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Blog dei Lettori: “Guerre, odio e l’assenza di istruzione”

 
 

di Jaleh Khabiri

 
 
Sono arrivata in Italia che non avevo neppure l’età per ricordare il viaggio, tantomeno per tenere in mente qualcosa della mia terra, che potessi poi conservare come una fotografia.

I bambini non conoscono differenze, vedono i colori per quello che sono e gli abiti sono semplici indumenti che non hanno nessun valore se non quello di coprirsi e più tardi, diventando qualcosa anche con cui piacersi e piacere.
Nulla più.

Grazie all’infanzia che vivevo, che incontravo, non ho mai sentito la necessità di confrontarmi con una cultura diversa, non era presente nella mia mente un concetto di questo genere. Neppure qualcuno mi ha mai dato motivo di analizzare la parola integrazione“, capirne il significato, guardarne le sfumature.

Non ho mai sentito il dovere di capire o scegliere se essere italiana, oppure iraniana, la mia “patria” di origine, quella dei miei genitori, terra della quale a malapena ne conosco la lingua, la geografia.

Questo fino a pochi anni fa.

L’infanzia si conclude, si diventa adulti e lo si fa in fretta, i “già-adulti” ti vogliono con loro, ti gettano addosso ideali, differenziano tutto e tutto si trasforma in causa. Così le religioni non hanno più un Dio da pregare, ma tradizioni da difendere e altre da affondare, gli abiti, il colore della pelle, sono emozioni e sentimenti per dividere quei bambini che eravamo.
Quando eravamo uguali.

Quando vedo l’amore che la gente riversa nelle parole di Papa Francesco, sorrido. Sorrido perché non hanno nulla di nuovo, sono parole così ovvie, gesti così banali, ma la reazione provocata nelle persone, testimonia quanta stupidità, cattiveria ed ipocrisia, appartengono ai rappresentanti di Stato, fuori e dentro i confini italiani.
 

Istruzione ed emancipazione

 
Sempre più, giornali e televisioni raccontano l’odio dell’uno verso l’altro, giustificandone l’essere, con testimonianze ed interviste ad immigrati più o meno di lunga data, mai, considerandone l’ignoranza; la mancanza di istruzione.

Tutti conosciamo e celebriamo le parole di Nelson Mandela, ovunque nel web leggiamo: «L’istruzione è l’arma più potente che può cambiare il mondo».
Poi di cosa ne facciamo delle parole di questi uomini?

Quanta emancipazione osserveremmo se rivolgessimo domande circa l’integrazione, la tolleranza e le differenze culturali, in tanti piccoli paesi dell’entroterra italiano? Quanta ne avremmo trovata se le stesse domande fossero state fatte anni addietro, quando l’istruzione non era ancora alla portata di tutti, quando pochi chilometri, rappresentavano notevoli distanze anche fra cittadini della stessa etnia o religione?

Quando la distanza tra centro urbano e periferia, era più ampia di quella che oggi può intercorrere tra un cittadino di New York e un indio del Sud America.
Sì, perché ormai un sistema globale che vuole tutti al MacDonald, ha corrotto ogni tradizione e popolo, Indios, Masai, Nativi del nord America…tutti uguali, tutti uguali.

Tutti uguali difronte al consumismo, tutti differenti difronte…difronte a cosa?

Io non mi sento, non voglio sentirmi italiana e neppure iraniana.
Non voglio essere riconosciuta perché musulmana, cattolica o cristiana, ebrea o buddista.
Io sono me stessa, nessuna bandiera o morale, io sono un essere umano, voglio chiamarmi con il mio nome ed essere trattata come quella bambina che ero e guardare chi ho davanti, come quei bambini uguali a me.