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The first vertebra

Jeremy Mann, Trainyard in Blues

 

The first vertebra

di Marco Bo

 

The current situation
under this grey suburban sky
it is a karstic and dense talk
like a drought that draws the river dry
so that by the mouth of the sea,
the sea goes into the river
and in its bed it stays at ease

a karstic and dense talk
which hurts your back
and makes it hard to bend
beyond the minimum tolerable end

beyond that lays the not bearable,
the awareness, the scientific proof
about the fact that by now on the rainy season you cannot rely

to make of that flash of inspiration a good reason
it is necessary to invent new rains
even artificial ones if needed

it is a karstic and dense talk
that no one understands
even though the relevant reasoning should be linear
like that of the first vertebra
that holds the skull and Atlas is called
maybe that is why under this forgotten suburban sky
of the always having to leave disease
we all are sufferers
and that pain little by little we release

 


 

La prima verterbra

 

L’attuale situazione
sotto questo grigio cielo di periferia
è un discorso carsico e denso
come la siccità che porta il fiume a prosciugarsi
tanto che allo sbocco al mare,
il mare va verso il fiume
e nel suo letto rimane

un discorso carsico e denso
tanto che alla schiena fa male
abbassarsi oltre il limite del sopportabile

oltre vi è il non sopportabile,
la consapevolezza, la prova scientifica
del fatto che ormai nella stagione delle piogge non si può più contare

e allora per fare di quel lampo di ispirazione una ragione
occorre inventare nuove piogge
anche artificiali all’occorrenza

è un discorso carsico e denso
che nessuno lo capisce anche se il conseguente ragionamento dovrebbe essere lineare
come quello della prima vertebra che regge il cranio e che si chiama Atlante
sarà per questo che sotto questo dimenticato cielo di periferia,
della malattia del dover sempre andare
noi tutti soffriamo
e quella sofferenza un poco alla volta rilasciamo

 

Dipinto di Jeremy Mann, “Trainyard in Blues”