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Radici, poesia di Giorgia Deidda

 
 

Radici

di Giorgia Deidda

 
 

Io avanzo,
Perfino immobile ed infinita
Sopra l’immobile e frondosa terra
E scopro che sono tutta lavorata, filamentosa
Ed ugualmente pioggia ricca, senza fretta né voglia
stentorea e germogliosa, dove l’umido della notte penetra
Sempre più a fondo (cosa rende più fragile della nebbia?).
Io non faccio che osservare,
Dentro la scintilla divina e nelle cose che occupano uno spazio,
Tra le fratture di vuoto e tra chi rimane in piedi per miracolo,
Tra la nuova gente e quella perduta, tra il multiforme e la povertà di nulla.
Buona la terra, buono il mare,
Buono chi oltrepassa il confine e chi rimane a guardare.