
“Retrogusto”, lirica di Giorgia Deidda
Retrogusto
di Giorgia Deidda
Altro non sento che il vociare dei ruscelli
tra formicolii di stelle,
balugini di candida neve che si posano
rosate
su un fiume di languore.
Mi cucio sulla lingua
qualcosa che assomiglia a fiato di zucchero
e cinnamono, un retrogusto amaro.
Che cosa cerchi così pensoso?
Le separate, innumerevoli identità,
la voce estinta dentro le grida d’aiuto,
il suolo scettico, il cupo destino,
l’antichissimo impulso che rende liberi.
Tutto questo ai limiti, incollato alla lingua
come verità assoluta, nella vita che diventa vita
e rinasce in se stessa.
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