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Accidia

Accidia

(Maria Anita Acciarini)

 
 

Il tempo inesorabile tuo complice,
si protende fino all’infinito
e ti dilata quei confini
che limite ti impongono
alla natura umana.

Dei giorni nostri
accidia è il cancro subdolo
che pasce di noia, indifferenza ed afflizione
la linfa tua vitale e ti scoraggia,
come fosse amica saggia,
ad affrontar di petto la tua vita.

Ti lasci dunque andare in abbandono
e neghi anche la voglia di morire.

Rifugio cerchi invano nei tuoi sogni
ma al tuo cospetto s’erge insuperabile
di una montagna la parete estrema.
Detesti tutto ciò che hai in possesso
e brami ciò che non puoi ancora avere,
come un amante brama amore
che un tempo alla sua donna avea negato.

Non hai più punto di attrazione alcuna
e stai precipitando in un abisso
il cui oscuro fondo ignora spazio e tempo.

La tua esistenza senza più certezze
si adagia inutilmente
su fluttuante superficie
che nausea ti da ad ogni tuo respiro
che in sospiro tramutare cerchi.

Vorresti esser capace di restare in silenzio,
amico di te stesso in una stanza,
ma sempre nuove emozioni tu ricerchi
per non sentir la morte
che ti avvinghia l’alma.