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“Do not even mention tomorrow”, poesia di Marco Bo

 
 

Do not even mention tomorrow

di Marco Bo

 
 

Under this gray suburban sky,
bones that creak, screech and stretch
while the alarm rings

The throat that hurts
or rather it is a discomfort in the pit of your stomach that you cannot explain

and then nausea, you do not know
is it for hunger or satiety

The eyes burning,
tears down
tears you try to connect to any whatever desire to cry
about something you don’t remember anymore

Your hands before leaving
they check a thousand times in your pockets
keys, remote control, wallet, shopping note, key for the mailbox ….

Although the only things arriving are bills and advertising,
communications from the bank
condominium notices
and discounts for the end of any season
always alike always the same
a little drier
a little colder,
humid
gray
or bright,
windy
wind full of pollen and gas exhaust

Odors of organic waste from bins at the edge of the street
and so on under this gray suburban sky
so come what may!
you say

Then you recall about that guy who yesterday at the gas station pointed out those wild roses blooming on the other side of the road

Between cracks and concrete

He told you that he would go to prune them to reinforce them so that other flowering branches would grow

and then you raise your head
grab your keys
and go out
no other reasons
but to see if that guy to prune those wild roses, really has gone

For today more than enough

 
 


 

Senza menzionare domani

 

Sotto questo grigio cielo di periferia,
ossa che scricchiolano, stridono e si stirano
mentre suona la sveglia

La gola che fa male
o meglio è un fastidio alla bocca dello stomaco che non riesci spiegare

e poi una nausea che non sai se è per fame
o per sazietà

Gli occhi bruciano,
lacrime che scendono
lacrime alle quali provi a collegare una qualsiasi voglia di piangere
per qualcosa che non ricordi più

Le mani che prima di uscire controllano mille volte nelle tasche
le chiavi il telecomando il portafogli l’appunto per la spesa la chiave per aprire la cassetta della posta….che poi l’unica cosa che arriva sono bollette e pubblicità,
comunicazioni dalla banca
avvisi condominiali
e sconti di una qualsiasi fine stagione
sempre uguale sempre la stessa
un po’ più asciutta
un po’ più fredda,
afosa
grigia
o luminosa,
ventosa
vento pieno di polline e gas di scarico e odori
dei bidoni dell’organico al bordo della via
e cosi sia sotto questo grigio cielo
di
periferia

Poi pensi a quel tizio che ieri al distributore di benzina ti ha fatto notare le rose selvatiche fiorite sull’altro lato della stada tra le crepe e il cemento
ti ha detto che sarebbe andato a potarle per rinforzarle e per far crescere altri rametti fioriti

e allora alzi la testa prendi
le chiavi di casa
ed esci
non foss’altro per vedere se quel tizio a potare le rose selvatiche è andato davvero

Per oggi questo è più che sufficiente

 
 
 
 

Dedicata a Philip Milton Roth (Newark, 19 marzo 1933 – New York, 22 maggio 2018)