Arte, Ambiente, Cultura e Informazione

Fletcher Smack Henderson, Sua Maestà dello Swing

 
Compositore, arrangiatore, direttore d’orchestra e pianista jazz d’animo mite e gioviale, riflesso in tocco jazz, Fletcher Henderson scrisse indelebile pagina di storia della musica, marcatamente contribuendo allo sviluppo dello Swing ed all’evoluzione delle Big bands.

Il Jazz è la rivolta dell’emozione contro la repressione.
Joel Augustus Rogers

Roaring Twenties è l’espressione coniata in metaforico riferimento al decennio tra il 1920 e il 1930, caratterizzato da proibizionismo, tracollo economico e celere sviluppo industriale, delineanti un momento storico di caduta e rinascita, irrefrenabile dinamicità culturale e rilevanti mutamenti socio-artistici, raccolti e narrati da cinema, letteratura, dalla musica, riproponendone in note l’ardore e negli Stati Uniti, il Jazz, proruppe segnando un’era, assurgendo fra i generi interpreti le remote melodie degli schiavi afroamericani, vive nella speranza ed insanabile sofferenza, trasmutate ed esplose dalle percussioni, fiati e cordofoni delle grandi ensemble dette Big bands, tra i pionieri delle stesse, Fletcher Henderson, sagace nel comprendere quanto le piccole orchestre non fossero più in grado di soddisfare un pubblico sempre più smanioso di cambiamento, quindi aprendone i confini a differenti musicisti e strumenti, nel variare la sezione ritmica gettando i semi di quello che sarebbe passato alla storia come genere Swing.
 
La storia di Fletcher Henderson, colui il quale, compositore, arrangiatore, direttore d’orchestra e pianista jazz, scrisse indelebile pagina di storia della musica, contribuendo al sorgere dello Swing e all'evoluzione delle Big Band • Terzo Pianeta • https://terzopianeta.info
 
James Fletcher Hamilton Henderson Jr. nacque il 18 dicembre 1897 nella cittadina di Cuthber, contea di Randolph, a sud-ovest della Georgia, dove assieme ai fratelli minori Horace Ware (1904-1988) ed Irma Belle (1907-1976), crebbe giovandosi della solida impronta culturale dei genitori, d’estrazione medio borghese, Fletcher Hamilton Henderson (1857-1943) e Ozie Lena Chapman (1865-1937), convolati a nozze nel 1883.

Famiglia recava memorie della segregazione: il nonno paterno, James Anderson Henderson (1816-ca.1885), originario della Virginia, fu da schiavo, appunto degli Henderson, adibito a lavori di falegnameria ed altre attività artigianali, deportato nella contea di Newberry, South Carolina e costretto a mansioni agricole e di falegnameria, incontrando colei che, in medesima divisione amministrativa, ma a servizio di tale Frederik Boozer, avrebbe sposato, Charlotte Boozer (1818-?), da cui ebbe unico erede il suddetto Fletcher Hamilton, il quale non poté giovare della contemporanea presenza di entrambi i genitori, separati come da condizioni di barbara prigionia, quindi restando fino al compimento degli undici anni a fianco della madre e da ella, nonostante la situazione, ricevendo in attento accudimento, il massimo livello d’istruzione possibile, prima di ricongiungersi col padre che, causa lontananza da consorte, nel frattempo aveva intrecciato nuova relazione.

Sulle basi del sapere in lui costruito nell’infanzia, il giovane intraprese percorso quadriennale all’University of South Carolina, degnamente arricchendo conoscenza studiando greco, latino, storia, algebra, geometria, botanica e geografia fisica, parallelamente svolgendo vari impieghi ed aggiungendo a bagaglio intellettuale un biennio incentrato sulle arti liberali, quand’ancora alle persone di colore era consentito accedere agli atenei, sacrosanto diritto poi negato sin al secondo dopoguerra.

A partire dal 1879, fino all’ultimo dei suoi giorni, Fletcher ricoprì carica di preside dell’Howard Normal School di Cuthbert, rivestendo inoltre ruolo di vertice nella Chiesa episcopale metodista africana, nel mentre l’amata moglie Ozie, figlia di Hampton Chapman (1826-ca.1910) ed Elizabeth George (1835-ca.1880), insegnava musica, a partire dal 1883, nell’istituto scolastico diretto dal marito e con egli condividendo immane sacrificio economico per realizzare comune aspirazione di acquistare un pianoforte, mediante cui trasmise ai figli una passione che al pari di James, avvicinatosi alle note a sei anni, anche Horace avrebbe assunto a professione.
 

La storia di Fletcher Henderson, colui il quale, compositore, arrangiatore, direttore d’orchestra e pianista jazz, scrisse indelebile pagina di storia della musica, contribuendo al sorgere dello Swing e all'evoluzione delle Big Band • Casa natale • Terzo Pianeta • https://terzopianeta.info
Casa natale

 

Fletcher ‘Smack’ Henderson

Dai coetanei di Cuthber chiamato ‘Head’, bonaria canzonatura di scarsa congruenza di proporzioni, nella capitale della Georgia — dove andò per frequentare la facoltà di Chimica e Matematica, laureandosi nel 1920 presso lo storico e privato ateneo afroamericano, dal 1988, rispondente al titolo di Clark Atlanta University — si guadagnò soprannome ‘Smack’, dalle ragioni controverse, ma stando al cornettista Rex Stewart (1907-1967) dovute tanto alla fisicità quanto alla personalità di Henderson: «Era un uomo di elevata statura, con una carnagione di un octoroon [avente un ottavo di sangue nero, N.d.A.] ed in gioventù, fintantoché indossava il cappello, nascondendo il color sabbia dei capelli, poteva essere scambiato per un Italiano. Era gradevole, garbato e affettuoso. In base all’umore poteva mostrarsi frivolo o serioso, tuttavia sempre gentile, anche nei momenti folli, semplicemente troppo per il suo tempo. Nella mia mente era il Mahatma Gandhi dell’Era Jazz».

Al periodo universitario risale anche la decisione di anteporre nome paterno al battesimale ed una volta addottorato, si trasferì a New York, compiendo ingresso alla Columbia University intenzionato a prendere un master in Chimica, frattanto tentando di sfruttare qualifiche in ambito lavorativo e così saggiando l’ostacolo della crescente discriminazione razziale, riuscendo però a mantenersi trovando occupazione come pianista sulle imbarcazioni solcanti le acque del fiume Hudson, nonché prestando opera alla Pace-Handy Music Publishing Company, fra le prime label afroamericane, sorta dalla cooperazione su estemporanea conoscenza avvenuta nel 1912, del compositore, trombettista e cantante William Christopher Handy (1873-1958) e dell’artista, dirigente assicurativo, ex professore di greco-latino, editore musicale ed attivista per i diritti civili, Harry Herbert Pace (1884-1943).
 

La storia di Fletcher Henderson, colui il quale, compositore, arrangiatore, direttore d’orchestra e pianista jazz, scrisse indelebile pagina di storia della musica, contribuendo al sorgere dello Swing e all'evoluzione delle Big Band • Harry Herbert Pace • Terzo Pianeta • https://terzopianeta.info
Harry Herbert Pace

 
Dotato di particolare abilità nel leggere le partiture e in quel frangente prendendo contatto con dirigenti discografici, parolieri, compositori e artisti, nel giovane laureando cominciò a radicarsi l’idea d’una carriera nell’universo delle note — con buona pace dei genitori timorosi dei possibili rischi dietro un impiego in campo chimico — ebbene virando su melodica rotta e nel 1921, quando dal quartiere newyorkese di Harlem Pace diede vita a nuova impresa costituendo la Black Swan Records, pionieristica etichetta Jazz e Blues, Henderson venne reclutato in luogo di direttore e pianista.

Nonostante la breve attività, protrattasi solamente fino al 1923, la casa discografica — evocante la denominazione arrivò a pubblicare quasi 200 vinili e titolandosi in omaggio alla cantante lirica Elizabeth Taylor Greenfield (1809-1976) detta Cigno Nero in virtù delle «tonalità estremamente dolci ed estensione vocale», come asserì l’insegnante e musicologo James Monroe Trotter (1842-1892) — arrivò a pubblicare quasi 200 vinili e a firma di Fletcher, promosse numerosi concerti, in particolare di Ethel Waters (1896-1977), all’alba d’una avventura artistica che l’avrebbe consacrata, oltre alla musica fra cadenze Jazz, Blues e Gospel, al cinema e teatro, preannunciandone ascesa da Sweet Mama Stringbean, cresciuta in solitudine nella complicata condizione d’esser figlia d’una vittima di stupro e temerariamente ribattendo capacità a difficoltà e oppressione razzista, fino ad ottenere primo contratto, grazie ad Henderson, avviando una collaborazione che per di più sottrasse dal fallimento la Black Swan Records.
 

La storia di Fletcher Henderson, colui il quale, compositore, arrangiatore, direttore d’orchestra e pianista jazz, scrisse indelebile pagina di storia della musica, contribuendo al sorgere dello Swing e all'evoluzione delle Big Band • Ethel Waters • Terzo Pianeta • https://terzopianeta.info
Ethel Waters

 

Ethel Waters, Down Home Blues, 1925

 
Oltre a coadiuvare la Waters in sala d’incisione, Henderson l’accompagnò nella tournée d’esordio pianificata da Pace ed occasione si rivelò preziosa, sia al fine di stimare la composizione strumentale dell’orchestra, allora composta da batteria, pianoforte, sassofono — ancora relegato ai margini — e dominata da ottoni, principalmente clarinetti, sia per ampliare visione e conoscenze, tra le quali, a New Orleans, con l’indimenticabile Louis DanielSatchmoArmstrong (1901-1971), rimandone colpito a tal punto da provare a persuaderlo ad entrare nella sua orchestra, ma proposta sfumò in quanto il trombettista pose a condizione il reclutamento dell’amico batterista, Arthur James ‘Zutty’ Singleton (1898-1975), reso però infattibile dalla volontà di quest’ultimo a non lasciare la Louisiana, quanto perché posizione già occupata e a Henderson, non restò che ritirare offerta rientrando dopo sei mesi a New York con la brama — forse scaturita da suggerimento di Waters — di ravvivare stile avvicinando molteplici etichette in cerca di valide collaborazioni per formare un’ensemble, obiettivo perseguito assemblando gruppi minori basati su periodico turnover, giostrato in esibizioni nei vari locali di Harlem.

Intrecciando ideali e speranze con l’arrangiatore, polistrumentista, compositore e cantante Donald MatthewDonRedman (1900-1964), adunò personalità del calibro del banjoista Charles ‘Charlie’ Edward Dixon (1898-1940), dei trombettisti Joe ‘Fox’ Smith (1902-1937) e Charlie ‘Big’ Green (1893-1935), del contrabbassista Raphael ‘Ralph’ Escudero (1898-1970), del sassofonista Coleman Randolph ‘Bean’ Hawkins (1904-1969) e del batterista Joseph ‘Kaiser’ Marshall (1902-1948), nel 1922 Fletcher Henderson realizzò sogno di una propria orchestra, inconsapevole di come, nel giro di pochi mesi, casualità avrebbe fatto varcare loro soglia del Club Alabam, inebriando gli avventori in accattivante chiave squisitamente Jazz.
 

La storia di Fletcher Henderson, colui il quale, compositore, arrangiatore, direttore d’orchestra e pianista jazz, scrisse indelebile pagina di storia della musica, contribuendo al sorgere dello Swing e all'evoluzione delle Big Band • Don Redman • Terzo Pianeta • https://terzopianeta.info
Don Redman

 

Il Jazz non lo puoi spiegare a qualcuno senza perderne l’esperienza. Dev’essere vissuto, perché non sente le parole. Le parole sono i fanciulli della ragione, e quindi, non possono spiegarlo. Queste non possono tradurre il feeling perché non ne sono parte. Ecco perché mi secca quando la gente cerca di analizzare il Jazz come un teorema intellettuale. Non lo è. E’ feeling.
Bill Evans

 

Il Re, a lungo dimenticato

All’inizio degli anni Venti, Harlem divenne fulcro Jazz di Manhattan, col citato Club Alabam dal 1924 magnetico polo attrattivo di cabarettisti e musicisti tra i più eccellenti in scena nella Grande Mela e al drappello appena riunito da Henderson, giunse notizia d’indetta audizione per l’ingaggio d’un’orchestra e presentatosi ai provini, arricchito della classe del cornettista e trombettista Dallas Elmer ‘Muffle Jaws’ Chambers (1897-1952), venne selezionato, maturando intesa al trascorrere delle notti, tale da soddisfare ogni domanda; con Redman dedito a personalizzare gli arrangiamenti dando evidenza alle individualità, libertà d’improvvisazione profilando prospettiva, presto concretizzata, di suddividere la band in sezioni dialoganti in contrappunti, botta e risposta, originando un suono inedito, sofisticato ed armonioso, calamitante l’interesse di pubblico e giovani artisti ansiosi di mettersi in mostra e da cui Fletcher mai distrasse sguardo.

Dopo sette mesi al Club Alabam, il gruppo si misurò col Roseland Ballroom, esclusiva sala da ballo situata nella West 52nd Street di Manhattan ed ingaggio, previsto di breve durata, si sarebbe protratto un quinquennio, con Henderson finalmente felice di accogliere Louis Armstrong, oltre al clarinettista William ‘Buster’ Bailey (1902-1967). Rapidamente la band acquistò popolarità sino ad essere considerata la miglior orchestra nera in suolo newyorkese; un tripudio d’estrosità che gettò le basi per il fiorire, al concludersi degli anni Venti, dello Swing, tecnica e poi genere delineato dal peculiare ritmo elettrico e dondolante definitivamente impostosi nel decennio successivo al 1935.
 
La storia di Fletcher Henderson, colui il quale, compositore, arrangiatore, direttore d’orchestra e pianista jazz, scrisse indelebile pagina di storia della musica, contribuendo al sorgere dello Swing e all'evoluzione delle Big Band • Roseland Ballroom • Terzo Pianeta • https://terzopianeta.info
 
La storia di Fletcher Henderson, colui il quale, compositore, arrangiatore, direttore d’orchestra e pianista jazz, scrisse indelebile pagina di storia della musica, contribuendo al sorgere dello Swing e all'evoluzione delle Big Band • Club Alabam • Terzo Pianeta • https://terzopianeta.info
 
Il 1924 fu anche l’anno in cui Fletcher s’abbandonò all’amore, unendosi in matrimonio, il 25 dicembre, con la musicista Leora Meaux (1891-1956), appena separatasi dal trombettista Russel Taylor ‘Pops’ Smith (1890-1966) orbitante l’orchestra dal ’25 al ’41 e che ella aveva sposato, vedovo della prima moglie Dorcas Blackburn, il 14 marzo 1918, rivelandosi per Henderson, amorevole compagna, costantemente disponibile in sincero ascolto, sollievo e confronto nell’incedere, l’uno accanto all’altro, sul tragitto dei loro destini intersecati.
 

La storia di Fletcher Henderson, colui il quale, compositore, arrangiatore, direttore d’orchestra e pianista jazz, scrisse indelebile pagina di storia della musica, contribuendo al sorgere dello Swing e all'evoluzione delle Big Band • Fletcher Henderson Orchestra, 1925 • Terzo Pianeta • https://terzopianeta.info

Da sinistra: Howard Scott, Coleman Hawkins, Louis Armstrong, Charlie Dixon, Fletcher Henderson, Kaiser Marshall, Buster Bailey, Elmer Chambers, Charlie Green, Ralph Escudero, Don Redman, 1925


 

Fletcher Henderson, The Stampede, 1926

 
Nel 1927, Redman si diresse a Detroit entrando nei McKinney’s Cotton Pickers, gruppo Jazz assortito dal batterista William McKinney (1895-1969), un abbandono che di riflesso lasciò priva d’importante impronta identitaria l’ensemble, dodici mesi più tardi nuovamente colpita da un profondo cambiamento di Henderson, a seguito di un incidente stradale in cui insieme ai colleghi venne coinvolto, riportando gravi ferite al collo e alla testa, nell’immediato sciogliendo la band, per poi ricomporla circa un trimestre dopo, in funzione della ripartenza alla stagionale riapertura del Roseland Ballroom, palesandosi, nel 1929, la possibilità di occupare il golfo mistico in sostituzione dell’orchestra di Edward KennedyDukeEllington (1899-1974), per lo spettacolo teatrale a sfondo razziale Horse Shoes di Vincent Youmand (1898-1946) alla direzione d’orchestra d’uno spettacolo teatrale, tuttavia saltata causa disaccordi amministrativi.

Nel progetto era previsto un considerevole ampliamento dell’impianto di musicisti, Henderson decidendo d’affidare direzione, data la novità dell’esperienza, all’amico Bert Hall, partecipando come semplice pianista, ma non immaginando ch’egli avrebbe silurato, tranne lui, quasi tutti i componenti del gruppo, persino Armstrong, rimpiazzandoli con artisti bianchi; accaduto per cui, risentiti, i musicisti liquidati addebitarono ad Henderson imperdonabile colpa di non essersi opposto ad ingiustificata esclusione.

Nonostante la rovinosa caduta e le devastanti ripercussioni del crollo di Wall Street, il viaggio di Fletcher Henderson parve rianimarsi a cominciare dal desiderato reperimento, nel 1930, d’adeguato successore di Redman, nel trombettista, sassofonista e arrangiatore, Bennet LasterBennyCarter (1907-2003), dal percorso a tratti condiviso con Horace Henderson, che nel 1935 sarebbe approdato nel fraterno complesso.

Fletcher s’immerse in creazione, registrazioni, spettacoli, arrivando a dirigere un intero reggimento di musicisti e cristallino estro compositivo, benché responsabile assoluto del sorgere di un’inedita era musicale, non venne premiato, ma a raccoglierne ispirazione e vantaggio guadagnando scettro di Re dello Swing, il clarinettista, compositore e direttore, Benjamin David ‘Benny’ Goodman (1909-1986), per il quale, fra il 1934 e il 1940, realizzò più di 300 orchestrazioni, continuamente reinvestendo i ricavi e nel 1939, decidendo di sancire con lui stabile cooperazione, godendo della tranquillità di una sicura e puntuale retribuzione, in maniera non del tutto cortese, d’improvviso affrancandosi dai propri compagni.

Dibattuto tra concerti e arrangiamenti, saltando da Goodman alla Roseland Ballroom, nel 1949, ripetendo tournée con Ezhel Water, affaticamento cardiaco frenò corsa di Fletcher Henderson, imponendogli pausa da vocazione interrotta nel 1950 per chiamare a sé Eddie Barefield (1909-1991), John Brown, Lunceford Jimmy Crawford (1910-1980), Lucky Thompson (1924-2005), Dick Vance (1915-1985) e tornare ad esibirsi al pianoforte al Café Society Downtown di Greenwich Village; ma ineluttabile, dopo un biennio forzatamente trascorso nella quiete d’un cuore sempre più stanco, epilogo di straordinaria parabola giunse il 29 dicembre 1952, donando alla storia la poetica d’uno dei maggiori interpreti e artefici dell’evoluzione del Jazz, concependone seducenti e pionieristiche ritmiche, nonché magnanimamente setacciandone i sentieri, portando alla luce, senza margine d’errore, talenti ansiosi d’opportunità, peraltro sempre preoccupandosi d’offrire loro abiti consoni e dignitosi.

Innate ed encomiabili qualità, malauguratamente avversate da una scarsa attitudine gestionale che lungo un cammino costellato da gratificazioni, non di rado si rese ostacolo, tanto a livello interpersonale, faticando a controllare le umane divergenze all’interno delle diverse orchestre, quanto nell’assiduo impegno di procurare fondi per formare e sostentare le stesse, nondimeno consegnando al tempo opera, benché solamente al tramontare del XX secolo, ne venne pacificamente riconosciuto valore ed annoverato tra i monarca dello Swing.

Una buona cosa della musica, è che quando ti colpisce non senti dolore.
Bob Marley

 
 

Fletcher Henderson, After The Storm

 

Fletcher Henderson, After You’ve Gone

 

Fletcher Henderson, A New Kind Of Man

 

Fletcher Henderson, Back in your own back yard

 

Fletcher Henderson, Big John’s Special

 

Fletcher Henderson, Can You Take It

 

Fletcher Henderson, Chris and His Gang

 

Fletcher Henderson, Cold Mamas Burn Me Up

 

Fletcher Henderson, Comin’ And Goin’

 

Fletcher Henderson, D Natural Blues

 

Fletcher Henderson, Don’t Forget You’ll Regret Day By Day

 

Fletcher Henderson, Doo Doodle Oom

 

Fletcher Henderson, Go Long Mule

 

Fletcher Henderson, Blue Moments

 

Fletcher Henderson, All God’s Chillun Got Rhythm