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“Pallore”, di Giorgia Deidda

 

Pallore

di Giorgia Deidda

 

Rimanevo sola a cercare un senso alle cose della vita,
ma mi riusciva solo di cullare
il nulla tra le dita
e di vestirmi di un pallore affaticato
per riuscire a superare la giornata.
Così mi rimisi in carreggiata leggendo poesia
e facendo delle strette intarsiature qualcosa di nuovo,
senza ricordi che mi premessero addosso
la loro bruciante fatalità,
io avvolta da male e dolore, senza possibilità alcuna di uscita;
persa, verace, annichilita,
procedevo con la mia croce sulle sponde del torrente
per inseguire la benedizione
e scivolarmi addosso la mareggiata salubre,
quella che mi rendeva triste e sola,
appoggiata alla finestra, la mano sotto al mento,
a rivedere lo scorrere e il procedere delle cose,
veloci,
senza pietà alcuna.