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“Una vita”, di Antonio Asmodeo

Al porto di Tangeri, ©Antonio Asmodeo

 
 

Una vita

di Antonio Asmodeo

 

La mia vita, la tua vita, quante vite!
Inosservate o illuminate,
silenti o burrascose.
Noiose o interessanti.
Quante ne sono passate
e quante ne passeranno.
Un caleidoscopio di vite
che mutano e ruotando
cambiano colore, ad ogni giro di lancetta!
Ci sono vite che passano in sordina
come un topo che si tira avanti,
in una vecchia latrina.
E ci sono le vite sedute,
come albatri sgraziati
su barche altrui.
Ci sono vite che non vivono, ma si lasciano vivere!
e vite che inseguono la libertà come un battello ebbro:
ma senza direzione, è la corrente che guida!

Ci sono vite che passano inosservate nei libri di storia
e ci sono vite raccontate dalla storia.
Ci sono vite che si specchiano, in parti diseguali,
come una stoffa ricamata
della quale ciascuno,
nella prima metà dell’esistenza,
può osservare il dritto
e nella seconda il rovescio:
quest’ultimo non è così bello ma più istruttivo,
perché rende l’intreccio della trama.

Ci sono vite così piene che è a loro precluso vivere.
E si chiedono storditi così sia questo resistere.
Ci sono vite meravigliose perché raccontate in modo egregio!
E vite taciute per mancanza di stile.
Nonostante il silenzio è pur sempre una vita originale
e comunque sia, è unica. Irripetibile.
Come le “Effimere” gli “Antechini” “I fuchi”.
Unica come la prima e ultima volta del salmone
alla fine del suo viaggio “À rebours”!
Nessuno la vivrà mai più! È esclusiva.
La tua vita non dev’essere bella o brutta
Perché non deve illuderti o conquistarti
è già tua,
e forse è la più bella delle vite a cui potevi aspirare,
è quella che scriviamo sul libro della nostra esistenza personale,
come un tatuaggio impregnato di cellule
fatto di pigmenti fragili ma intensi,
che tirano avanti senza luci della ribalta
nel vecchio sgabuzzino di una stanza qualunque
ai margini della gloria!