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“Poesia”, di Giorgia Deidda

Andrew Newell Wyeth (1917-2009), Wind from the sea, 1947

 
 

Poesia

di Giorgia Deidda

 

Poesia, versi per rabbrividire e strappare il tragico dai denti.
Voglio un luogo abbandonato, sono stanca di tutto questo verde, chi è ridotto a pelle e ossa, chi ha dei chiodi nella pelle,

chi ha del sangue sulle guance, chi dei versi per le stelle,
lo scoppio è avvenuto, miliardi di particelle esangui,
è l’anemia di un universo che non trova più il suo infinito.

Il mare,

solo se in tempesta e l’erba,
solo se in rovina, rovinoso questo livido che mi macchia il biancore di una stanchezza quasi trasparente.

Ama l’estenuante battito che ti stacca l’anima dal corpo,
viaggio astrale fuori dalla tua dimensione per venirmi a cercare e respirare sul mio collo di martora.
Rimani per un po’,
sussurrami qualcosa, come quando mi tenevi la mano,
gorgoglia le onde del vascello e fammi sentire il profumo dell’acqua salmastra

il sapore salino dei venti di brezza, baciami sul collo le tue parole strane,
assaggiami
e vomitami
i tuoi silenzi.

Non andartene,
se vuoi stare con me

tu starai con me
ancora un po’.