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Budapest, storia e attrazioni della Perla del Danubio

 
Affascinante capitale dell’Ungheria, nonché fra le destinazioni di viaggio più attraenti ed economiche in territorio europeo, Budapest è seducente gioiello adagiato sul Danubio, metropoli sospesa in un’atmosfera d’Oriente e Occidente la cui eredità storica e culturale si lascia scoprire nella ricchezza d’arte architettonica, edifici sacri, musei, locali tradizionali, offrendo al contempo diletto di numerosi eventi, la meraviglia di suggestivi panorami, contatto con la natura attraverso escursioni fluviali e camminate nel Városliget, uno dei primi parchi pubblici al mondo o nel maggiormente esteso Népligeté.
 

Budapest: Viaggio nella capitale ungherese, la Perla del Danubio sospesa tra Oriente e Occidente il cui patrimonio storico e culturale si lascia scoprire in meraviglioso dedalo di arte e natura • Terzo Pianeta (https//terzopianeta.info)
Városliget ©Civertan, CC BY-SA 4.0

 

Budapest: storia della Perla del Danubio

Per antonomasia a richiamar le antiche origini di Budapest è la scenografica Piazza degli Eroi (Hősök tere), la quale, situata nell’esclusiva e principale arteria Anrássy ut, è con essa annoverata nel Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO e custode del Monumento del Millenario (Millenniumi Ünnepségre), costruito nel 1896 per commemorare gli eroi fondatori, le sette tribù magiare la cui confederazione, appunto avvenuta nell’896 a.C. sotto la guida del potente Árpád d’Ungheria, permise la vittoria sui coloni romani.
 

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Piazza degli Eroi ©Paul Mannix, CC BY 2.0

 
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Statua di Árpad d’Ungheria
al centro della base del monumento di Piazza degli Eroi
©Troyberg CC BY-SA 4.0

 
La nascita ufficiale di Budapest risale al 1873, dall’unione delle città di Buda e Óbuda, entrambe ubicate sulla riva sinistra del Danubio, con il centro di Pest, invece sito nella zona pianeggiante sulla sponda destra; nel 1950, l’aggregarsi di alcuni centri attigui ha dato origine all’agglomerato della Grande Ungheria.

Óbuda, attualmente quartiere Óbuda-Békásmegyer (distretto III), rappresenta il volto più antico del trittico, resti archeologici testimoniano insediamenti permanenti già dal Neolitico, terzo periodo dell’Età della pietra, tuttavia s’impresse nella memoria quando la tribù celtica degli Eravisci, conseguentemente l’occupazione dell’odierna Ungheria realizzata da tali popoli nel corso del I millennio a.C., stanziò sul territorio ed ispirati dalla presenza di sorgenti termali lo battezzò Akink (Acqua Abbondante); denominazione latinizzata in Aquincum allorché al termine del I secolo a.C., fu conquistata dai Romani e la fortezza legionaria omonima, sorta per contrastare sarmati e germanici, venne fondata dagli stessi durante le guerre suebo-sarmatiche dell’imperatore Dominiziano, verificatesi tra l’89 ed il 97 in Pannonia, la remota regione racchiusa tra i fiumi Sava e Danubio, espugnata e resa provincia romana nel 35 a.C., includendo l’occidente ungherese, l’attuale Land austriaco Burgenland, aree della Slovenia e la Croazia settentrionale, un dominio di cui Aquincum diventò capoluogo della parte inferiore, lasciando quella superiore a Carnuntum.

La resistenza alle oppressioni barbariche si protrasse e resistette, sotto varie dinastie romane, fino al 433, anno in cui le armate degli Unni di Attila ebbero la meglio, occupando l’intera Pannonia.

Nei decenni seguenti la liberazione ad opera delle sette tribù magiare, nell’anno 1000, con l’incoronazione di Stefano I, sorse il Regno d’Ungheria, del quale conservò sovranità per trentotto anni, sin al termine dei suoi giorni, distinguendosi per la conquista della Bulgaria nel 1003, alleato dell’imperatore Basilio di Bisanzio; l’occupazione di Spalato e Traù in appoggio al re croato Cressimiro III; il respingimento degli eserciti di Corrado il Salico nel 1030 e non ultimo, per aver istituito la Chiesa, sostenuto la costruzione di abbazie e favorito la conversione dei sudditi. Alla morte, notizia di guarigioni miracolose avvenute in prossimità della sua tomba cominciarono a levarsi e nel 1083, a motivo dei meriti religiosi acquistati in vita, Papa Gregorio VII ne ordinò la canonizzazione e nel 2000, anche la Chiesa ortodossa lo proclamò santo, mai accaduto dallo scisma della delle due confessioni.

Buda nacque nel 14 a.C. come colonia romana, divenendo capitale del regno, ma nefasto destino ne volle la distruzione, con conseguente morte di circa un terzo della popolazione quando, nel 1241, fu occupata e devastata dai Mongoli, ricostruzione della cui città avvenne, di fronte ad Óbuda, sotto le redini del sovrano Béla IV d’Ungheria, dinastia Árpád, in carica dal 1235 al 1270 in uno dei periodi più neri della storia ungherese; sulla riva opposta del Danubio sorse invece Pest.

Alla restaurazione iniziata da Béla IV, seguì un periodo d’immensa grandiosità grazie al governante Mathias Corvino, anche detto “Mattia il giusto”, colui che, incoronato sovrano nel 1458, condusse il paese verso un’epoca d’indiscussa e fiorente floridezza fino al 1490, anno della sua morte dopo la quale il regno iniziò lentamente ad indebolirsi.

Poco meno di un quarantennio a seguire infatti, nel 1526 la città di Pest subì dominio turco nella sconfitta della battaglia di Mohács, nella quale le truppe ottomane, capitanate dal sultano Solimano il Magnifico, ebbero la meglio sull’esercito ungherese e quindici anni dopo, nel 1541, medesima sorte toccò a Buda; dominio turco rimase fintantoché, respinto l’assedio delle truppe imperiali cristiane nel 1684, solo due anni dopo, causa il progressivo indebolimento dell’Impero Ottomano e la contemporanea pressione asburgica, le due città passarono nelle mani degli austriaci ed il periodo che ne derivò fu caratterizzato da una decisa impronta restauratrice ad opera degli Asburgo, in ambito architettonico edificante strutture abitative, clericali e di collegamento, come fu quella delle grandi costruzioni, come ad esempio il primo ponte sul Danubio, il cosiddetto Ponte delle Catene, a tutt’oggi ampiamente visitato con interesse.

La liberazione dell’Ungheria dall’egemonia turca non corrispose tuttavia ad una piena libertà, rimanendo la stessa dipendente dall’Impero Austriaco, motivo per cui, cavalcando la spinta della Primavera dei popoli, ondata rivoluzionaria del 1848 contro i regimi assolutisti, gli ungheresi, guidati dal liberale Lajos Kossuth, insorsero contro in una rivoluzione che si sarebbe protratta per 17 mesi, dal marzo del 1848 all’agosto del 1849, soggiogata sanguinosamente dagli austriaci.

A mitigare le successive e persistenti contrapposizioni, tregua fra la monarchia asburgica e la nobiltà ungherese venne resa effettiva nel Compromesso Austro-Ungarico (Ausgleich), riforma costituzionale, promulgata nel 1867 dall’imperatore d’Austria e Re Apostolico d’Ungheria Francesco Giuseppe I, in seguito al quale il territorio ungherese sarebbe da lì in poi stato con due capitali ed in condizioni di parità monarchico-politica rispetto all’Austria, con sopraggiunto potere che originò in Pest celere aumento demografico risultando, fra l’XVIII ed il XIX secolo, la città con il più alto tasso di crescita, con conseguente sviluppo industriale ed infrastrutturale.

Solamente sette anni più tardi rispetto all’Ausgleich, Óbuda, Buda e Pest furono riunite sotto la città di Budapest, metropoli in ampio e decisivo sviluppo, tuttavia rallentata dall’ingente perdita di vite umane, oltre che di una parte del proprio territorio, a causa del primo conflitto mondiale, scontro bellico che ciononostante lasciò strascico positivo nel Trattato di Saint-Germain-En-Laye, apponendo firma al quale, nel 1919, l’Austria s’astenne dai diritti della monarchia divenendo pertanto, la stessa e l’Ungheria, due nazioni differenti.

In seguito alla dissoluzione dell’Impero austro-ungarico fu poi il Trattato di Trianon a stabilire le sorti del regno ungherese; con il suddetto trattato di pace, firmato nel 1920, le potenze vincitrici del primo conflitto mondiale ne ridimensionarono drasticamente il territorio, una delle ragioni per le quali l’Ungheria avrebbe preso parte alla seconda guerra mondiale, decisa al recupero delle proprie terre, subendo al contrario ulteriori perdite e venendo in seguito repressa sotto successivo regime comunista, oltre al fatto che occupazione ed effetti dell’Olocausto già avevano condotto il paese in piena devastazione.

Lieve, seppur provvisorio allentamento del regime sovietico seguì alla morte di Stalin, avvenuta nel 1953, tre anni dopo la quale gli ungheresi, esausti di sopraffazioni, tentarono nuova rivoluzione, immediatamente soffocata dall’esercito sulla scia del tentativo del primo ministro ungherese Imre Nagy di uscire dal Patto di Varsavia ed aprire il paese all’Occidente; condannato, imprigionato e giustiziato nel 1958, il riformatore Nagy, colonna portante del Partito dei Lavoratori Ungheresi, verrà riabilitato solamente nel 1989, con funerali di stato e considerato eroe nazionale.

All’Ungheria non resterà che adeguarsi al nuovo regime di stampo comunista alla cui guida fu il politico ungherese János Kádar, inizialmente adottante una dittatura estremamente oppressiva, in seguito allentando pressione ed aprendo all’Occidente, nonché mantenendo una linea sempre più democratica, fino alla proclamazione, tanto agognata dal popolo, della repubblica, nel 23 ottobre del 1989, giorno dell’anniversario della rivolta del 1956.

Prima d’offrirsi meravigliosa allo sguardo del mondo per come si presenta tutt’oggi, l’Ungheria, nella primavera successiva alla nascita della repubblica, poté godere delle sue prime elezioni libere, divenire paese membro della NATO nel 1999 e dell’Unione Europea nel 2004 ed esplodendo intimo orgoglio nel proprio petto, pulsante fiero sulle precedenti ferite.

Budapest è la più bella città del Danubio; una sapiente auto-messinscena, come Vienna, ma con una robusta sostanza e una vitalità sconosciute alla rivale austriaca. Budapest dà la sensazione fisica della capitale, con una signorilità e un’imponenza da città protagonista della storia.
Claudio Magris

 

I parchi, la natura e le terme

Per gli amanti di vedute panoramiche, la vista dello splendore cittadino da relativamente alte quote è concesso dalla Gellért Hegy, collina il cui nome deriva dalla leggenda sul martirio di San Gerardo, il vescovo che si narra fosse stato inserito in una botte e poi gettato dalla cima della collina, dagli aderenti alla ribellione pagana del 1046; dai suoi 235 mt affacciati sul Danubio, ricca di rigogliosa vegetazione, si può avvolgere in unico sguardo l’intera città.

Medesima sensazione d’avvolgersi nel fascino della flora, si può sperimentare visitando il Füvészkert, l’Orto Botanico di Budapest, con annesso zoo municipale, struttura, fondata nel 1770, nella quale dunque unire la meraviglia di numerose specie animali, all’incantevole varietà floreale, delizia di colori e profumi; antica perla fitologica d’Ungheria, nella quale circa 7000 sono le varietà di piante visionabili, piante esotiche di varia tipologia, palme, aiuole fiorite, peonie, orchidee, un arborato, bonsai, bambù, cactus, piante carnivore e centinaia d’altre specie vegetali disposte su una rilassante superficie della misura di tre ettari.

Di simile attinenza è il Filozófiai kert, «Giardino dei Filosofi», ammaliante e piccola spianata, contenuta fra le strade Sánc utca, Orom utca e Hegyalja út, avidamente custode di fascinose statue rappresentanti gli uomini il cui pensiero ha lasciato positivo ed indelebile segno sul mondo, in richiamo a differenti religioni, filosofie, nella proposta di una visita alternativa durante la quale abbandonarsi ad emozioni mistiche, cullandosi fra antichità e architettura, gustando il sapore del passato tra la riflessione suscitata dai grandi pensatori e la gentilezza degli spazi verdi dai quali lasciarsi cullare i sensi.

Ulteriore appuntamento con la natura è offerto dalle Pál-völgyi-barlang, le celebri grotte originatesi da sorgenti termali, delle cui 200 scoperte sotto le colline di Buda, solamente tre sono visionabili dal pubblico, necessariamente in compagnia di una guida che sappia condurre i partecipanti al tour in maniera accurata fra gli stretti passaggi rocciosi; nel tragitto, immerso fra stalattiti e stalagmiti, brillanti depositi di cristalli, fossili di ricci di mare nel soffitto ed una vasta quantità di ruscelli il percorso si rende colmo di suggestione, con la possibilità d’incontrare la minuscola fauna che ne popola l’oscurità, fra cui, chiaramente, i pipistrelli.
 

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Orto Botanico

 
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Orto Botanico ©Koszecz, Pixbay License

 
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Zoo ©Wei-TeWong, CC BY-SA 2.0

 
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Zoo ©Anerma, Pixabay License

 
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Capibara ©Ivanhoe, CC BY-SA 3.0

 
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Marmotta dalla coda nera ©Aida, GFDL, CC BY-SA 3.0

 
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Rinoceronte Bianco ©Ivanhoe, CC BY-SA 3.0

 
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Panda Minore

 
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Scimmia di Barberia, ©Ivanhoe, CC BY-SA 3.0

 
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Pál-völgyi-barlang ©Christo, CC BY-SA 4.0

 
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Pál-völgyi-barlang ©Szenti Tamás, CC BY-SA 3.0

 
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Pál-völgyi-barlang ©Szenti Tamás, CC BY-SA 3.0

 
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Giardino dei Filosofi
(sx: Akhenaton, Gesù, Buddha, Lao Tse, Abramo
dx: Gandhi, Bodhidharma, San Francesco di Assisi)
©Gothika, CC BY-SA 3.0

 
Sperimentarsi in un avventuroso solcar di fiume è possibile nelle vicinanze del Parlamento di Budapest (Országház), dove noleggiando delle barche di modeste dimensioni si può attraversare quasi tutta la capitale, diversamente partecipando a delle crociere guidate che permettano di percorre il lunghissimo fiume che, nascente in Baviera, scorre le sue acque per quasi 3000 km fino ad abbandonarsi in liberatorio sfociare nel Mar Nero. Scegliere di visitare Budapest dal Danubio consente una visione alternativa dei suoi monumenti e delle sue attrazioni, personalizzando la scelta fra percorsi brevi che restino all’interno dei confini oppure abbandonarsi a lunghi itinerari che prevedano il passaggio in più stati, alternando il piacere fra la visita di differenti città e le proposte a bordo, fra le quali rinfrescanti piscine, rilassanti spa e sopraffini ristoranti a delizia d’ogni palato.

“Perla del Danubio”, Budapest offre generosa abbondanza di sorgenti termali con temperature oscillanti fra i 20 ed i quasi 80 gradi, vere oasi naturali all’interno delle quali ricreare stabilimenti deputati al completo rilassamento psicofisico degli ospiti. Fra le tante, primo posto sul podio spetta allo storico bagno Széchenyi, uno dei più vasti d’Europa, con possibilità di vasche all’aperto che, per le altissime temperature delle acque, si possono godere anche nel periodo invernale. Le terme Gellért s’offrono invece alla propria clientela nell’esplosione della loro architettura, sapientemente arricchita da vetrate colorate, mosaici in ceramica e statue in marmo a decorarne la location, con parco annesso e un hotel di lusso per i clienti più esigenti.
 

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Terme Széchenyi ©Marc Ryckaert, CC BY-SA 3.0

 
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Terme Széchenyi

 
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Terme Gellért, CC0

 
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Terme Gellért

 
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Terme Gellért ©Roberto Vent

 

Architettonicamente Budapest è un tesoro. Qui ci sono edifici in stile barocco, neoclassico, eclettico e art nouveau in abbondanza. Nel complesso, però, di Budapest emerge il carattere fin-de-siècle. È stato allora, nel suo periodo d’oro, che ha visto la luce gran parte di quello che si vede ora.
Steve Fallon

 

I monumenti e le attrattive di Budapest

Architettura d’indubbio interesse, il già citato ed emblema della città, Parlamento di Budapest, edificato tra il 1884 e il 1902 sulle rive del Danubio è sede dell’Assemblea nazionale ungherese; di stampo neogotico, con integrazione di differenti stili architettonici integrati in un secondo tempo, il suo aspetto è imponente e sfarzoso, immagine resa ancora più spettacolare da suo riflettersi nelle acque del fiume.

Complesso con una decina di cortili e qualcosa come 30 ingressi, al suo interno, oltre alla seconda biblioteca d’Ungheria per vastità, nella “sala della cupola” sono custodite quelle che furono le insegne imperiali di Stefano I, ossia la corona, lo scettro, il globo e la spada; contesto artistico è dedicato alla fine maestria del mosaicista ungherese Miksa Róth (1865-1944), nella proposta delle sue opere in vetro dalle innumerevoli sfumature cromatiche, testimoni del talento, ereditato dal padre, con il quale svolse una fra le tante commissioni lui affidategli.

Dirimpetto al Parlamento sorge il Budavári Palota, lo storico Castello di Buda (patrimonio dell’UNESCO dal 1987), che fu soggiorno dei regnanti ungheresi, edificato sul lato meridionale della collina e di tipico stile barocco, in linea alle costruzioni del XIX secolo; detto anche “Palazzo Reale”, e raggiungibile tramite funicolare o più caratteristici percorsi montani, quella che fu antica fortezza medievale oggi è sontuoso palazzo accogliente numerose attrattive, fra le quali il Museo Storico di Budapest, la Galleria Nazionale Ungherese e la Biblioteca Széchenyi, la più importante del Paese.
 

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Parlamento ©Jason Blackeye

 
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Parlamento ©Alex Block

 
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Parlamento, Cupola ©Zairon, CC BY-SA 3.0

 
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Parlamento
Corona, lo scettro, il globo e la spada di Stefano I
©CSvBibra, CC BY-SA 3.0

 
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Castello di Buda ©Cristian Bortes

 
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Libreria Széchényi ©Tamás Mészöly, CC BY-SA 3.0

 
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Galleria Nazionale, ©Andrew Bossi, CC BY-SA 2.5

 
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Museo Nazionale

 
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Museo Nazionale, Interni

 
Il Castello di Buda è simbolico monumento imprescindibile dal Ponte delle Catene (Széchenyi Lánchíd), con il quale viene a formarsi una sorta d’unione in un complesso monumentale che rappresenta in toto la città, essendo che dal ponte, il più antico e noto del Paese, in modo particolare al calar della sera, è possibile osservare il castello illuminato. Sospeso a collegamento delle due parti della capitale, precedentemente ad esclusiva fluviale, venne inaugurato il 20 novembre 1849, a seguito di una costruzione — eseguita su desiderio del conte, politico e scrittore István Széchenyi (1791-1860) — durata un ventennio. L’attuale ponte, essendo l’originale saltato sotto i bombardamenti bellici, è fedele riproduzione, con una campata centrale che, con i suoi oltre 200 metri di lunghezza, sorretti da due piloni, in origine fu tra i maggiori a livello mondiale.

Costruito fra il 1895 ed il 1902, di stile neogotico e neoromanico è invece il Bastione dei Pescatori (Halászbástya), collocato sulla riva del Danubio e le cui sette torri sono a rappresentanza delle tribù magiare; il suo nome deriva dalla corporazione di pescatori ai quali, in epoca medievale, era stato affidato compito di difesa dalle mura al cui interno, oltre al panorama concesso dal colle, si può vedere la statua di Stefano I d’Ungheria a cavallo.
 

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Ponte delle Catene e Basilica di Santo Stefano ©Dan Freeman

 
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Budapest, Bastione dei Pescatori ©Gerry Labrijn

 
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Bastione dei Pescatori, Stefano I ©Yanny Mishchuk

 
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Veduta del Parlamento dal Bastione dei Pescatori ©DalePike

Nei pressi del Bastione, in piazza della Santa Trinità (Szentháromság tér), vi è il santuario progettato dall’architetto Frigyes Schulek (1841-1919), maggiormente rinomato di Budapest e popolarmente chiamato Chiesa di Mattia (Mátyás-templom), benché sia in onore della Madonna e risponda al nome di Nostra Signora Assunta della Collina del Castello (Nagyboldogasszony-templom). In stile neogotico è scrigno di preziosi dipinti, affreschi e ritratti, suddivisi fra tre navate; sorta fra il 1255 ed il 1269 su volere del re Béla IV d’Ungheria, nel 1541, sotto il dominio turco, venne utilizzata come moschea per poi ritornare fra le mani dei gesuiti. Il sovrano ungherese Mathias Corvino vi contrasse matrimonio per ben due volte.

Mura similmente custodi d’arte e spiritualità, decorate internamente da numerosi scultori con una cinquantina di tipologie marmoree differenti, sono quelle della Basilica di Santo Stefano (Szent István-Bazilika), maestoso edificio, alto 96 mt, situato in pieno cuore cittadino, terza chiesa più grande del paese oltre che uno dei due edifici d’altezza massima di tutta l’Ungheria; nonostante inizialmente dovesse venire dedicata a San Leopoldo, fu poi intitolata al primo re d’Ungheria, di cui si narra che la mano destra sia custodita nel reliquiario.
 

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Chiesa di Mattia ©Paolo Villa, CC BY-SA 4.0

 
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Chiesa di Mattia ©Daniel Horvath

 
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Chiesa di Mattia, Altare ©D4m1en, CC BY-SA 3.0

 
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Chiesa di Mattia, Pulpito ©Arthur T. LaBar, CC BY-NC 2.0

 
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Basilica di Santo Stefano ©Karim Manjra

 
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Basilica di Santo Stefano ©Marco Meyer

 
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Basilica di Santo Stefano ©Francesco Pradella, CCBY-ND 2.0

 
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Basilica di Santo Stefano ©Alpha350, CC BY 2.0

 
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Chiesa di Mattia e Bastione dei Pescatori ©ArianZwegers, CC BY 2.0

 
Direzionare i propri intenti di viaggio verso terra ungherese, rappresenta scelta che sotto uno stesso cielo offre appagamento di conoscenza e spirito, allo stesso tempo rigenerando corpo e mente nell’acqua gentilmente donata dalle profondità della terra, senza mancare di condurre il palato a nuove esperienze, magari concludendo la serata in via Pál, quel ciottolato, a pochi passi dall’Orto Botanico che la penna dello scrittore, giornalista e drammaturgo Ferenc Molnár (1878-1952) immaginò quartier generale delle “Camicie Rosse”, capeggiate da Franco Ats, quando, nel 1906, diede vita a due gruppi di ragazzi che, nella Budapest di fine Ottocento, si sfidarono alla conquista d’uno spazio verde nel quale abbandonarsi al gioco del calcio.

Budapest: Viaggio nella capitale ungherese, la Perla del Danubio sospesa tra Oriente e Occidente il cui patrimonio storico e culturale si lascia scoprire in meraviglioso dedalo di arte e natura • Terzo Pianeta (https//terzopianeta.info)

«Sull’isola le Camice Rosse si guardavano imbarazzate. Feri Ats in mezzo alla radura si guardava la punta dei piedi. Géreb gli si avvicinò pallido come un morto balbettando: “Ascoltami… ti prego…” Ma Feri Ats si girò dall’altra parte. Allora Géreb andò verso i ragazzi che erano rimasti impalati come delle statue di sale e si arrestò di fronte al maggiore dei Pàsztor: “Ascoltami… ti prego…” ripeté. Ma Pàsztor seguì l’esempio del capo: anche lui gli voltò le spalle. Géreb era rimasto sconcertato e non sapeva che fare. Alla fine disse con un nodo in gola: “Mi sembra di capire che devo andarmene…” Nessuna risposta. E così anche lui se ne andò per la stessa strada per la quale si era allontanato Nemecsek. Ma nessuno gli fece il present’arm. Le sentinelle si appoggiarono alla balaustra del ponte e guardarono distrattamente in direzione dell’acqua. I passi di Géreb risuonarono nel silenzio profondo dell’Orto Botanico». (da I ragazzi della via Pál, pag. 91)
 

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Statue de I ragazzi delle via Pál

 

Johann Strauss: Sul bel Danubio blu