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“Bhaktapur”, composizione del poeta Antonio Asmodeo

 
 

Bhaktapur

di Antonio Asmodeo

 

Ci sono passi interrotti
nel selciato stanco.
Immagini capovolte,
su Griglie circolari,
dove nodi si inceppano,
per un altro giro ancora.
Wille e Brahman,
Volontà e Samsara,
Redenzione e Moksa.
Assonanze e strane allusioni avverto,
Déjà-vu davanti al televisore incerto!
Sono scintille.
Interruttori empatici,
Che compressi s’avviluppano.
Pixel di un’esistenza frammentata
Rimembranze neoimpressioniste,
Ingarbugliate!
Puntini di Seraut
ricomposti a tono.
E brillano e scoccano
avvolti da Sai,
le retiniche illusioni
di Cromatiche esistenze,
Spente e riaccese da mani mozzate.
Troppo lebbrose per sostenere
I feretri di bambù,
dove in attesa dell’ennesimo barbecue
la Volontà crepa!
Uno la mattina
Zero la sera
Codice binario o voluttà?
Sotterfugio!
Dove giace il velo di Maja,
e Soccombe al Noumeno:
un “Fenomeno” da baraccone
in balia di un vecchio serpentone.
È uno schermo cangiante
Questa valle
Dove piccoli elementi
Brillano.
Frame che si ripetono
Nell’eterno ritorno
Fluidi intrappolati
nell’onda del Bagmati.
Dov’è l’alba del Tramonto atteso?
lo schermo nero del mai nato?
Troppo affamato lo spettatore
e senza palpebre Budhanath.
Stanco di vagare
Abbandono la darshana
mi accascio e aspetto.
Assisto inerme e divertito
ad un teatro improvvisato.
Sulla piazza scura un vecchio testo:
in scena Shiva, i suoi fratelli
e un Linga per fardello.
Vanità e virilità,
che coita e schizza,
zampilli d’umanità.
Poche lacrime d’ empatia
tra la folla imbestialita
che fa festa,
poi uno sputo m’arriva in testa.
“Lacrime da Mala” o schizzo di pavone?
Probabile rugiada di monsone.
Una menzogna ancora
un altro giro
e mentre contraggo il respiro,
Sillabe surreali intravedo:
Om mani padme um
Sgorga tra le mie viscere ancora,
un’altra goccia di rum!

 
 
 
 

Immagine di copertina:
Donna nepalese, ©Emanuele