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“Disegnare la felicità”, poesia di Marco Bo

 
 

Disegnare la felicità

di Marco Bo

 
 

Presso queste dimenticate periferie del mondo
tra una crepa nell’asfalto,
un soffitto di cartongesso
e un cielo di armato cemento,
a metà del cammino di questa vita,
disarmato e inerme,
come un cane randagio alla ricerca del branco,
vorrei provare a disegnare
il ritratto della felicità.

Dopo tanti anni a respirar questo vento,
dolciastro di aria aromatizzata al gas di scarico,
saprei come.

Mi basterebbero tre colori,
uno rosso per il contorno
così da far risaltare il suo bel viso sul fondo grigio
e poi l’azzurro,
per disegnar il tatuaggio dell’incontro,
quello inaspettato,
quello che apri gli occhi e ti riconosci nell’altro,
quello che abbassi le spalle,
apri le mani e rimani per un momento in contemplazione.

E poi il giallo,
per disegnar la profonda ruga,
come una cicatrice,
quella dell’ascolto.

L’ascolto che sai portare all’altro quando,
il cammino della vita ti ha insegnato
a furia di bastonate e di mezze carote,
che non è necessario,
anzi fa male,
quasi un fisico dolore,
il dover sentirsi obbligati a definire gerarchie,
distinguere la propria posizione
e marcare il terreno come i cani a passeggio
alla vista del primo albero.

Che poi il presunto proprio posto al mondo
“quello meritato guadagnato con tanti anni di lavoro,
di sacrificio di mortificazioni
quello che ti spetta di diritto!”,
sotto questo cielo suburbano e spento,
in realtà una volta acquisito,
nulla di porta in cambio,
nulla ti lascia in dono.

Nulla ti lascia in dono,
se non il dover sempre dire
per distinguerti dal branco e tenere la posizione:
IO SONO
IO SONO
IO SONO!!!

No,
meglio aprire gli occhi e le mani,
rilassare le guance,
accennare un sorriso e ascoltare,
ascoltare anche il silenzio,
il silenzio che nutre più di mille parole.

Ecco,
dopo tanti anni a respirar questo vento,
dolciastro di aria aromatizzata al gas di scarico,
saprei come disegnare la felicità,
mi basterebbero tre colori,
uno rosso per il contorno del suo bel viso
l’azzurro per l’incontro,
e il giallo per l’ascolto.

Null’altro chiedo,
perché null’altro manca,
adesso,
qui,
mentre a passeggio porto in giro me stesso
e sulla mia schiena questa raminga tana,
finché dura rifugio di fortuna,
sotto questo grigio
e dimenticato cielo di periferia.

 
 
 
 

Dipinto:”Feeling of Happiness”, Peter Nottrott)