
“Poeti?”, di Antonio Asmodeo
Carl Spitzweg (1808-1885), Il povero poeta, 1839, olio su tela, Neue Pinakothek, Monaco di Baviera
Poeti?
di Antonio Asmodeo
Vedo poeti ovunque
le loro dita marciano impettite
in file d’arroganza.
Soldatini tutti uguali
con angeli e cuori
e peti di speranza.
Dita avide di pregiudizio
schiave di troppa bellezza,
incastrata a forza
in versi celati di nulla.
Se ne stanno lì Seduti,
su comode sedie
in stanze ordinate,
tra orpelli kitsch
di vecchie case ben arredate,
sospirando fieri per non so quale vittoria.
Ci sono troppe mani che cercano poesia.
Ma con parole così malate da ucciderti
cosi brutte da soffocare ogni emozione
così tossiche da finire chiunque.
E nel loro stile c’è un bisogno orrendo
di perfezione.
La loro perfezione è metallica,
come una corazza di latta.
Danzano in quella corazza,
come topi intrappolati
storditi da un frastuono martellante.
Il loro suono è crudele
come un canto ostentato
come un uccello senz’ali
come un cavallo azzoppato!
Non ho orecchie per queste sacre messe,
perché Dio non mi fece perfetto.
Sono uscito da una ferita,
insanguinato e soffocante
e nero.
Mendicante di vita
fin dal primo respiro!
Con falangi di gambero
bocca viola come cipolla
fronte cenciosa,
da cane bastonato.
La mia poesia non può essere perfetta.
Gli occhi delle donne sono perfetti.
L’udito del Tarsio è perfetto.
Il cielo sopra la mia testa calva è perfetto.
Ma tutto il resto non è “Completo”.
È umano.
Di un’umanità corrotta,
come di chi non sa negarsi,
di chi non sa tacere,
di chi continuamente ammorba la lezione,
di chi ha sempre bisogno di
tanta inutile perfezione!
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