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“Samara (Bambino incontrato nel fango in Nepal)”, di Antonio Asmodeo

Architettura Newari, Nepal, ©Antonio Asmodeo

 
 

Samara
(Bambino incontrato nel fango in Nepal)

di Antonio Asmodeo

 

È stanco Samara di camminare ancora
la terra molle frena
e aggroviglia i piedi,
e la verità calpesta,
nei vicoli troppo ottusi e stretti
per sfuggire i clacson.
C’è un suono di campane nella mia testa
che recita un rosario sconsacrato.
Balla ancora Shiva la sua danza macabra:
ed è sete sanguinaria e orgia di follia.
Da quale madre fu partorito
questo ignobile sciacallo?
Truffatore, Demone e Astuto illusionista?
Un vento scuote le sue lacrime
e l’anima giace nell’inquietudine
travolta dal monsone,
come cumuli di poliestere,
di un’umanità scartata,
rifiuto di un aborto mancato!
Universi di sputi
bagnano la mia tristezza ora.
L’ultimo loto è secco ormai
ed è cenere di vita nella valle dei sogni,
dove l’amore crepa.
Soccombe il mio respiro
Tra le polveri e l’urina,
una coperta umida sotto il ciuffo di capelli.
E l’abisso grida,
nei tuoi occhi spenti,
neri come tisane di Lwang.
Piccoli occhi di vite prestate
gemme che scavano le mie rughe Newari
cornici intagliate di vite dilaniate.
È lontano il tempo delle verità nascoste
tutto è svelato ormai.
Non brilla la Golden Doors
ed è linfa di yak che cola indifferente.
Un passo ancora samara
un’altra vita
un altro giorno
nell’abisso silenzioso
dove il mantra tace
seppellito dal mondo
Nella fine senza ritorno!