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Di Presepi e Clessidre, poestoria di Claudia Brugna

 
 

Di Presepi e Clessidre

di Claudia Brugna

 
 

Giungo giuliva all’ipermercato per acquistare il mascarpone che ormai è Natale.

Le scaffalature dell’ingresso, quelle che amo definire “mensole pertinenti” per la loro peculiare capacità di sostenere prodotti d’indiscutibile attinenza al periodo, si esibiscono fiere in una variegata ed infinita esposizione di “Calze della Befana” d’ogni tipo. Fra colorati piedoni di lana da riempire a piacimento, calzini mignon dall’anima di cioccolato, calzette vanitose del primo maquillage, calzine tenere di bambole dagli occhi dolci e calzettoni dalle mille piste, le mensole pertinenti perdono tempismo divenendo impertinenti.

Fantastico su come potrebbe essere la concezione temporale degli anni futuri.

Epica e tragica.

S’inizia ad Halloween, trucchi e parrucchi si dividono gli scaffali con zaini e quaderni, non c’e bisogno di seguire il calendario delle stagioni per sapere qual è il periodo migliore per comprare l’uva, ti guidano all’acquisto maschere e ceroni.

Se i figli non hanno le idee chiare sui doni di Santa Lucia entro la seconda decade di novembre, il 20% sconto soci resta un miraggio per ogni genitore, che poi l’idea di dover prendere un patentino per schivare carrelli durante la corsa isterica al giocattolo scontato, non è che alletti più di tanto.

Capita non di rado che i pargoli chiariscano le idee nella decade giusta, salvo poi ricambiarle poco prima d’imbucare la mitica letterina, della quale le mamme più coinvolte, come la sottoscritta, imbucano un falso di nascosto per tener l’originale tutta per sé. Come dir all’eccitata figliolanza che “Lucia” tutto non può? E allora via in tentativi mostruosi di convincimento a riprendere interesse verso quel gioco che già attende nell’armadio d’esser impacchettato. Basterebbe un semplice cambio, sennonché succeda che le menti materne svampite come la mia, prese fra desideri e mazzolini di fieno da appendere alle finestre per l’asinello affamato, abbiano affidato lo scontrino all’oblio delle loro meningi annebbiate.

Intanto dietro l’angolo spuntano i primi panettoni.

Con o senza canditi.

Mandorlati, incremati, glassati, incioccolatati, superfarciti e stralunati nel doversi abbigliare con abiti di cartone su cui riportare che fine han fatto lattosio, glutine ed olio di palma.

A principio Dicembre, le decorazioni di Natale hanno ormai quattro decadi, i muschi si abbronzano ai neon e gli abeti strizzano l’occhio a bombolette di neve artificiale.

Il presepe dei tempi moderni sarebbe quantomeno un guazzabuglio.

Sulla carta sfondo stellata e luminosa, la Cometa si contenderebbe il cielo con pale eoliche in lenta rotazione. Nelle casette brillerebbero sommesse lampadine a risparmio energetico, che nel primo minuto di luce fioca occhi miei fatevi capanna!

Artigiani al dettaglio: scomparsi.

La spesa si fa online e le casse automatiche danno il colpo di grazia all’ultimo tentativo di comunicazione fra comuni mortali.

Di pecorelle e pastori nemmeno l’ombra. Hanno asfaltato la via principale, di erba neanche un filo. Più che un fascio, uno sfalcio senza ritorno. Il pescatore non piglia pesci. Gli specchietti non stanno nelle grotte ma nelle borse delle donne. I Re Magi arrivano trafelati portando ossitocina, che nel caso Maria superi il termine, s’indurrà il parto per evitare di sovrapporsi a presaldi e Fiera del Bianco.

Non sia mai!

Gasparre, Melchiorre e Baldassarre hanno sentito parlare della fragranza dorata di una dea che cammina sulle acque e vorrebbero rinnovare le loro essenze, anche perché nel corso dei secoli, par che a molti non sia ancora ben chiaro cosa sia la mirra.

La Befana valuta una rinoplastica e la sua vecchia scopa un restyling bicolore, ergonomico, con paracolpi e setole elettrostatiche, che se la cavalchi in bufera, raccogli tutta la polvere del mondo in 80 secondi.

Passi la gonna pezzata, che l’effetto vintage surclassa ogni moda.

Infine lui, il mitico Babbo dalla barba bianca, che scende dalla stufa a pellet portando doni e dolcetti, rigorosamente sugar free. Avendo renne geneticamente modificate e carretto turbo, anticiperà i tempi a dismisura e potremo trovarlo in salotto a darci il benvenuto e magari, dato che nella stufa ha bruciato tutte le tappe, può essere che ci aiuti perfino ad addobbare l’albero, sempre che a quei tempi non sarà proiettato sul muro.

Virtualmente perfetto.

Si monta e si smonta con un clic, anche da fuori casa.

Magie del wireless.

Fra un pensiero ed un sorriso, il mascarpone decido di non prenderlo, viste le duecentottantacinquemila persone in fila alla cassa. Per uscire celermente passo dalla corsia dei prodotti dietetici, che fino a dopo le feste nessuno vi metterà piede.

Che la coerenza è una cosa seria.

Arrivo a casa, accendo il presepe e mi perdo nella calda luce di una casetta di cartone. Di quelle piccine, una porta ed una finestra soltanto, tetto spiovente asimmetrico, qualche brillantino, un piccolo pino incollato a fianco.

Respiro un’aria di calma.

Commercianti ed artigiani stanno ai loro banchetti. Il gregge cammina in gruppo. I cani a lato. L’agnello sta sulle spalle. Il pescatore sul ponte. Lo specchio nelle grotte. L’asinello ed il bue allenano il fiato. Maria entrerà in travaglio a breve. Giuseppe sarà con lei. I Re Magi sono ancora lontani. Porteranno oro, incenso e mirra.

Esistono punti fermi e ciclicità che è bene proteggere.

Dopo il passaggio della vecchia a bordo saggina, che è giusto aspetti il suo turno, sarà tempo di scatoloni. Ne richiuderò con cura le tradizioni, per undici mesi, anche meno, se penso che spesso l’abete di casa mia strizza l’occhio ad Arlecchino.

La radio passa ricette di frittelle.

Ma è Il piccolo Lord in tv a ricordarmi che Febbraio è ancor lontano, quel piccolo caschetto biondo che anche alla trentesima volta…Oh, sì, caspiterina, mi fa commuovere ancora.

A Babbo Natale chiederò una clessidra. La chiederò trasparente, con polvere rosso passione, che anche l’Amore ha bisogno di tempo.

Capovolgendola, m’incanterò ad osservarne l’armonioso fluire.

So che potrà funzionare alla velocità appropriata, naturalmente gravitazionale, senza forzarne i tempi e senza ingolfarsi.

Com’è giusto che sia.