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“Bambino nato al freddo della strada”, poesia di Marco Bo

 
 

Bambino nato al freddo della strada

di Marco Bo

 
 

Bambino nato al freddo della strada
un gemito, una lacrima come goccia di rugiada

avvolto e nascosto tra i giornali accartocciati,
quanti come te saranno oggi calpestati?
quanti moriranno oggi senza aver visto luce?
del dramma segreto nessuno parla, nessuno dice

E se vivi pochi anni sarai stanco e vecchio in viso,
sniffando colla fisserai le macchine confuso
nei tuoi occhi avrai solo odio e disperazione,
barcollando vagherai perso nel traffico e nella confusione

Piangendo affamato correrai in piazze immense,
ti chiamo e ti piango bambino della Baixada Fluminense
dimenticato dal mondo in un inferno umido,
ti svegli al freddo di un mattino livido
nasce il giorno, che sia l’ultimo, che sia l’ultim’ora?
chissà se al tramonto scapperai sulle tue gambe ancora

Milioni di bambini nascosti tra i cartoni
malgrado le pene intonano canzoni,
gli occhi ed il viso per un attimo illuminato,
un sorriso tirato, ma l’attimo è già passato

Il dolore è forte e le ferite profonde
quali violenze la tua fuga nasconde?
scappa bambino vengono per uccidere,
scappa bambino non vorranno credere
che hai rubato soltanto per vivere ancora

La tua tragedia, il tuo dramma il mondo ignora
preferisce non vedere, preferisce mentire,
tu non esisti non ti può stare a sentire

Ma se queste rime servono a far conoscere le tue pene,
ti scriverò nei miei versi, saranno pagine piene
scriverò del tuo dramma, scriverò della favela,
scriverò di quella realtà che nessuno svela
dei milioni di bambini nati sulla strada
un gemito una lacrima,
come goccia di rugiada