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“Giunture”, di Giorgia Deidda

 
 

Giunture

di Giorgia Deidda

 

E così siamo a casa insieme, dopo ogni cosa;
è solo il tempo che ci pesa sulle mani,
è solo il tempo, ed ha poca importanza.
Io passo il limite stupidamente;
conosco il fondo. Lo conosco con la mia grande radice:
è quello di cui tu hai paura.

Ed anche noi avevamo una catena –
mari troppo divelti per essere profondi, ed una mente
come una giuntura,
che termina e si schiude su una cosa viva
che rinasce ed affonda;
questo è il mare, dunque, questa grande sospensione.

Avvertirai un’assenza che ti crescerà accanto,
come un albero, senza più colore.
Mi fa bene
che il Cielo abbia una totale mancanza di attenzione –
e io amo la tua silenziosa tenacia
e non trovo altra faccia che la mia.