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Il vecchio dell’acqua

Il vecchio dell'acqua

 

Il vecchio dell’acqua

(Marco Bo)

 
 

Naufragio, spiaggia, sabbia e scalzi noi amici giocavamo a cercar conchiglie
quiete, silenzi e sguardi sereni e il mondo sembrava lontano lontano,
lontano dall’altra parte della luna dell’oceano del tempo
ed oltre ogni era dell’uomo, naufragio,

naufragio

il mondo sembrava distante e gli uomini,
le piante gli animali e le cose a tal punto colorate,
limpide, nitide e brillanti che sembravano nuove le cose, come appena create,
scaturite grezze calde e vive dal magma della terra

appena create le cose e ancora senza nome le cose,
come aveva scritto il Maestro nei suoi cent’anni di solitudine e di lontananza,

naufragio

la sera i pescatori ringraziavano la luna di Maggio
per il dolce passaggio al largo per la pesca della prima ora del mattino,
i ragazzi del villaggio fradici dopo il bagno
e stanchi per il rammendo delle reti da pesca
aspettavano le ragazze alla foce del torrente per cercar legna

naufragio

slanciate ragazze scalze, con lunghi e crespi capelli medusa camminavano
muovendo i fianchi eleganti come onde del mare come onde del mare

naufragio

camminavano le ragazze a cercar legna per il fogòn e si appartavano
nel silenzio complice della sera,
quell’istante di pace e di frastornante, eccitante e seducente solitudine sulla spiaggia
sotto l’immenso cielo dell’America Centrale
è uno dei tanti ricami che porto da anni sul cuore e nell’anima

naufragio

e il mondo in lontananza sussurrava sereno a tutti e a ognuno il suo sorriso
che però subito scompariva piano in acqua sulla battigia,
perché il mondo e i suoi a␣anni non arrivavano mai in quelle periferie
lontane e dimenticate a sud del Nicaragua lungo la costa del Pacifico,
sulla spiaggia di Huehuete “il vecchio dell’acqua”

naufragio

a Huehete incontrai quel giorno il grande Cantore Carlos Mejìa
che con la sua fisarmonica cantava alla sua amata invaghita
“Son tus perfumes de mujer los que me sullibeyan,
los que me sullibeyan son tus perfumes de mujer!”

naufragio

scalzi noi amici eravamo persi
su quella spiaggia dimenticata nel sud del Nicaragua
dove i dolci pendii coltivati a caffè al cospetto dei vulcani scendevano
scivolano e si affidano con rassegnazione alle onde dell’impetuoso oceano,
santo e tumultuoso Oceano Pacifico

naufragio

scalzi noi amici volontari in quegli anni inseguivamo un sogno
donare noi stessi a chi più aveva bisogno,
donare noi stessi a chi più aveva bisogno

naufragio

Huehuete e poi Casares prima e dopo il maremoto,
noi naufraghi con ricami e graffi profondi sul cuore e nell’anima

naufragio

al calar della sera la terra intera Nicaragua
liberava un sospiro di sollievo al cielo e al mare,
era quello il momento esatto del giorno al tropico,
quando i guai e i naufragi della vita sembravano dissolversi
e scomparire nell’aria rarefatta e leggera della sera,
e le persone, gli animali e le piante
sussurrano la loro preghiera ai vulcani in lontananza
che dai loro crateri fumanti sorvegliavano il giorno
mentre il giorno posava delicatamente
il sipario sul mondo

naufragio

disegni, ricami degli anni sul cuore e nell’anima,
naufragi, derive che negli anni tornano alla mente di notte
e riaffiorano sulla pelle come tatuaggi, come graffiti,
e a volte graffi dolorosi
cicatrici

naufragio

e proprio questa notte sono tornato ancora a camminare
e a danzare su quel ricamo che tanti anni fa
mi ha portato su quella spiaggia in Nicaragua
ombelico di Centro America al calar della sera
nel sogno i vulcani in lontananza ed il Sole mi salutavano
e mi indicavano ancora il cammino verso casa

casa
casa che non è un luogo, non è mai stato un luogo,
ma un graffio sul cuore e nell’anima,
la vera casa è quella, la via da percorrere con la pace nel cuore
e in buona compagnia dei cari amici

e con gli amici e tutti i miei cari
anche questa notte sono tornato a camminare il nostro sogno,
il nostro viaggio, donare noi stessi a chi ha più bisogno,
a chi ha più bisogno

questa l’unica certezza, l’unico punto cardinale,
l’unico naufragio per cui valga la pena vivere
l’unico naufragio per cui valga la pena vivere,
l’unica via da percorrere seppur scoscesa,
seppur difficoltosa e accidentata,
seppur deriva seppur naufragio

naufragi santi ricami e dolci graffi,
tatuaggi indelebili degli anni sul cuore e nell’anima
e da quel giorno non siamo più tornati, no da quel giorno non siamo più tornati
e leggero è il respiro
e l’anima cullata in questo immenso mare ora pacifico ora impetuoso,
impetuoso, impetuoso

naufragio

spiaggia di Huehuete e poi Casares, sud del Nicaragua,
là dove al cospetto dei severi vulcani i dolci pendii coltivati a caffè scendono,
scivolano e si affidano con rassegnazione alle onde dell’impetuoso,
santo e tumultuoso Oceano Pacifico
santo e tumultuoso come il moto perenne del cuore e dell’anima

naufragio

come il moto perenne del cuore e dell’anima,
e da quel giorno non siamo mai tornati,
proseguiamo il nostro cammino,
il nostro sogno il nostro viaggio,
donare noi stessi a chi ha più bisogno,
donare noi stessi a chi ha più bisogno

naufragio,
naufragio