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Thelonious Monk e Nica Rothschild, storia di un legame su note Jazz

Fotografia: Ben Martin (1930-2017)

 
Come sarebbe stato possibile anche soltanto immaginare, per Thelonious Monk e Pannonica Rothschild, che fortuito incontro ne avrebbe smosso cuori di a ritmo di Jazz, sulle quali note, in loro tonanti, vi(b)rarono palpiti fra animi il cui legame — da fato tessuto — si sarebbe ordito indissolubilmente?

Nulla predissero. In alcun modo n’ebbero previa percezione. Eppur tutto meravigliosamente accadde.

Si udirono.

Si pervasero.

Si accompagnarono.

E si rivissero, funamboli sul proprio destino.

Se senti di dover cercare qualcuno, fallo. Se quel qualcuno è in te da sempre, cercalo. Trovalo a ogni costo. Raggiungilo. Riconoscetevi. E poi dimoratevi.
(Anonimo)

1948: all’aeroporto di New York viene annunciato l’imminente imbarco per il Messico, dove Pannonica de Koenigswarter, in rientro da un viaggio, troverà ad attenderla prole e consorte, se non fosse che di quel volo non sarà passeggera poiché — totalmente ebbra d’infatuante emozione, scaturita dopo essersi fermata in visita a Teddy Wilson ed aver ripetutamente sentito Round Midnight — la donna percepisce il desiderio di srotolare prossimo futuro nella smaniosa ricerca dell’autore e dirigere passo verso nuovo orizzonte, mai desistendo nell’all’incirca sessennio che trascorrerà prima di concretare anelato intento; dal marito si separerà nel 1951 e giungerà a divorzio cinque anni più tardi.

In parallela finestra temporale, Thelonious Monk persevera nell’osannare la propria musica interiore, totalmente all’oscuro del fatto che l’intersecare cammino con la baronessa, ne amplificherà vulcanica essenza artistica.
 

L'incontro e il legame tra il geniale compositore Thelonious Monk, e la baronessa, mecenate di d'innumerevoli musicisti Jazz, Pannonica Rothschild • TerzoPianeta.info • https://terzopianeta.info
Thelonious Monk, 1954

 
Annata d’incontro fu il 1954 in quel di Parigi, ove il compositore si recò per prender parte ad un concerto allestito presso Salle Pleyel e fu nel backstage che Mary Lou Williams, amicizia comune ad entrambi, fece sì che lui e Pannonica si trovassero nello stesso posto in medesimo momento, ferventi attimi in cui lei coronò finalmente sogno di farne conoscenza, confermando sensazioni precedentemente deflagratele in petto e maturando volontà di farsi carico, tanto economicamente quanto affettivamente, di qualsivoglia necessità ed aspirazione dell’uomo che i suoi occhi innamorati — perlomeno così narrano le biografie ufficiali — osservarono sul filo d’infiniti istanti.

Fin dalla separazione intercorsa con il marito, dimora newyorchese di Pannonica — condivisa con la figlia Janka — fu una suite del Stanhope Hotel, meta e ritrovo di numerosi jazzisti che in un quelle stanze ebbero in lauto dono la possibilità di sentirsi accolti senza giudizio alcuno ed a cui la filantropica patrocinatrice amava chiedere quali fossero i loro tre desideri più importanti, sondandone lati introspettivi e percependo quanto a far spesso da comune denominatore alle risposte fornitele, fossero ambizioni relative alla semplice voglia di potersi esprimere con la musica in maniera equamente riconosciuta, slegata da vincoli sociali, stigmi, sfumature epidermiche, retrive preclusioni; urlanti brame di libertà ch’ella indossò, facendosene amorevole scrigno ed acclamante egida, in particolar modo per l’adorato Thelonious Monk.
 
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Tra le affinità sorte in tal ed entusiasmante contesto, non poté ovviamente mancare quella con Charlie Parker, colui che in Pannonica trovò fidato porto in cui attraccare luci ed ombre d’un vivere sofferto, marciato fra geniale talento jazzistico e sregolatezze che ne segnarono prestotempo percorso, conducendolo a fatale traguardo appena trentaquattrenne: abbandonato dal padre subito dopo che la madre l’aveva partorito e dalla stessa avvicinato fin da bimbo alla musica grazie al regalo d’un sassofono — a cui si dedicava con passione, soffiandoci melanconici vissuti e speranzose aspettative per più ore al giorno — lupus in fabula nell’adolescenza fu un incidente stradale e conseguente frattura della colonna vertebrale; in fase di ricovero, i lancinanti dolori vennero attenuati attraverso l’utilizzo d’oppiacei e s’ipotizza che assuefazione agli stessi possa aver contribuito alla dipendenza da eroina che il giovane iniziò ad usare una volta dimesso, nel tempo lasciandosene consumare insieme all’abuso d’alcolici, situazione aggravatasi allorquando Parker tentò un paio di volte il suicidio, dacché annientato da logorante patimento per la prematura perdita della primogenita Pree (1951-1954), nata con una malformazione cardiaca, affetta da fibrosi cistica e impietosamente sottratta al mondo da letale polmonite.

Nel di lui esistere costantemente altalenato fra gratificanti alti e tormentati bassi, Pannonica si calò in prezioso ruolo di confidente ed amica, per nulla avvezza a importune condanne, viceversa senza posa disponibile a confortante ospitalità, come avvenne nel marzo 1955: Charlie Parker versava in preoccupante condizione di malessere ed a consiglio medico di recarsi in ospedale, egli rispose manifestando l’intenzione di restare dove si trovava, sennonché il 12 del suddetto mese — apparentemente ristabilitosi e mentre seguiva divertito lo spettacolo dei fratelli Dorsey — s’alzò dalla poltrona sorridendo e vi si accasciò nel giro di pochi secondi, purtroppo inerme.

Causa immane eco mediatico dell’accaduto e temibili ripercussioni commercialmente negative sullo Stanhope, la direzione dell’hotel — oltretutto già incassante lamentele della clientela, in merito al disturbo notturno arrecato da Pannonica e musicisti, inizialmente “concesso” a fronte del pagamento spettante esponenzialmente maggiorato — le avanzò perentoria richiesta d’interrompere soggiorno nella struttura; cambio di locazione non le impedì il continuare imperterrita ad essere crocevia di qualsivoglia jazzman trovasse in lei un supporto, or aiutando nel pagamento degli affitti, or della propria Bentley facendo mezzo di trasporto, or impegnandosi nel recupero di strumenti dati in pegno e tutto quanto potesse favorirne occasioni lavorative ed affermazione professionale, trattamento speciale venendo riservato, ça va sans dire, a Thelonious Monk e famiglia, peraltro in quell’anno egli lasciando la Prestige ed approdando alla Riverside Records, etichetta tramite la quale — sebben con la gradualità necessaria al farne comprendere estrosità stilistica — il pubblico avrebbe imparato ad apprezzarne composizioni.
 
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Thelonius Monk, 1960
Fotografia: David Redferns Library

 
Duplice svolta avvenne nel 1957, da un lato derivante dal raggiunto successo del decimo album — terzo in Riverside e primo contenente pezzi originali da lui composti — Brilliant Corners e dall’altro per bramata riconsegna, su intercessione di Pannonica, della Cabaret Card, che gli permise di poter tornare ad esibirsi nei locali della “Grande mela” e formare un quartetto in cui si sarebbero nel decennio alternati eminenti jazzisti quali John Coltrane, Shadow Wilson, Wilbur Ware, Charlie Rouse, Ben Riley, Larry Gales, Ahmed Abdul-Malik, Sonny Rollins, Johnny Griffin, Art Taylor, Butch Warren, Frankie Dunlop, Johm Simmons, Julius Watkins, Lenny McBrowne, John Ore, Percy Heat, Sam Jones, Paul Jeffrey, Roy Haynes.
 
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Roy Haynes, Thelonious Monk, Sonny Rollins e Ahmed Abdul-Malik, al The Five Spot Café, 1958

 

Thelonious Monk • Blues Five Spot

 

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The Thelonious Monk Orchestra durante sessioni precedenti il concerto tenuto alla Town Hall di New York il 28 febbraio 1959 e nel medesimo anno, parzialmente pubblicato dalla Riverside.
Fotografia: William Eugene Smith (1918-1978), reporter e proprietario del luogo che dal 1957, dispose per il proprio Jazz Loft Project.

 
In piena e gratificante fase d’ascesa, ecco ulteriore imprevisto a malauguratamente romper uova in paniere: diretti ad un evento nel Delaware, il 15 ottobre 1958, verosimilmente complice lo scalpore che il frequentare musicisti afroamericani ancor suscitava nella società dell’epoca, Pannonica e Monk vennero fermati dalle forze dell’ordine, l’auto perquisita ed in seguito al ritrovamento di marijuana la donna — al fin di proteggere Thelonious, per il qual eventuale arresto avrebbe avuto pesante risvolto su più fronti — dichiarandosene proprietaria, pertanto venendo condotta in carcere e dallo stesso uscendo qualche giorno più tardi, caso archiviato e sbarre alle spalle.

Negli anni a venire, carriera di Thelonious Monk s’osannò a guadagnata fama, costellando il panorama jazzistico di Lp, concerti, tournée in America, Europa e Giappone, risonanza internazionale essendosi consolidata al siglare contratto, nel 1962, con la storica e rinomata Columbia Records, egli mantenendone prolifica cooperazione fino al 1968, dopodiché rallentando produzione, registrando sino al 1971 e dal 1976 non apparendo più pubblicamente, pian piano rinchiudendosi nell’eremo d’una mente sconquassata da bipolarismo e nel 1982 inondata da impietosa emorragia cerebrale, alla quale cedette dopo quasi due settimane di coma, calando definitivo sipario su di sé il 17 febbraio 1982 e, nel giro d’un fugace biennio, a lui congiungendosi l’amata figlia Barbara, precocemente scomparsa nel 1984 e per la quale, il 21 settembre del 1967, aveva inciso Boo Boo’s Birthday.

Barbara Batts. Nellie Smith. Pannonica Rotschild.

Tre amorevoli animi femminei ch’ebbero a tutto cuore il benessere psicofisico, nonché la realizzazione artistica, di Thelonious.

La madre. Gli fu seno, accudimento, stazione di partenza e di rientro al bisogno.

La sposa. Ch’egli amò e dalla quale fu incondizionatamente amato, per lei componendo Crepuscule With Nellie.
 

Thelonious Monk • Crepuscule with Nellie

 
Pannonica. La musa, compagna d’avventure e “insenatura” nella quale ripararsi ed adagiarsi senza filtri, stringendo mano perennemente tesa e spalancata in accoglienza all’intera famiglia nella propria casa fino a dipartita di Monk, offrendo spalla nel complicato decennio in cui la sua condizione psichiatrica peggiorò progressivamente.

Mai si sovrapposero, Nellie e Pannonica. Mai si contrastarono, l’una manifestamente grata all’altra. E come la più variegata delle trame, tesserono se stesse in unico arazzo sul cui sfondo Thelonious Monk scoccò vita e musica. Alla cerimonia funebre, i partecipanti rivolsero ad ambedue sentite condoglianze, ritenendole in un certo qual modo egualmente vedove.

Peculiare e dignitosamente anticonformista nell’abbigliarsi, indossante stravaganti cappelli, papale, occhiali in bambù e quel che gli balenasse, impermeabile a critiche, avulso all’omologazione e insofferente a regole e convenzioni sociali — di Thelonious Monk, Pannonica intese e comprese il lunare temperamento, ponendo delicato riguardo all’insita riservatezza sulle cui issate bordature seppe ricamare un’intesa premurosa, ligia, amabile, leggiadra.
 
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Thelonious Monk e Pannonica Rothschild, Central Park, 1956

 
Fu pioniera nel captarne il talentoso stile, pressoché a chiunque dapprincipio ostico e bizzarro, erroneo, indegno di considerazione, quand’invece si trattava d’una rara tecnica meticolosamente posata su calamitanti tasti di pianoforte, nell’assoluta bellezza che nasce dalla rivoluzione del conosciuto, passando per l’ignoto, impresa che Thelonious Monk compì a partire dalla rituale dimestichezza nel suonare a dita tese, conferendo allo strumento un sound che sembrava, come asserito da Haruki Murakami, “scalfire un duro pezzo di ghiaccio” e benché gelidi siano stati, per l’appunto, biasimanti stroncature in esordio, galanteria del tempo gli restituì la stima dovuta per aver concepito e diffuso, influenzando generazioni di contemporanei e posteri, un inedito linguaggio musicale grondante individualità, temerariamente esternata con dissonanze, acutezza armonica, improvvisazioni melodiche, moti ritmici, giochi d’accordi e quanto ne palesò e palesa magistrale padronanza pratica ed acustica, non immediatamente abbordabile e difficilmente replicabile, con cocciuta fierezza intrisa della creatività da cui si generarono celebri capolavori, annoverati nel repertorio standard Jazz, quali — in aggiunta alla menzionata Round MidnightRuby, My Dear, In Walked Bud, Straight, No Chaser, Blue Monk, Well, You Needn’t.

La musica di Monk era ostinata e soave, intelligente ed eccentrica e per una ragione che non capivo bene, nel complesso estremamente precisa. Una musica che aveva un’incredibile forza di persuasione su qualcosa nascosto dentro di noi. Era paragonabile a un uomo misterioso uscito dal nulla che appare all’improvviso, posa sul tavolo qualcosa di straordinario e scompare così, senza dire una parola.
Haruki Murakami, Ritratti in Jazz

 

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Time Magazine, Febbraio 1964, Thelonious Monk ritratto da Boris Chaliapin (1904-1979)

 
Non è dato sapere — e nell’ottica d’ossequioso rispetto dell’altrui intimità ciò non può che render loro giustizia — se fra Pannonica e Thelonious sbocciò un sentimento valicante i confini dell’amicizia o seppure rimase confinato in platonica dimensione, ma certo è che il loro rapporto fu un’autentica simbiosi, un vicendevole darsi, un benevolo, puro, profondo e incontrovertibile affetto, esente da riserve.

Si riverbarono e corrisposero.

Nell’ultimo trentennio, la baronessa visse a Weehawken, Contea di Hudson, New Jersey, tra le mura di Catsville — Cathouse — soprannome dato all’abitazione e derivante dal riunirsi di jazzisti, appunto detti cats e dalla presenza d’oltre un centinaio di gatti salvati dalla severità della strada e della cui vicinanza s’allietava esistenza; estremo respiro la donna esalò mercoledì 30 novembre 1988, il suo Amore per Thelonious Monk eternandosi e risuonando perpetuo nella ballata pianistica Pannonica, ch’egli aveva composto, omaggiandola, nell’estate del 1956, con la mano destra suonando una celesta e con la sinistra il pianoforte, in poco più d’otto minuti di brano concentrando smisurata gratitudine nei suoi confronti e regalando al mondo l’imperituro piacere dell’ascolto.

A “Nica”, inconfutabile e magnanima mecenate del Jazz, ulteriori artisti dedicarono canzoni, in condiviso, sincero ed onorante ringraziamento.
 

Thelonious Monk • Pannonica

 

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Thelonious Monk e Pannonica Rothschild, 1964
Fotografia: Ben Martin (1930-2017)

 

Thelonious Monk • Who Knows?

 

Thelonious Monk • Off Minor

 

Thelonious Monk e John Coltrane • Trinkle, Tinkle

 

Thelonious Monk e Sonny Rollins • Work

 

Thelonious Monk • Brake’s Sake

 

Thelonious Monk • Gallop’s Gallop

 

Thelonious Monk • Brilliant Corners

 

Thelonious Monk • Coming on the Hudson

 

Thelonious Monk • San Francisco Holiday

 

Thelonious Monk • Children’s Song

 

Thelonious Monk • Raise Four

 

Thelonious Monk • Blue Sphere

 

Thelonious Monk Quartet al Marquee Club di London, 1965

 

Thelonious Monk Quartet, Varsavia, Polonia, 1966

 
 
 
 

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