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“Strappi”, poesia di Antonio Asmodeo

 
 

Strappi

di Antonio Asmodeo

 

È bello ricevere attenzioni.
Anche io le ricevo,
quando penso al mio sarto.
Il solo umano dotato di Empatia.
Mi ha sempre preso le misure
con l’attenzione di un amanuense
Oh, sapesse il mio sarto!
Mi ha sempre toccato,
tutte le volte che mi ha visto.
Sfoderava per me i suoi strumenti migliori:
Dita da pianista col cuore di Chopin.
Laddove altri mantenevano sempre una misura,
aspettando che mi adattassi.
Ora però mi manca l’aria
per la camicia stretta e corta
E la giacca troppo sui fianchi,
perché Il mio sarto non c’è più.
Lui l’avrebbe notato.
Qui nessuno vede il collo avvolto
nella piccola cravatta.
Sono Qui ora
fermo nelle mie scarpe
e fuori dai miei occhi
ritto davanti a un’ombra
che ha sguardo di pastorella.
Occhi ignoranti,
che ipnotizzano e sbirciano
dai fori dei miei calzoni
e pizzicano Tutto il resto
che mi ammirano divertiti,
incapaci di mettermi un’altra toppa,
incapaci di amare come fanno i sarti.

 
 
 
 

Immagine in evidenza:
Eso Peluzzi (1894-1985), L’imbalsamatore Vittorio Sapetti, 1939
Pinacoteca civica, Savona