“Come un asino che non tira più”, di Antonio Asmodeo

Matthias Grünewald (ca.1480-1528), Altare di Isenheim (dettaglio), 1512-1516
Olio e tempera su tavola (Tiglio)
Unterlinden Museum, Colmar

 
 

Come un asino che non tira più

di Antonio Asmodeo

 

Come un asino che non tira più.
Ho fatto più viaggi di un asino sardo.
Su e giù, con in groppa un peso
fatto di mille facce perse,
e altrettante ritrovate.
Per il solo gusto di poter dire
“l’ho conosciuto”.
Ma non puoi sapere quanto durerà
E non puoi sapere quanto tempo passerà
prima ancora di rivederlo.
Di incrociare lo stesso muso che ti ha voltato le spalle.
Mentre come un asino vai,
su e giù,
dicendoti “ehi quello lì lo conosco”.
Una frase che non sa di niente
una frase vanitosa
che sa di fallimento.
E poi null’altro che mani alzate
mani strette
mani al collo
sorrisi e pensieri estranei,
per dire ancora di esserci
mentre vai,
come un asino di Ortueri
sulla tua salita;
mentre ti spingono
mentre ti tirano
dai piedi consumati come
le scarpe di Celine.
Sono in viaggio da sempre
Girando in tondo come un vecchio ubriaco
come un bambino felice
a volte come un evaso impaurito.
Come qualche anno fa
in un vecchio taxi giallo
con Said alla guida
e una strada sferrata di coloro rosso,
piena di contadini
coi loro sacchi di cipolle
sotto un sole disegnato dalla morte
e la brezza incazzata dell’oceano.
E Mentre le colline correvano
da un rozzo sportello senza maniglia,
ho incontrato un vecchio asino morto.
Abbandonato sulla strada
dopo migliaia di chilometri
Spinto
Tirato
Con la schiena a pezzi.
Si è fermato di colpo.
stramazzando a terra.
Sono io quell’asino morente
Siamo noi quell’asino
con i nostri sogni a pezzi
con le speranze lacerate dalla troppa attesa.
Solo gli asini muoiono così
distesi sul fianco,
finiti,
consumati
sotto il sole che ride
come un avvoltoio luminoso.

 
 
 
 

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