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Blog dei Lettori: “Reddito e Lavoro”

 
 

di Enea Di Marzio

 
 
I mass media non fanno altro che proporre il dibattito su come rilanciare l’economia italiana e politici ed economisti si dividono tra riduzione dei costi per le imprese, sistemi fiscali progressivi, proporzionali, flat tax al 15% e al 25%.

Al di là del fatto che non vedo progresso in una tassazione unica per la quale il milionario paga identica percentuale del povero, nessuno sembra aver capito che il punto centrale sono i consumi.

In Italia si parla di 5 milioni di persone in condizione dipovertà assoluta“, un dato questo che palesa l’impossibilità di assunzione da parte delle aziende, semplicemente perché non c’è domanda!

Molto banalmente, l’economia di un paese riparte se la gente ha denaro da spendere in cibo, vestiti, auto, vacanze, sono i consumatori che mettono le imprese nella condizione di cercare nuovi dipendenti.

Consumatori che al contempo fanno sì che nuove aziende possano essere aperte, senza il timore di trovarsi pieni di debiti o essere costretti a chiudere nell’arco di un paio di anni.

La prima e più semplice soluzione è il reddito di base, di cittadinanza, di sussistenza o reddito minimo universale.
Comunque lo si chiami, dall’attuale situazione l’Italia non si muoverà altrimenti e certo è che l’attuale progetto “reddito di inclusione” che dovrebbe partire a gennaio prossimo, sembra la solita soluzione a metà o “da ritoccare, ma è un inizio”.

Si parla di un minimo di 190 euro fino a un massimo di 490 per una durata di 18 mesi, che spetterà alle famiglie con un ISEE non superiore a 6.000 euro. Un numero ridottissimo rispetto a quanti ne avrebbero necessità e una somma che se non è irrisoria rispetto al bisogno, poco ne manca.

Il Governo stesso, stima che saranno 660 le famiglie a cui spetterà, mentre sappiamo benissimo dai dati ISTAT, che ad oggi sono 1 milione e 619mila le famiglie in povertà assoluta e ben oltre 2 milioni in povertà relativa.
Invece di battibeccare sullo 0,3% in più o in meno rispetto al 2016, al 2015 fino al Rinascimento. Con l’aiuto di economisti, i politici dovrebbero mettere via le bandiere, dimenticare quelle poltrone e dimostrando un minimo di responsabilità, trovare la strada migliore perché disoccupati e pensionati ricevano un reddito, così che possano spendere, oltre che riacquistare dignità.

Per i disoccupati potrebbe essere correlato a proposte di lavoro anche a livello di servizio sociale, come pulire strade, parchi o rive dei fiumi. Lavorare in quelle mense dei poveri sempre più affollate.

Su 28 stati, in Europa sono 22 che per legge hanno un salario minimo e dei 6 rimanenti, solo l’Italia versa in condizioni economiche disastrose, dato che gli altri sono Svezia, Finlandia, Danimarca, Austria e Cipro.

Sono proprietario di una piccola azienda artigianale, negli ultimi 4 anni sono stato costretto a perdere metà dei miei dipendenti, alcuni dei quali sono riusciti a trovare lavoro prima del licenziamento, altri ancora oggi disoccupati, chi perché troppo giovane, chi troppo vecchio e chi senza specifica esperienza.

Ciò che mi sorprende, non è solo come in Italia non si sia arrivati a reazioni violente, ma che a spingere verso un reddito minimo, non siano soprattutto i piccoli e medi imprenditori come il sottoscritto, che dalla necessità di chiedere “ore di straordinario” ai dipendenti, si sono trovati nell’assordante silenzio dei macchinari fermi.