Arte, Ambiente, Cultura e Informazione

Concepcíon, il Cile visto dalla Perla del Bío Bío

 
Città fra le maggiori e più antiche del Cile, Concepción è riflesso di storia, tradizione e cultura, nonché polo universitario di notevole prestigio e territorio ricco di folklore in cui abbandonarsi anche a peculiari esperienze culinarie, inserendosi mente e corpo in un affascinante paesaggio e così vivendo un’esperienza da custodire a imperitura memoria.

Viaggiare è un modo di vivere con intensità, una medicina per lo spirito, una ricerca di comprensione e complicità.
Luis Sepúlveda

Situata a cinquecento chilometri a sud della capitale Santiago del Cile, Concepción è capoluogo di Bío Bío — regione centro meridionale ed una delle sedici costituenti la Repubblica — confinante con i territori di Ñuble, Araucanía e ad est con l’Argentina, traendo origine in denominazione dall’omonimo fiume che trovando sorgente nella laguna Galletué, sulle Ande, attraversa le province di Biobío, Arauco e appunto il capoluogo, sin a sfociar nell’Oceano, dopo aver percorso circa 380 chilometri, lunghezza per la quale nello Stato è secondo al solo corso d’acqua settentrionale del Loa.

Popolarmente detta Perla del Bío Bío, Concepcíon è una delle metropoli più antiche del Paese ed è frazionata in dodici comuni per una superficie totale di quasi 3500 km² e con le limitrofe aree urbane di Chiguayante, Hualpén, Penco, San Pedro de la Paz e Talcahuano, compone la vasta zona metropolitana costituitasi a partire dalla fine degli anni Settanta assumendo titolo di Gran Concepcíon, a sostituzione del precedente Intercomuna Concepcíon-Talcahuano e ragione della definizione Concepcíon Centro, indicantene l’area comunale.
 

La fondazione e l’indipendenza

Fondata nel 1550 dal conquistatore e governatore spagnolo Pedro de Valdivia (1497-1553), la città fu battezzata Purísima Concepcíon de María del Nuevo Extremo, in omaggio all’Immacolata Concezione alla quale l’uomo si raccomandò nella speranza di uscire vittorioso dalla Guerra d’Arauco, ovvero il conflitto che si protrasse in territorio cileno, tra il 1536 e il 1881, per la conquista dell’Araucanía, l’allora indipendente zona compresa tra i fiumi Bío Bío e Toltén.
 

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Ignacio Zuloaga y Zabaleta (1870-1945), Pedro de Valdivia, 1942

 
Dichiarazione di belligeranza avvenne da parte della Spagna contro la popolazione amerinda dei Mapuche, autoctoni del territorio i quali, dopo tre abbondanti secoli di resistenza nei confronti dei coloni spagnoli, ne uscirono vincitori, tuttavia nel frattempo contrastati da nuove ostilità da parte della nuova Repubblica Cilena, la stessa, durante il XIX secolo, in crescente floridezza economica e minacciata dalle loro incessanti depredazioni, sullo sfondo delle quali, nel 1861, iniziò un lungo processo di pacificazione della regione araucanica, che sarebbe culminato con la sua incorporazione nel paese nel 1883 e consequenziale termine dell’indipendenza dei Mapuche in quel medesimo anno.
 
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Mapuche

 
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Mapuche

 
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Mapuche

 
Della secolare disputa d’Auraco, Concepcíon fu il cardine geografico, più volte assediata e di conseguenza soggetta a spopolamenti e ripopolamenti, oltre che attacchi ad opera di pirati britannici ed olandesi, inoltre rasa al suolo dal sisma del 1751 e poi ricostruita.

La scossa del 1751 era seguiva a demolenti moti terrestri avveratisi rispettivamente negli anni 1570, 1657, 1687 e 1730, ragione per cui la riedificazione di Concepcíon venne pianificata, dall’allora governatore reale del Cile, Domingo Ortíz de Rozas y García de Villasuso (1683-1756), in differente luogo rispetto al nord del fiume Bío Bío dov’era stata inaugurata da Valdivia, attualmente comune di Penco, dunque spostata in una pianeggiante distesa nella parte settentrionale del medesimo corso fluviale, in seguito Valle de la Mocha, dove, nel 1865, il governatore e militare spagnolo Marcos José de Garro Senei de Artola (1623-1702), soprannominato “El Santo” in richiamo alla sua devozione religiosa, avrebbe coattamente trasportato i Mapuche dall’isola di Mocha, atollo in provincia di Arauco, avvolto dalle acque del Pacifico, da cui l’odierno nome della vallata.

Nel periodo compreso fra il 1788 e il 1796, capitano militare del Cile e Intendente di Concepcíon, fu l’amministratore coloniale irlandese-spagnolo Ambrosio Bernardo O’Higgins, primo marchese di Osorno (1720-1801), oltre che viceré del Perù, il quale s’adoperò laboriosamente ad una decisa riorganizzazione infrastrutturale del paese cileno, migliorandone commercio, economia e cultura, inoltre abolendo l’encomienda, il sistema di lavoro spagnolo che obbligava gli aborigeni conquistati a lavorare la terra dei monarchi, in un rapporto con gli stessi ch’era una sorta di vassallaggio.

Ardente germe di libertà ed orgoglio nazionalista intanto scorrevano fra le vene del figlio di D’ambrosio, il leader indipendentista cileno Bernardo O’Higgins Riquelme (1778-1842) che, secondo direttore supremo cileno dal 1817 al 1823, potè vantarsi d’esserne il padre fondatore, avendo avuto ruolo centrale nella conquista dell’indipendenza del Cile, la cui dichiarazione venne ufficializzata da un documento (nel 1844 formalmente accreditato dalla Spagna), da lui stesso approvato il 12 febbraio 1818 a Talca, ma precedentemente redatto l’1 gennaio dello stesso anno proprio a Concepcíon, nella sua Piazza Armas, con susseguente variazione nominale dello slargo in Plaza de la Independencia.
 

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Piazza dell’Indipendenza, Statua Bernardo O’Higgins

 
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Pedro Subercaseaux (1880-1956), La carica di Bernardo O’Higgins
Battaglia di Rancagua

 
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Manoscritto originale della Proclamazione di Indipendenza del Cile
firmata dal Direttore Supremo di Stato Bernardo O’Higgins, 12 febbraio 1818

 
Successivo terremoto, con derivato tsunami, nel 1835 portò nuova devastazione, un quindicennio più avanti iniziando finalmente in Concepcíon una notevole crescita urbanistica, architettonicamente seguendo uno stile di stampo neoclassico, strutturalmente investendo sulle Ferrovie, ad esempio realizzando un ponte sul fiume Bío Bío ed economicamente orientandosi su due fronti, vale a dire l’incremento delle attività portuali di Talcahuano ed il vantaggio tratto dall’utilizzo e commercializzazione del carbone delle miniere di Lota.

Nuovo stimolo architettonico subentrò a conseguenza dell’ulteriore e devastante sisma abbattutosi sulla città nel 1939, a cui seguì la ricostruzione dei moltissimi edifici secondo una concezione stilistica maggiormente moderna rispetto alla precedente, a livello culturale divenendo Concepcíon il fulcro dell’intero Paese a seguito della creazione, nel 1919 — su iniziativa di una schiera d’insigni cittadini che, due anni prima, si erano prefissati di fondare un’università ed un ospedale, che poi sarebbe divenuto Facoltà di Medicina — dell’Universidad de Concepción il cui motto Por el desarrollo libre del espíritu, «Per lo sviluppo libero dello spirito», rende l’idea dell’approccio avanguardistico del campus, istituzione accademica fra le più prestigiose del Sudamerica, di cui altre due sussidiarie cilene in Los Ángeles e Chillán,

In passaggio di secolo e durante gli ultimi anni Concepción ha saputo gradatamente rimordernizzarsi dal punto di vista urbanistico, pur mantenendo salde le sue radici nella conservazione di tutti i suoi monumenti storici, aumentando la densità di popolazione della stessa e restituendo l’immagine di una città avanzata ed in perenne evoluzione, nonostante ennesima ferita al suo cuore inferta dall’aggiuntiva e violenta scossa tellurica del 2010, causa d’innumerevoli vittime e considerevoli danni, tuttavia mai sfregiandosi l’innato spirito autarchico.

La storia è nostra e la fanno i popoli.
Salvador Allende

Cultura e arte di Concepción

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Architettonicamente parlando, molteplici sono i monumenti degni d’interesse a Concepción, a partire dalla sua Cattedrale, sede dell’arcidiocesi cattolica locale nata nel 1564, di rito romano ed eretta, sotto la conduzione di Monsignor Alfredo Silvia Santiago (1894-1975) — architetti Fernando Arrau, Ramon Venegas e Carlos Casanueva Urrejola Baluca — nel XX secolo in stile razionalista, corrente riferibile agli anni venti e trenta secondo le linee del Movimento Moderno, lo stesso a cui si riferirono gli architetti nell’intenzione d’un decisivo rinnovamento estetico e progettuale, imprescindibilmente legato a canoni di parallela funzionalità e a vasto impatto sull’intera architettura urbanistica del periodo, concezione che l’architetto, docente universitario, urbanista e saggista Ludovico Quaroni (1911-1987) seppe racchiudere in una significativa affermazione secondo cui «La rivoluzione del Movimento Moderno è stata, prima di ogni altra cosa, una rivoluzione tipologica: non c’è stato edificio che ha mantenuto, a rivoluzione compiuta, il tipo o i tipi, il modello o i modelli che esistevano prima».
 

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Catedral Santísima Concepción

 
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Prima pietra di cattedrale venne posata nel 1940, concludendosi i 22 metri d’altezza della basilica nel 1964, donando al cuore della città, attiguamente a Plaza de la Independencia, un’imponente struttura, rivista nelle sue forme originarie a seguito di scossa sismica del 1939, con ampio arco in entrata e dipinto dell’Immacolata Concezione, alla quale è dedicato uno dei due altari laterali presenti, l’altro in ossequio al Santissimo Sacramento ed il terzo centrale, primario, il tutto sormontato da un caldo soffitto in legno e contornato da vetrate policromatiche che aggiungono incantevoli sfumature di colore all’intero contesto.

La Plaza de la Independencia è abbigliata da verdeggianti e profumati tigli, con ampie e storiche banchine pedonali che racchiudono al centro dello spiazzo la bronzea statua di Cerere, nella religione romana divinità materna della fertilità e della terra, protettiva sui raccolti e ritenuta colei grazie alla quale l’uomo abbia imparato la pratica dell’agricoltura, e figurata con aspetto contemporaneamente austero e cordiale, una corona di spighe in capo, fra le mani una fiaccola ed una cesta ricolma di frutta e grano, in buon auspicio sull’intera umanità.

Vicino alla piazza è possibile visitare il Teatro Universidad de Concepcíon, assoluto simbolo culturale della cittadina cilena, edificato nel 1885, appartenente all’università dal 1928, in attuale sede dal 1976 e venuto alla vita grazie a incessante e determinata solerzia di alcuni consiglieri di quartiere che, sebbene senza alcun avvallamento governativo, desiderarono e riuscirono a concretizzare la sua realizzazione, dopo l’incendio che aveva distrutto completamente il Teatro Galan nel 1882, dunque riconcedendo la possibilità d’esecuzione, all’epoca, di opere, balletti e zarzuelas (genere spagnolo di lirica drammatica in alternanza fra scene cantate, ballate e parlate) e di visionare, a tutt’oggi, spettacoli, film e concerti, che alla vista si propongono da un palcoscenico di quasi 100 metri quadri, alla cui visione si può accedere attraverso tre postazioni: un Altopiano Superiore, uno Inferiore oppure sedendosi in balconi suddivisi in tre piani, per una capienza totale di 1221 persone.
 

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Piazza dell’Indipendenza, Statua di Cerere

 
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Piazza dell’Indipendenza, Statua di Lautaro

 
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Teatro Universidad de Conceptión, 1930

 
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Teatro Universidad de Concepción, 1950, Rappresentazione de La calzolaia prodigiosa, 1930, di Federico García Lorca (1898-1936)

 
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Teatro Universidad de Conceptión

 
L’Universidad de Concepcíon è patrimonio culturale, artistico ed architettonico senza pari, in Cile, adagiato in una vasta superficie in cui la natura si rende protagonista attraverso la variegata bellezza della sua flora, invitando all’immergersi in essa tramite ristoranti percorsi fra piante ed una deliziosa laguna artificiale a farsi ciliegina sulla torta, qualora si decida di lasciarsi permeare dall’ambiente in agognati momenti di relax.

Sorta, come suddetto, nel 1919, sopratutto grazie all’ingegno del filosofo e insegnante cileno Enrique Molina Garmendia (1871-1964), principale promotore della stessa in ottica laica, e prima come ente di diritto privato, anticipatrice di modernità fu nel favorire una maggiore interazione degli studenti nella sua gestione, attraverso attuata riforma del 1968, in tal modo assumendo ruolo precursore la cui influenza s’estese ad ampio raggio sugli atenei dell’intero stato, al presente destinante ampia parte delle sue risorse alla ricerca accademica e comprendente fra le sue mura numerosi centri sportivi, un museo d’arte cilena, varie biblioteche con degno e mirabile bagaglio di circa 100000 testi e nel complesso uno dei migliori istituti a garanzia d’una formazione progressista, esauriente e libera, il cui campus è Patrimonio Nazionale dal 2016, riconoscimento attribuito in virtù dell’ininterrotto apporto migliorativo dal punto di vista architettonico, funzionale ed istruttivo.

Le si pone a cappello un peculiare e magnifico campanile, nella struttura ricalcante quelli delle università americane, costruito nel 1943.

Casa Del Arte José Clemente Orozco, localmente altresì detta Pinacoteca, è museo d’arte e galleria situato all’interno del campus, calamitante almeno settantacinquemila visitatori annui fra le cui mura rivestite di circa 1800 dipinti artistici cileni e una fra le principali attrattive, appesa nell’atrio, è il murale Presencia de América Latina, del 1964, per talento del pittore, scultore e, specialmente, muralista messicano Jorge González Camarena (1908-1980).

Negli anni la collezione della Pinacoteca s’è notevolmente arricchita grazie a varie donazioni, in più la stessa accogliendo significativi eventi fra i quali esposizioni riguardanti la salvaguardia dell’ambiente, come ad esempio il primo laboratorio sudamericano sulla biodiversità marina, con relativo censimento, riferibile al 2002.
 

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Enrique Molina Garmendia, 1915

 
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Universidad de Concepción

 
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Casa del Arte

 
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Jorge González Camarena (1908-1980) Presencia de América Latina
murales inserito tra i monumenti nazionali del Cile

 
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Conoscenze sulla storiografia geografica del paese si possono soddisfare in visita al Museo de Historia Natural de Concepción, situato nel quartiere Puchacay, in Plaza Acevedo, quest’ultima omonima all’aviatore e ciclista cileno Luis Alberto Acevedo (1885-1913), l’uomo che, dapprima membro del club ciclistico Estrella de Chile, nel 1911 decise di sperimentarsi nell’aviazione, partecipando a corsi di volo presso la parigina Escuela Blériot e rientrando in territorio natio l’anno successivo a bordo di un monoplano Blériot XI.

Invitato dalla Sociedad Chilena de Aviación ad effettuare voli espositivi a Santiago, durante i quali il pilota uscì illeso da tre incidenti, gli venne fornito in dotazione nuovo Blériot XI, con cui Luis si sperimentò su lunghe tratte, battendo, in data 22 marzo 1913, record latinoamericano di velocità (170 km/h) e altezza (3180 mt) nella tratta Concepción-Talca, purtroppo nel tentare doppietta fra Concepción e Santiago trovando la morte, schiantandosi fra le acque del Bío Bío il 13 aprile dello stesso anno, sopra gli occhi increduli della moltitudine di spettatori accorsi per vederlo, di lui rimanendo l’orgoglio di poterne immortalare il nome nella creazione della piazza succitata.
 

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Luis Alberto Acevedo

 
Il museo attiguo venne invece fondato nel 1902 dal naturalista britannico Edwin Reed Brookman (1841-1910), votato alla professione fin dalla giovinezza e meritevole d’aver integrato nuovi reperti, attività dopo la sua dipartita portata avanti dallo scrittore e scienziato uruguaiano Carlos Oliver Schneider (1899-1949) il quale, rilevata la collezione, ne ampliò i reparti di storia, etnografia, archeologia e paleontologia, variando il complesso museale più sedi nel corso degli anni, al momento ospitato nelle moderne mura di un edificio collocato nel comune di Maípu, in provincia di Santiago e dal 1929 entrato a far parte del Direzione delle biblioteche, archivi e musei del Cile-DIBAM, ora Servizio Nazionale del Patrimonio Culturale.
 
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Edwin Reed Brookman

 
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Museo de Historia Natural

 
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L’estremo riguardo per la conservazione delle preziose testimonianze prevede che la temperatura sia mantenuta costantemente fra i 19 e i 20 gradi, con un’umidità media del 50%, garantendo la pratica della visita in tutta sicurezza ed offrendo allo sguardo l’assortita gamma di mostre permanenti, frazionate in più sezioni che presentano le varie collezioni, con accenni storici al museo ed alla nazione, narrando di fossili, in particolare modo con la storia del carbone e lanciando spunti regionali attraverso proposte di progetti ecosostenibili, rendendo il tragitto al suo interno un’esperienza conoscitiva, stupefacente e riflessiva ed arricchente.

Non sapere che cosa sia accaduto nei tempi passati, sarebbe
come restare per sempre un bambino.
Se non si fa uso delle opere delle età passata,
il mondo rimarrà sempre nell’infanzia della conoscenza.
Cicerone

Natura e memoria

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Playa Ramuntcho

 
Area naturale degna di tutto rispetto è il Parque Ecuador che si trova ai piedi del Cerro Caracol, ovvero la collina che in circa 1200 ettari di superficie per 250 metri d’altezza, s’apre alla possibilità d’escursioni a piedi, in auto o in bicicletta, attraverso la lussureggiante vegetazione che la caratterizza ed alla quale il Parque Ecuador si collega, per un abbondante km di lunghezza su cui sono distribuiti spazi a valenza storica e socio-culturale, inoltre dal 2015 attrezzato affinché la sua zona sia facilmente percorribile anche da persone portatrici di disabilità.

Prima del 1939 il parco rispondeva al nome di Parque Alameda, poi rinominato in omaggio al sostegno dello stato ecuadoriano durante il sisma di quel medesimo anno, catastrofe superata dopo la quale lo stesso ritornò ad antichi splendori, dal 1964 dimora della Feria Internacional de Arte Popular, la più importante fiera dell’artigianato cilena che apre i battenti annualmente nella stagione estiva, in sé racchiudendo remote tradizioni che si manifestano alla vista tramite la presentazione di opere di vario genere e materiale, nuovo o di riciclaggio.

Fra i monumenti presenti, quello in onore all’avvocato e politico Juan Martínez de Rozas Correa (1758-1813) riporta alla memoria le gesta di colui che fu primo leader nelle dispute intraprese per l’indipendenza del Cile e promulgatore di varie riforme quali la libertà di commercio.

La naturale area creativa, classico polmone verde cittadino insieme al Cerro Caracol, cede suolo a punti ristoro, negozi, ristoranti, fast food, eventi e danze, nella sua bellezza vegetativa facendosi occasione prediletta per gite di gruppo durante le quali semplicemente svagarsi con passeggiate, giochi d’acqua per bambini oppure dissetando curiosità nel museo della storia denominato Galería de la Historia de Concepción, al cui interno coinvolgenti dipinti ad effetto prospettico narrano d’epoche trascorse in tutta particolarità di tecnica.
 
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Sandra Santander (1957) Araucarias, 1994

 
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Statua di Juan Martínez de Rozas Correa

 
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Monumento Mirador Alemán, in memoria di Otto von Bismarck (1815-1898) e situato sulla sommità del Cerro Caracol

 
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Parco Inclusivo

 
Reserva Nacional Nonguén è altra area naturale inglobante i comuni di Chiguayante e Concepción nella sua estensione di oltre 3000 ettari, all’interno della quale vengono protette numerose specie animali di cielo, acqua e terra, in aggiunta a piante forestali decimate dalle coltivazioni, alcune a rischio d’estinzione.

Le visite al suo interno sono possibili previa programmazione, concedendosi la possibilità di rispettosamente porre passi in un luogo ardentemente vigilato allo scopo di serbarne l’integrità, scongiurandone ulteriori perdite per mano dell’uomo .

Vari sono i sentieri da intraprendere, come La Confluencia, per arrivare alla sorgente del torrente Nonguén; Los Copihues, per transitare nella foresta nativa; Lo Rojas, per risalire ad altezze panoramiche; Los Ovillos, così detto perché precede il passaggio in una boscaglia di ulivi, infine il sentiero più lungo, Los Canelos, in marcia nel cuore della riserva.

Libera è la scelta di percorrerli a piedi, in bicicletta, in auto o con veicoli a disposizione sul posto quali taxi o minibus, con un mezzo o con l’altro lasciandosi affascinare dalle meraviglie tutt’intorno ma facendo assoluta attenzione a non infrangere minimamente il sacrosanto regolamento previsto, a tutela del luogo.
 
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Monumento storico ed esempio di architettura moderna è il Mercado Central, innalzato nel 1940 in ambito del progetto di ricostruzione all’indomani del terremoto di Chillán del ’39, per ospitare una molteplice proposta di negozi di varia tipologia, distribuiti su 3600 metri quadri all’interno di una struttura dall’aspetto di un’aviorimessa, ideata dall’architetto Ricardo Müller Hess (1887-1943) e dal collega ungherese Tibor Weiner Hirschfeld (1906-1965), purtroppo privata del 60% dei suoi spazi da un terribile incendio risalente al 2013.

L’arrivo in Cile da parte di Weiner scaturì dalla necessità di fuggire alla furia nazista, varcando onde sulla nave che il poeta, diplomatico ed ex senatore cileno Pablo Neruda (1904-1973), nato Ricardo Eliécer Neftalí Reyes Basoalto, aveva predisposto per i rifugiati della guerra civile spagnola, libero dunque di continuare nella pratica delle sue progettualità, Weiner iniziò dunque ad ideare il Mercado Central secondo suo personalissimo e radicato assioma in linea al quale ogni edificio andrebbe concepito per assecondarne l’accesso ad ogni individuo, trasversalmente a tutti i ceti sociali, innalzando una struttura su sapienti conoscenze professionali parallelamente a sani principi civili di fondo.

Sulla fine del ventesimo secolo per il Mercado Central inizio un lento degrado a cui si sommarono diverse vicende giudiziarie, tuttavia rimanendo un’importante parte di storia del paese da visitare in tutta leggerezza e curiosità, cogliendone le potenzialità rimaste, oltre ad ammirarne le linee semplici e pulite, sugli interni illuminati da una finestra di cinquanta metri posta sulla facciata e un tetto ricurvo, originariamente in rame, sotto cui una navata centrale affianca le sue metrature a due grandi spazi laterali, resilienti nell’alloggiare le attività rimaste.

A affiancare l’epiteto Perla del Bío Bío, due sono gli ulteriori appellativi attribuiti a Concepción, ovverosia Città universitaria e Culla del rock cileno: la prima apposizione è ovviamente riferibile all’elevato numero di università all’interno dell’agglomerato urbano e ad istituti formativi in generale; la seconda richiama gli esordi d’innumerevoli band rock avvenute nella cittadina.
 

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Rock en Conce

 
Ad allietar udito e spirito vi sono infatti locali a proposta musicale sparsi ovunque e sui passati vissuti rock dei penquisti, un festival di genere, il Rock en Conce, sta prendendo piede in annuale edizione, solitamente alle fine dell’estate, dove sono previste esibizioni di vari musicisti, sia celebri che emergenti, nel Parque Bicentenario de Concepción, sito in prossimità di Plaza Espana, dove non è solo la musica a colpire l’animo, ma inaugurato ad ottobre 2014, anche il Memoriale de Detenidos Desaparecidos y Ejecutados Políticos, eco dei cuori delle persone inghiottite dal nulla durante la tirannia impostasi dal 1973 al 1990 ed unito alle otto colonne di 23 metri del Memorial 27F che dal Parque Costanera, dal 2013 si stagliano in ricordo, ciascuna recandone all’interno i nomi e la provenienza, delle quasi seicento vittime del sisma di magnitudo momento 8.8 verificatosi il 27 febbraio 2010, tristemente evocando il Grande Terremoto del Cile avvenuto il 22 maggio 1960 e con una MMS di 9.5, il più potente mai registrato nella storia ed impresso nel poema, anch’esso posto nelle torri, Puerto Montt Est Temblando della poetessa, cantautrice ed etnomusicologa Violeta Parra, sublime icona della cultura popolare sudamericana che a Concepción visse compiendo ricerche per l’Università e sostenendo la realizzazione del Museo Nacional del Arte Folclórico.
 
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Memoriale de Detenidos Desaparecidos y Ejecutados Políticos

 
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Memorial 27F

 
Concepción è pianificazione urbanistica, forza commerciale, sorgiva culturale e bellezza paesaggistica, ma anche ardente e dolorosa falda arroccata sul dolore d’un intero paese in cui poeti e cantanti divennero strumento di denuncia e sostegno in un periodo storico in cui l’America Latina pullulava di martiri assassinati dal potere politico.

La potente eredità di un viaggio esplode forse anche in questo, nel saper cogliere luci ed ombre d’ogni terra e farle proprie, colmando forzieri interiori di vicende passate, spesso filtrate da note o rime di scrittori e musicisti cileni in perseverante fede alla verità, in canto sul mondo come pizzico di corde sincero ed autentico.