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“Il mare degli ultimi”, poesia di Giovanna Alecci

Sergei Grigorash, "Evening"

 
 

Il mare degli ultimi

di Giovanna Alecci

 
 

Che vi si chiuda
negli occhi
lo spiraglio di cielo
che vedo ancora
fra nuvola e nuvola
spiaggiato sull’arenile
affondato il viso
nel tumulto
delle onde.

Oh mare, mio mare,
fraterno amico
sudario della mia sventura
lascio nel tuo ventre
il germe dei sogni.

Che scavino in voi
i rapaci che consumano
le umane carcasse
che scavino i vostri corpi scomodi
che il Mediterraneo
gora dell’eterna odissea
sgrava sui copiosi
altari di sabbia
di questo novello Olimpo.

Nudo sulla battigia
ho perduto anche il nome
e sono come Nessuno
nella tana del Ciclope.
Lodo il mio Dio
prima che l’alba esploda.

Persino la morte tace
e offende ogni divinità
in questa fossa comune
mia estrema dimora
dove nessun fiore
volge i suoi petali al sole.

Ditelo a mia madre
che mi sono addormentato
in questa terra oltre il mare
ditele che muoio senza pianti
come fiore abbandonato
dall’umana indifferenza.

 
 
 
 

Dipinto di Sergei Grigorash, “Evening” (olio, tempera)