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“L’amore è un egoista con ciabatte da hippie”, di Antonio Asmodeo

Pieter Brueghel il giovane (1564-1638), Parabola dei ciechi, ca. 1616

 
 

L’amore è un egoista con ciabatte da hippie

di Antonio Asmodeo

 

Ero andato a Madrid
per il mio compleanno.
Simo mi portava sempre in giro
e io non amavo starmene in giro.
Le valige erano sempre troppo pesanti
e gli ostelli sempre una sorpresa.
Non amavo le sorprese.
ma era il mio compleanno
e si doveva festeggiare.
Scesi dall’ostello di Sara,
avevo gli occhiali come Pessoa
il cappello come Hemingway
la borsa come Kerouac.
Giocavo a fare lo scrittore
mentre scendevo le vecchie scale dell’ostello
di Madrid.
Faceva un caldo cane
montai sul taxi e scappai via
verso il grande aeroporto,
un enorme imbarco dal nome difficile.
Non vedevo l’ora di tornare a casa
superai la statua grassa di Botero
e mi gettai nella grande arena.
Dove tutti guardavano i monitor
nella sala scommesse delle partenze,
con le teste alte
e i telefoni in una mano
i bagagli nell’altra
e dove si prendeva la precedenza
per passare avanti,
anche se saremmo partiti allo stesso orario
sullo stesso fottuto aereo
che sarebbe atterrato alla stessa ora.
Mi avviai al bar
presi uno sgabello e anche Simo prese uno sgabello.
Ordinammo due cappuccini
e due brioche.
Di fianco a noi c’era una coppia.
Lei sembrava molto triste
più triste della mia brioche.
Aveva lunghi capelli castani
occhi scuri come la pece.
L’uomo aveva i capelli rasta
i sandali hippie
e una maglietta blu con la scritta pace.
E lei implorava di non lasciarlo
e lui in silenzio ascoltava
come chi non dà scampo.
Ma era fottuta.
“Cristo Santo” mi dissi
passi il tempo a raccogliere i suoi umori
ore intere chiusa nel cesso
solo per renderlo migliore
ed ecco cosa accade alla fine della corsa.
Quando tutto finisce non ti lascia scampo.
Ed è infernale
non ti lascia via d’uscita
pochi l’hanno avuta
Cristo l’ha avuta
anche i tedeschi l’hanno avuta:
addirittura, tre!
Migliaia di amori si consumavano così.
In qualunque posto andassi
c’era una donna,
dai capelli castani e gli occhi neri
che pregava per un altro momento di agonia.
E le lacrime sarebbero scese a dirotto
nel silenzio di una stanza
o di un aeroporto
o nel vicolo di un retrobottega
dove un uccello morto
avrebbe nutrito il prossimo topo.
Presi la mia brioche e la inzuppai
la affondai con forza
nel mio cremoso cappuccino
più caldo di quel cuore freddo
più intenso del silenzio di chi lascia.
Mi avviai e non ci pensai più.
L’amore li aveva stesi
con un dritto allo stomaco
come una fucilata
come un plotone
con la divisa hippie
i capelli intrecciati
e un marchio sulla faccia
con la scritta Pace.