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Fango e Anima

 
 

Fango e Anima

di Libero Alearno

 
 

Ho maledetto persino la pioggia, che sembrava portar via ogni mia orma.
L’ho maledetta, e ancora, fin a sentir lo spegnersi dell’odio.

Niente di me sarebbe rimasto,
se non il corpo tumefatto, prima grembo,
poi orgia di vermi. In alto la luce faticava come non mai,
sogni e speranze morivano piano, e più di quante sentivo fiorire.

Cadevano frutti e affogava la terra, la morte riempiva la gola,
un varco scavato tra infamie che urlavo.

Il tempo, lento scandiva l’età.
Rintocco ascoltato,
forse bramato e pregato, più di quanto potesse la mia volontà.
Gl’ occhi guardavano al già stato,
chiudevano piano, osservando il corpo senza peso,
come nave in onde troppo alte.

Mentre perdevo l’amore,
il freddo mi è stato balia e la fame di tutto,
amante e compagna in un letto desolato.

Gettata la mia carne ai cani,che non provano tempo nella bava,
è rimasta l’anima viva, viva nel desiderio d’aver pietà,
sentirla nelle gambe che mi sono state madre
e che adesso calpestano senza udito, gli stessi vermi, dal mio sangue sopiti.

Gambe stanche,
che hanno tenuto perché ti fossi accanto ad ogni passo
e se con i segni e forse gl’occhi più spenti,
mi han portato fin qui e aver ancora e sempre il tuo respiro,
che ha prima pianto e poi vinto insieme a me.