Riflessologia plantare: cos’è, storia e benefici
Cos’è la riflessologia plantare? La riflessologia plantare è una pratica, appartenente al ramo della medicina alternativa, secondo cui è possibile dare beneficio a specifiche parti del corpo attraverso la manipolazione di determinate zone dei piedi.
Secondo la riflessologia plantare, quindi, a ogni parte del piede corrisponderebbero organi, articolazioni, ghiandole o strutture ossee e nervose specifiche.
La riflessologia si dice plantare in quanto l’esperto di questo tipo di massaggio va proprio a stimolare, attraverso massaggi e pressioni, la pianta del piede. Per fare ciò, nella maggior parte dei casi, si serve esclusivamente delle proprie dita senza ricorrere a oli o altre sostanze.
Per fugare ogni dubbio, è necessario sottolineare che non ci sono studi e analisi medici che hanno finora dimostrato l’efficacia della riflessologia plantare. Nonostante ciò sono tante le persone che decidono di rivolgersi a specialisti per provare questa tecnica di massaggio anche solo per rilassarsi e trovare una via di fuga dallo stress di tutti i giorni.
Per questo motivo, formarsi su questa tipologia di massaggio rappresenta un importante sbocco professionale. Vedi questo sito per sapere come partecipare a un corso per massaggiatori a Milano.
Breve storia della riflessologia plantare
Le prime tracce di riflessologia plantare risalgono addirittura all’Antica Cina e all’Antico Egitto. Si tratta, quindi, di una pratica di origini antichissime. Alcuni studi, inoltre, hanno evidenziato che una pratica molto simile fosse in voga anche presso le tribù indiane del Nord America.
Se in quei tempi si trattava principalmente di semplici massaggi ai piedi, il concetto moderno di riflessologia plantare si deve al medico americano William H. Fitzgerald. Fu infatti lui nel 1913 ad affermare che la pressione di alcuni punti dei piedi aveva un effetto anestetico in altre zone del corpo. Sempre secondo il medico statunitense, questi effetti anestetici potevano essere sfruttati negli interventi chirurgici di lieve entità.
Il pensiero di William H. Fitzgerald fu ripreso e approfondito dal connazionale Edwin Boners che scrisse i primi trattati su quella che, in quel momento, era chiamata terapia zonale.
La mappatura della pianta del piede (e della mano) si deve a Eunice D.Ingham intorno agli anni 30 e 40 del Novecento.
Benefici della riflessologia plantare
Nonostante ci siano ancora diversi dubbi sulla reale efficacia della riflessologia plantare, ci sono alcune condizioni patologiche che i riflessologi sostengono di poter, almeno, alleviare.
A seconda dei punti che il professionista va a sollecitare, infatti, si possono avere benefici a livello dei polmoni, della gabbia toracica e del cuore. Tra le patologie croniche che possono essere sensibilmente migliorate ci sono l’asma, la costipazione (stitichezza) e la sindrome del colon irritabile. Negli ultimi due casi si interviene sui punti del piede che corrispondono all’intestino.
La riflessologia plantare, inoltre, è utilizzata in ambito sportivo per alleviare eventuali dolori al ginocchio dovuti a infortuni. I maggiori benefici, però, sono spesso legati al miglioramento dei disturbi dovuti allo stress eccessivo.
Il riflessologo, in questo caso, effettua massaggi e pressioni sulle zone del piede che corrispondono al cervello, al collo, all’apparato digerente e alla colonna vertebrale.
Disclaimer: “Questi testi non vanno intesi come indicazioni di diagnosi e cura di stati patologici, pertanto è sempre consigliato rivolgersi al proprio medico curante”.
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