
“I gabbiani”, poesia di Antonella Delloro
I gabbiani
di Antonella Delloro
Posiamoci qui
e confondiamoci
con i passi degli uomini.
Tanto grande
è l’orma,
tanto pesante che quasi sprofonda.
Com’è strano camminare
e non volare.
Povere creature,
avvinte dalla gravità terrestre,
insidiate dai marosi
che noi sorvoliamo leggiadri,
feriti ai piedi da sassi acuminati
e roventi stelle precipitate
nel tormento dei desideri.
Guarda come avanzano soli,
guarda la mestizia di certi passi,
distanti
esitanti
impauriti
smarriti
che terminano sulla battigia.
Guarda gli amori
quanto poco camminano insieme.
Mentre noi sorvoliamo l’acqua
cantando e danzando,
loro quasi inciampano nell’onda
e alcuni,
inesorabilmente annegano
per non saper restare diritti,
in piedi.
Vieni, mischiamoci ai loro passi,
misuriamo con i nostri voli
le infinite miglia che percorrono
per saziare la propria fame e placare la sete,
e il bisogno di andare,
di trovare riparo,
quando a noi un solo balzo basta
per acciuffare un tenero pesce,
cibandoci di semplici cose,
un solo volo
per rifugiarci dentro una fenditura di roccia.
Non si contano più le lacrime
che i loro occhi hanno pianto
e piangono ancora
e quelle ricacciate indietro nel cuore,
non viste come le nostre,
quando si mescolano al mare.
Chi lo sa se mai hanno pensato di noi,
“chissà se piangono i gabbiani”.
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