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“La mia stanza”, poesia di Antonio Asmodeo

 
 

La mia stanza

di Antonio Asmodeo

 

Sono nella mia stanza
al numero 13 di un posto qualunque.
Seduto sul mio divano rosso,
e sono libero!
L’ultimo viaggio è un’ombra
immagini liquide sprofondano
nei miei occhi spiritati.
È lontana Tangeri
miglia e miglia lontana.
Non vedo oceani
nella mia casa,
al numero 13
di un posto qualunque!
Niente asini morenti
niente mitra spianati.
O almeno, non li distinguo.
Ci sono fucili senza ferro,
e pallottole senza polvere!
Ci sono armi nella mia casa
fatte di carta e occhi
e rumori molesti!
Non vedo spie o assassini.
In queste quattro mura
dal soffitto rosso e la cornice bianca!
Né stona il grido del Muezzin.
Nessuno canta, nella notte ancora giovane.
Dormo senza intoppi
nella mia casa
al numero 13,
immobile rifletto,
qui, nel silenzio della mia stanza.
Dov’eri finita?
Ho sperato di gravidarmi in te
Ho sognato di cullarmi in te
nella mia stanza,
nella mia casa,
al numero 13.
Lo spazio guadagnato.
Ma ti riperderò,
perché anche tu mi sopravvivrai!
Ogni luogo che ho visto e passato
Mi sopravviverà!
E anche le cose che non si romperanno
e i miei pensieri,
se non li perderanno!
Penso questo nella mia stanza
Al numero 13 di un inferno comune,
mentre sono violentato
nel giardino del mio vicino!
La stanza che mi sono guadagnato
al numero 13.
La mia stanza non è più mia.
È la stanza dei nomadi del week end
quelli che entrano e prendono posto.
È la stanza dove rombano i motori
e i tagliaerba tosano ciuffi stanchi.
Eccoli i miei Muezzin.
Suonano i cuscinetti,
le lame Strozzano gli intenti,
la preghiera si fa bestemmia
e d’improvviso il tutto si fa uno.
I ricordi si fanno memoria
e anche Tangeri alla fine
non è più così lontana!

 
 
 
 

Immagine in evidenza:
James Ensor (1860-1949), Autoritratto con maschere, 1899.
Olio su tela, 118 x 82 cm. Ménard Art Museum, Komaki, Aichi (Giappone).