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“Ho provato”, di Claudia Brugna

Vladimir Kush (1965), We Will be Together

 
 

Ho provato

di Claudia Brugna

 

Mia alba,
mio tramonto,
mia mattina,
mio pomeriggio,
mia sera e mia notte,
mio arcobaleno e mio sole,
mia goccia di pioggia e mia folata di vento,
mio secondo, ora, giorno, settimana, mese, anno…

mia vita…

ho provato,
maledettamente ho provato
a trattener parole,
frenandole dentro,
limandole e smussandole,
ma non ci riesco…

mi dispiace…

rodono dentro,
prigioniere d’uno stomaco che duole e arde,
sulle viscere da esse raschiato
come fossero carta abrasiva,
sale sulle ferite,
calcio nel ventre…

ho provato
ma tristezza mi coglie,
divengo neonata dal vagito interrotto dentro,
fanciulla a cui infiamma il sole nel petto,
adolescente ingorda di baci,
donna bramosa d’Amare…

ho provato,
a non esser ciò che sento,
mordendo il fiato,
frenando e planando il volo,
ed è come indossare un vestito non mio,
fasciarmi gli occhi e levarmi respiro,
recitare una parte non mia,
spettatrice di me stessa, mentre tenta
di studiare un copione non suo,
un ruolo a lei estraneo,
come aggrapparsi ad un canestro
e consapevolmente lasciar
che il pallone lo decentri,
che la freccia manchi il tabellone puntando il muro,
che la regina si faccia scudo dell’alfiere

per nascondersi al suo re.

Non posso, non posso, ma,
soprattutto non lo desidero,
voglio dare alle mie parole
libertà di raggiungerti,
e parlarti di me, donna
immune ad incantesimi
e colma di sentimento, maturo
che voglio continuare a provare,
voglio continuare ad Amarti,
voglio continuare a donarmi
dalle radici alle fronde,
aprendoti i miei fiori più belli
e profumati,
senza remore,
senza limiti,
senza forzati silenzi,
altrimenti non sarei tua,
ti mentirei e morirei,
appassendomi nelle tue vene.

Sicché continuerò
ad esser io, la tua,
vivendo appieno,
ascoltandomi
e a te
donandomi e al contempo
donando,
a me stessa l’ebbrezza,
dell’esistere,
dell’Amore,
dell’Amare nonostante tutto,
felice di averti parlato.