi.

Per gli amanti della corsa, annualmente si svolge la Port Talbot Half Marathon, coinvolgente centinaia di partecipanti e il cui tragitto si estende nella rigogliosa valle dell’Afan Forest Park, ideale per gite in famiglia, dati i parecchi sentieri, le piste ciclabili panoramiche, una rete di linee ferroviarie dismessa da poter percorrere e — a Cynoville — il South Wales Miners’ Museum, inaugurato a giugno 1976, ristrutturato nel 2008 e dedicato all’industria mineraria: a testimoniare le passate fatiche di uomini e fanciulli sono ambienti, attrezzature e scene realisticamente ricostruite, tra le quali a colpire in particolare modo è una galleria sotterranea con modelli di bimbi al suo interno, istantaneamente rievocante il gravoso compito a cui venivano ingiustamente sottoposti.

Alcuni dei caratteristici eventi musicali in loco sono il Kaya World Music Festival — sostituito dall’In It Togheter — e l’Aberavon Beach Festival, quest’anno annullato a tre settimane dall’inizio, per questioni organizzative, piacevoli opportunità per trascorrere un week end ascoltando le esibizioni live di band e artisti, girare fra bancarelle o partecipare ad attività per bambini allestite sul lungomare, 5 km di spiaggia sabbiosa lambita da onde particolarmente gradite ai surfisti e, dal dicembre 2007, ospitante Kite trail, contemporanea scultura metallica di 12 metri — la più alta del Galles — ad opera di Andrew Rowe, mentre a rendere eloquente la facciata di cemento di un garage della siderurgica Port Talbot è un murales di Banksy, provocatoriamente incentrato sull’inquinamento atmosferico e dipinto dopo che il 15 agosto un residente, ex operaio d’acciaieria, avrebbe espresso specifica richiesta allo street artist.
 

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Acciaierie, Port Talbot
Fotografia: Clint Budd, cc by-sa 4.0

 
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Acciaierie, Port Talbot
Fotografia: Clint Budd, cc by-sa 4.0

 
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Acciaieria Tata, Port Talbot

 

 
Intitolato Season’s greetings, il murales — presentato da Banksy con un video postato sul proprio profilo Instagram a dicembre 2018 e da maggio 2019 traslocato nella galleria del palazzo Ty’r Orsaf building — raffigura un’infante con slitta, berretto e braccia spalancate ad accogliere quelli che sembrano candidi fiocchi di neve ch’egli tenta di assaporare sulla lingua, ma che invero, non appena si osserva dall’altro lato dell’angolo di parete, si rivelano essere frammenti di cenere e residui del fuoco provenienti da un cassonetto.

A vivacizzare e riempire i cieli estivi di svolazzanti colori, è invece il Margam Kite Festival, appuntamento richiamante ed unente generazioni, condividendo passione per gli aquiloni, mentre a soddisfare curiosità e desideri gastronomici, gli innumerevoli locali proponenti menu tradizionali a base di prodotti ovviamente locali, quali carne — prevalentemente accompagnata da verdure o patate — e formaggi serviti in fonduta su pane integrale; portate alle quali non mancano di seguire i dessert a concludere con dolcezza ogni giornata, consumata dunque nella bellezza di momenti accantonati uno sull’altro e arricchita di esperienze vissute nella Port Talbot da osservare, ascoltare, sentire e, far propria.

Non smetteremo di esplorare.
E alla fine di tutto il nostro andare
ritorneremo al punto di partenza
per conoscerlo per la prima volta
T. S. Eliot

 
 
 
 

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Port Talbot
Fotografia: Steve, cc by-sa 2.0

 
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Aberavon Sand, Port Talbot
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Andrew Rowe, “The Kite Tail”, Aberavon beach, Port Talbot
Fotografia: Jeremy Alden, cc by-sa 2.0

 
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Port Talbot
Fotografia: Jeremy Alden, cc by-sa 4.0

 
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Afan Argoed, Port Talbot

 
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Afan Argoed, Port Talbot
Fotografia: Rude Health, cc by-sa 2.0

 
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Brombil Reservoir, Valli di Margam
Port Talbot

 
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Banksy, Port Talbot

 
 
 
 

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