Divina Commedia: Paradiso, Canto XXXII
Francesco Scaramuzza (1803-1886), L’Arcangelo Gabriele si libra al cospetto di Maria, ca. 1875
San Bernardo, destandosi dall’estasiante incanto della Regina del Cielo, mostra all’Alighieri la disposizione dei beati della candida rosa, profilandone divisione in due settori, delineata da anime ordinate in base a determinata gerarchia piramidale avente al vertice Giovanni Battista ed appunto Maria, posta in posizione centrale e dominante una distinzione della «milizia santa», fondata secondo espressione della fede in Gesù, ovvero tra coloro che in petto strinsero speranza nel futuro avvento del Redentore e i credenti nel regno messianico sulla Terra, quindi designando i beati dell’Antico e Nuovo Testamento.
Acquisita illustrazione dello sconfinato teatro celeste — incluse delucidazioni riguardanti la predestinazione dei bambini innocenti — il vate è dall’abate esortato ad osservar il volto della Madonna, dacché unica fonte in grado di prepararlo alla visione di Cristo, ma il poeta, accogliendo invito, oltre a donar grazia alla propria vita interiore mirandoNe indicibile splendore, altresì assiste a devozional tripudio d’angeli piover su di Lei, preceduto da un messo che, ad ali spiegate discendendo, intona evangelico saluto all’istante ripreso dall’intero Empireo ed altrettanto immediatamente suscitando desiderio in Dante di conoscerne identità; interesse senza attesa soddisfatto apprendendo dalla cistercense guida, esser l’Arcangelo Gabriele, “la mano sinistra di Dio”, dopodiché ricevendo anche rivelazione degli spiriti più nobili ed elevati, fintantoché, cosciente del volgere al termine del tempo concesso al poeta per portar a compimento viaggio ultraterreno, il santo interrompe descrizione e lo incoraggia a tendere sguardo in direzione dell’Altissimo e perché da superbia non sia tratto in inganno, illudendosi di poter avanzar verso mistica comunione contando sulle sole sue forze ed al contrario arretrando, il Dottore e Padre della Chiesa, come aveva anticipato, invoca intercessione di Maria, sollecitando il discepolo a seguire preghiera di misericordia con intima partecipazione, affinché cuor non distragga.

Sala Dante, Villa Giustiniani Massimo, Roma, 1818-28
| Affetto al suo piacer, quel contemplante | |
| libero officio di dottore assunse, | |
| 3 | e cominciò queste parole sante: |
Completamente assorto in contemplazione della Beata Vergine, San Bernardo assume di propria iniziativa il ruolo di guida (Affetto al suo piacer, quel contemplante libero officio di dottore assunse), principiando il seguente sacro sermone (e cominciò queste parole sante):
| «La piaga che Maria richiuse e unse, | |
| quella ch’è tanto bella da’ suoi piedi | |
| 6 | è colei che l’aperse e che la punse. |
“Quella donna bellissima che siede appena sotto la Madonna (ch’è tanto bella da’ suoi piedi) è colei ch’aprì (aperse) e dilaniò (punse) la piaga da Maria guarita ed alleviata per mezzo d’unguenti (richiuse e unse).
San Bernardo, interamente rapito dall’ammaliante magnificenza della Vergine Nostra — Ella al vertice del sacro fiore — avvia precisa delucidazione riguardo alla disposizione dei beati nella Candida Rosa, partendo dalla donna appena sotto di Lei, nel secondo ordine, e svelando trattarsi di Eva, madre di Caino, secondo la ‘Genesi’ figlio ch’ebbe da Adamo, indi il primo uomo nato nella storia dell’umanità, oltre che il primo omicida, avendo assassinato il fratello Abele.
La “piaga che Maria richiuse e unse” è il peccato originale.
| Ne l’ordine che fanno i terzi sedi, | |
| siede Rachel di sotto da costei | |
| 9 | con Bëatrice, sì come tu vedi. |
Nel terzo ordine di seggi (che fanno i terzi sedi) — al di sotto d’Eva (costei) — siede Rachele, ch’è insieme a Beatrice, così come puoi ben vedere.
Rachele fu la seconda moglie di Giacobbe, l’abulica, avvenente e meditativa donna già menzionata nel ventisettesimo Canto di Purgatorio ed ora seduta al fianco di Beatrice, come peraltro anticipato al centoduesimo verso del secondo Canto infernale: “che mi sedea con l’antica Rachele”.
| Sarra e Rebecca, Iudìt e colei | |
| che fu bisava al cantor che per doglia | |
| 12 | del fallo disse ‘Miserere mei’, |
| puoi tu veder così di soglia in soglia | |
| giù digradar, com’ io ch’a proprio nome | |
| 15 | vo per la rosa giù di soglia in soglia. |
Digradando di gradino (soglia) in gradino puoi veder Sara, Rebecca, Giuditta (Iudìt) e colei che fu bisavola (bisava) del cantore il quale, per rimorso (doglia) del peccato (fallo) commesso intonò ‘Miserere mei’.
Rispettivamente alla quarta, quinta, sesta e settima “soglia” son situate talune donne dell’Antico Testamento, a partire da Sara, moglie d’Abramo e madre d’Isacco; Rebecca, nuora di Sara, nonché madre d’Esaù e Giacobbe; Giuditta di Betulia, meritoria decapitatrice del re degli Assiri Oloferne, come indirettamente tratteggiato in ventesima terzina del dodicesimo Canto purgatoriale: “Mostrava come in rotta si fuggiro li Assiri, poi che fu morto Oloferne, e anche le reliquie del martiro”; infine Ruth, sposa del biblico Booz e bisavola di re David, il cui ‘Miserere mei’ innanzi riecheggiante nel ventitreesimo Canto di Purgatorio.
| E dal settimo grado in giù, sì come | |
| infino ad esso, succedono Ebree, | |
| 18 | dirimendo del fior tutte le chiome; |
E dal settimo gradino (grado) in giù, così come fino allo stesso, si succedono altre altre ebree, suddividendo in due l’intera corolla della Candida Rosa (dirimendo del fior tutte le chiome);
| perché, secondo lo sguardo che fée | |
| la fede in Cristo, queste sono il muro | |
| 21 | a che si parton le sacre scalee. |
difatti (perché) — in base a com’era indirizzata (secondo lo sguardo che fée) la fede in Cristo — queste donne costituiscono la linea di confine (sono io muro) che separa i petali della santa scalinata (a che si parton le sacre scalee).
La fila delle donne ebree citate rappresentano la colonna delimitante i due emicicli della Candida Rosa, fra loro uquipollenti e speculari.
| Da questa parte onde ’l fiore è maturo | |
| di tutte le sue foglie, sono assisi | |
| 24 | quei che credettero in Cristo venturo; |
Da questa parte ove il fior è completato (maturo) di tutte le sue foglie, sono seduti (assisi) coloro (quei) che credettero in Cristo venturo;
| da l’altra parte onde sono intercisi | |
| di vòti i semicirculi, si stanno | |
| 27 | quei ch’a Cristo venuto ebber li visi. |
dall’altra parte — nei cui nei semicerchi (si stanno) s’intercalano seggi vuoti, stanno coloro che s’orientarono (ebber li visi) verso Cristo venuto.
Nella metà in cui i troni sono esauriti — alla sinistra della Beata Vergine — la fede precedette la nascita del Cristo, viceversa nell’altra metà — alla Sua destra — la credenza si sviluppò in seguito al posar piede sul mondo del Figlio di Dio, a quest’ultima appartenendo i beati del Nuovo Testamento, peraltro luogo in cui vi son ancora posti disponibili.
| E come quinci il glorïoso scanno | |
| de la donna del cielo e li altri scanni | |
| 30 | di sotto lui cotanta cerna fanno, |
| così di contra quel del gran Giovanni, | |
| che sempre santo ’l diserto e ’l martiro | |
| 33 | sofferse, e poi l’inferno da due anni; |
E come in questa zona (quinci) il glorioso scanno della Signora del Cielo e gli altri scanni sottostanti tratteggiano un linea di demarcazione (cerna), egualmente opera nella parte opposta (di contra) il seggio del grande Giovanni, che fu sempre santo, soffrendo il deserto, il martirio e poi sostando nel regno infernale per due anni;
| e sotto lui così cerner sortiro | |
| Francesco, Benedetto e Augustino | |
| 36 | e altri fin qua giù di giro in giro. |
e sotto di lui così furon predestinati a far da cerniera (cerner sortiro) Francesco, Benedetto, Agostino ed altri, fin quaggiù d’ordine (giro) in ordine.
Simmetrico alla Vergine (donna del cielo), è San Giovanni Battista — più volte citato in Commedia — la definizione di “sempre santo” riferendosi all’innata santità in lui albergante fin da quand’era nel materno grembo, il religioso trascorrendo parte d’esistenza nel deserto, venendo martirizzato da Erode ed attendendo un biennio nel Limbo, in quanto la dipartita antecedente, di due anni circa, la crocifissione del Cristo.
Seguono — relativamente a secondo, terzo e quarto “giro”, indi contrapposti ad Eva, Rachele e Sara — San Francesco d’Assisi, protagonista assoluto dell’undicesimo Canto di Paradiso; poi San Benedetto da Norcia — la sua empirea presenza preavvisata a Dante nel ventiduesimo canto di medesima Cantica; in ultimo sant’Agostino, il terzetto co ruolo di “cerner” fra i due emicicli del celeste anfiteatro.
Curiosa a molti dantisti risulta l’assenza dal gruppo di San Domenico, l’ipotesi più verosimile il fatto che la Regola domenicana fosse di derivazione agostiniana.

| Or mira l’alto proveder divino: | |
| ché l’uno e l’altro aspetto de la fede | |
| 39 | igualmente empierà questo giardino. |
Or osserva l’eccelso disegno della Provvidenza (mira l’alto proveder divino): dacché entrambe le posizioni di (ché l’uno e l’altro aspetto de la) fede egualmente popoleranno (empierà) questo giardino.
Ambedue le beate schiere popoleranno in egual misura l’Empireo, il termine “giardino” già presente nel novantasettesimo versetto del trentunesimo Canto di Paradiso, a designar il regno celeste come un venerando roseto: “vola con li occhi per questo giardino”.
| E sappi che dal grado in giù che fiede | |
| a mezzo il tratto le due discrezioni, | |
| 42 | per nullo proprio merito si siede, |
| ma per l’altrui, con certe condizioni: | |
| ché tutti questi son spiriti asciolti | |
| 45 | prima ch’avesser vere elezïoni. |
E sappi che dal gradino (dal grado) intersecante a mezz’altezza (tratto) le due linee divisorie (discrezioni) in giù, non ci si siede per proprio merito, ma per virtù altrui, a determinate (con certe) condizioni: poiché tutti questi spiriti affrancati (asciolti) dai corpi ancor prima che avessero possibilità di scelta morale (vere elezïoni).
San Bernardo spiega all’Alighieri come nella parte bassa della Candida Rosa vi siano le anime di coloro che non ricevettero destinazione per merito personale, in quanto passati a miglior vita prima che fossero in grado di compiere autonome valutazioni etiche fra il bene ed il male, in quanto, per l’appunto, bambini in tenerissima età, anch’essi ripartiti in due semicerchi corrispondenti ed ovviamente non tutti ivi presenti, dacché taluni relegati nel Limbo come enunciato dal quarto Canto dell’Inferno.
| Ben te ne puoi accorger per li volti | |
| e anche per le voci püerili, | |
| 48 | se tu li guardi bene e se li ascolti. |
Lo potrai intensamente percepire dai loro (Ben te ne puoi accorger per li) volti ed anche per le puerili voci, se tu li guardi bene li ascolti con attenzione (bene).
| Or dubbi tu e dubitando sili; | |
| ma io discioglierò ’l forte legame | |
| 51 | in che ti stringon li pensier sottili. |
Or tu sei pervaso da perplessità (dubbi tu) e, dubitando, ti silenzi (sili); ma io sgarbuglierò il fitto nodo (’l forte legame) che in te inviluppa (tistringon) sottigliezze concettualoi (in che ti stringon li pensier sottili).
Dante li potrà riconoscere tanto dalle infantili sembianze quanto dalle fanciullesche voci, il pellegrino scivolando nella valle delle perplessità al constatare come si possa accedere alla salvezza al di fuori di meriti personali.
| Dentro a l’ampiezza di questo reame | |
| casüal punto non puote aver sito, | |
| 54 | se non come tristizia o sete o fame: |
Nella vastità del regno di cieli (Dentro a l’ampiezza di questo reame) non può sussistere alcun punto che sia posizionato a caso (casüal punto non puote aver sito), così come non possono esistere (se non) tristezza (tristizia), sete oppure fame:
| ché per etterna legge è stabilito | |
| quantunque vedi, sì che giustamente | |
| 57 | ci si risponde da l’anello al dito; |
dato che qualsiasi cosa (quantunque) tu veda è stabilita per divin decreto (etterna legge), pertanto legittimamente corrispondendosi (giustamente ci si risponde), quanto l’anello al dito;
| e però questa festinata gente | |
| a vera vita non è sine causa | |
| 60 | intra sé qui più e meno eccellente. |
e pertanto queste creature precocemente passate (festinata gente) alla vita eterna (vera) — non senza motivo (non sine causa) — vi è stata suddivisa all’interno secondo vari gradi di beatitudine (intra sé qui più e meno eccellente).
| Lo rege per cui questo regno pausa | |
| in tanto amore e in tanto diletto, | |
| 63 | che nulla volontà è di più ausa, |
| le menti tutte nel suo lieto aspetto | |
| creando, a suo piacer di grazia dota | |
| 66 | diversamente; e qui basti l’effetto. |
Il re grazie al quale (Lo rege per cui) questo regno di giova dell’immobilità (pausa) di cotanto amore e gioia (diletto), da nessuna (nulla) volontà averne ardito maggiormente (è di più ausa), nel forgiare (creando) la totalità delle anime (le menti tutte) sospirandole col suo lieto sguardo (aspetto), le correda (dota) di grazia in differente misura (diversamente), a proprio piacimento (suo piacer); e qui sia sufficiente appurane il risultato (basti l’effetto).
| E ciò espresso e chiaro vi si nota | |
| ne la Scrittura santa in quei gemelli | |
| 69 | che ne la madre ebber l’ira commota. |
E ciò v’è stato espresso e palesemente notificato dalle Sacre Scritture (vi si nota ne la Scrittura santa), portando l’esempio nei due gemelli che vennero pervasi dalla collera già nel grembo materno (ne la madre ebber l’ira commota).
San Bernardo — con savio zelo ed amorevole sollecitudine — s’avvia a scioglier titubanze nell’Alighieri, lui spiegando che nell’ampio reame celeste non un punto è stato dislocato sommariamente, inoltre non essendo presenti imperfezioni d’alcun tipo e quanto ora visibile dal poeta sia imprescindibilmente correlato a decreti divini, indi non potendo che risultar equa la corrispondenza tra il conferimento d’un determinato seggio e la volontà dell’Altissimo, autorità in base alla quale vengono distribuiti i vari stadi di beatitudine in maniera del tutto differenziata, giacché in base allo spirito che la riceve, il tutto essendo tangibile non solo allo sguardo di Dante, ma divulgato dalle Sacre Scritture nell’esempio dei gemelli Esaù e Giacobbe i quali — sempre secondo la ‘Genesi’ — furono il primo ostico all’Eterno, il secondo a Lui devoto, fra loro divergenti ancor prima di venire al mondo.
| Però, secondo il color d’i capelli, | |
| di cotal grazia l’altissimo lume | |
| 72 | degnamente convien che s’incappelli. |
È di conseguenza opportuno (Però, convien) che la luce di Dio (l’altissimo lume) aureoli (s’incappelli) corrispettivamente (degnamente) di cotal grazia a seconda del colore dei capelli.
La metafora richiama la correlazione fra il conferimento del grado di beatitudine e la congenita dote di grazia propria ad ognuno.
| Dunque, sanza mercé di lor costume, | |
| locati son per gradi differenti, | |
| 75 | sol differendo nel primiero acume. |
Dunque, al netto del loro merito morale (sanza mercé di lor costume), questi bimbi vengono destinati a gradini differenti, esclusivamente in riferimento a vocazione innata (sol nel primiero acume).
| Bastavasi ne’ secoli recenti | |
| con l’innocenza, per aver salute, | |
| 78 | solamente la fede d’i parenti; |
Agli albori del mondo (ne’ secoli recenti), oltre all’innocenza era sufficiente (Bastavasi) la sola fede genitoriale (d’i parenti) al fin d’ottenere la salvezza (per aver salute);
| poi che le prime etadi fuor compiute, | |
| convenne ai maschi a l’innocenti penne | |
| 81 | per circuncidere acquistar virtute; |
passata quell’era iniziale (poi che le prime etadi fuor compiute), per i maschi si rese essenziale la circoncisione (convenne per circuncidere) allo scopo di fortificarne (acquistar virtute) l’innocenti ali (penne).
| ma poi che ’l tempo de la grazia venne, | |
| sanza battesmo perfetto di Cristo | |
| 84 | tale innocenza là giù si ritenne. |
ma non appena giunto (venne) il tempo della grazia, tale innocenza —qualora priva del perfetto battesimo in Cristo — laggiù venne confinata (si ritenne).
I “secoli recenti” durante i quali la fede genitoriale era garanzia di salvezza eterna, sarebbe il periodo intercorrente fra Adamo e Noè, oltre a quello tra Noè e Abramo, ai tempi del quale circoncidere era considerata azione affievolente la carnal cupidigia.
L’espressione “là giù” indica il Limbo, in quanto la circoncisione ritenuta un battesimo imperfetto.
| Riguarda omai ne la faccia che a Cristo | |
| più si somiglia, ché la sua chiarezza | |
| 87 | sola ti può disporre a veder Cristo». |
Adesso volgi sguardo nel volto (Riguarda omai ne la faccia) che maggiormente rassomiglia a Cristo, poiché solamente il suo bagliore (chiarezza) ti può predisporre a vederlo”.
Quasi in conclusion d’esposizione, San Bernardo invita l’Alighieri a volger sguardo verso Maria, al pari di nessuno — affermando — somigliante al Cristo Suo Figlio.
| Io vidi sopra lei tanta allegrezza | |
| piover, portata ne le menti sante | |
| 90 | create a trasvolar per quella altezza, |
| che quantunque io avea visto davante, | |
| di tanta ammirazion non mi sospese, | |
| 93 | né mi mostrò di Dio tanto sembiante; |
Dante vede piovere sopra Maria così tanta beatitudine (allegrezza), portata dalla sante menti create per appositamente volare a quell’empirea altezza, che tutto quanto (quantunque) egli ha visto fino a quel momento (davante) mai lo pervase (non mi sospese) di cotanta meraviglia (ammirazion), tantomeno palesandogli un’immagine così simile alla divina (né mi mostrò di Dio tanto sembiante);
| e quello amor che primo lì discese, | |
| cantando ‘Ave, Maria, gratia plena’, | |
| 96 | dinanzi a lei le sue ali distese. |
e l’Angelo che per primo discende e cantando ‘Ave, Maria, piena di grazia’, distende le proprie ali al di Lei cospetto.

| Rispuose a la divina cantilena | |
| da tutte parti la beata corte, | |
| 99 | sì ch’ogne vista sen fé più serena. |
A divina melodia (cantilena), risponde la totalità della beata corte, così l’aspetto di tutti potenziandosi in splendore (sì ch’ogne vista sen fé più serena).
| «O santo padre, che per me comporte | |
| l’esser qua giù, lasciando il dolce loco | |
| 102 | nel qual tu siedi per etterna sorte, |
| qual è quell’angel che con tanto gioco | |
| guarda ne li occhi la nostra regina, | |
| 105 | innamorato sì che par di foco?». |
“O santo padre, che per me hai acconsentito (comporte) all’esser quaggiù, lasciando il dolce luogo nel quale siedi avendolo avuto in sorte per l’eternità (etterna), chi è quell’angelo che — con copiosa letizia (tanto gioco) — guarda negli occhi la nostra regina, di lei talmente innamorato da rifulgere fiammeggiante (sì che par di foco)?”
| Così ricorsi ancora a la dottrina | |
| di colui ch’abbelliva di Maria, | |
| 108 | come del sole stella mattutina. |
In tal modo l’Alighieri si rivolge (Così ricorsi) ancora alla sapienza (dottrina) di colui che s’appaga attraverso la beltà (ch’abbelliva) di Maria, come fa la stella mattutina nei confronti del Sole.
La “menti sante” sono le intelligenze angeliche — del cui celeste ufficio a volare fra l’Iddio e gli eletti spiriti parla il Canto precedente a questo — una fra le quali, stupenda e sfavillante fin a stordire i sensi, s’adagia su Maria, omaggiandola della prece a Lei dedicata ed alla quale l’intera comunità di beati reagisce intensamente sfolgorando, davanti a tal spettacolo Dante chiedendo le generalità del Messo a San Bernardo, del sapere in capo santa guida compiacendosi “come del sole stella mattutina”.
| Ed elli a me: «Baldezza e leggiadria | |
| quant’esser puote in angelo e in alma, | |
| 111 | tutta è in lui; e sì volem che sia, |
| perch’elli è quelli che portò la palma | |
| giuso a Maria, quando ’l Figliuol di Dio | |
| 114 | carcar si volse de la nostra salma. |
E San Bernardo in risposta all’Alighieri: “Vitalità (Baldezza) e cortesia (leggiadria) — nella quantità che può appartenere alle essenze angeliche o alle beate anime (quant’esser puote in angelo e in alma), è tutta in lui; e noi ne siamo soddisfatti (e sì volem che sia), perch’egli è colui che portò l’Annunciazione (palma) in Terra (giuso) a Maria, quando il Figlio di Dio volle caricarsi del nostro corpo mortale (carcar si volse de la nostra salma).

| Ma vieni omai con li occhi sì com’ io | |
| andrò parlando, e nota i gran patrici | |
| 117 | di questo imperio giustissimo e pio. |
Ma ora segui con lo sguardo quanto sto per dirti (vieni omai con li occhi sì com’io andrò parlando), ed osserva gli spiriti più elevati (nota i gran patrici) di quest’impero celeste, giustissimo e devoto.
Il cistercense spiega al discepolo come nell’Angelo gloriosamente disceso risiedano “baldezza e leggiadria” in quantità impareggiabili, le anime tutte essendone estremamente felici in quanto essendo l’Arcangelo Gabriele, proclamante alla Madonna la sacra gravidanza in lei originatasi per opera dello Spirito santo; detto questo, a Dante viene chiesto di accompagnare con lo sguardo quanto gli verrà esposto sui beati più insigni.
| Quei due che seggon là sù più felici | |
| per esser propinquissimi ad Agusta, | |
| 120 | son d’esta rosa quasi due radici: |
Quei due che siedono lassù, parendo i più felici per esser vicinissimi alla Beata Vergine (propinquissimi ad Agusta), è come fossero le radici di questa Candida Rosa:
| colui che da sinistra le s’aggiusta | |
| è il padre per lo cui ardito gusto | |
| 123 | l’umana specie tanto amaro gusta; |
colui che da sinistra le s’appressa (aggiusta) è il padre a causa del cui prode assaggio (lo ardito gusto), l’intera umanità da lui discendente si trova ora a dover tollerare (gusta) tanto male (amaro);
| dal destro vedi quel padre vetusto | |
| di Santa Chiesa a cui Cristo le chiavi | |
| 126 | raccomandò di questo fior venusto. |
dal lato destro puoi vedere quell’antico (vetusto) padre della Santa Chiesa al quale Cristo diede in custodia (raccomandò) le chiavi di questo bellissimo (venusto) giardino (fior) di Paradiso.
Il vocabolo “Augusta” riaggancia il titolo imperiale romano, qui dedicato a Maria, alla Cui sinistra — in virtù del peccato originale — Adamo, mentre a destra San Pietro, Apostolo al quale il Creatore consegnò le chiavi a simbolo della Chiesa, come raccontato nel ventiquattresimo Canto di Paradiso.
| E quei che vide tutti i tempi gravi, | |
| pria che morisse, de la bella sposa | |
| 129 | che s’acquistò con la lancia e coi clavi, |
| siede lungh’esso, e lungo l’altro posa | |
| quel duca sotto cui visse di manna | |
| 132 | la gente ingrata, mobile e retrosa. |
E colui ch’ebbe in visione — prima di morire — le immani avversità (tutti i tempi gravi) della Chiesa militante, la bella sposa acquisita (s’acquistò) da Cristo con lance e clavi, siede vicino a San Pietro (lungh’esso), e vicino ad Adamo (lungo l’altro) sta adagiato (posa) quel condottiero (duca) sotto la cui guida si cibarono (visse) di manna gli Ebrei, gente ingrata, mutevole (mobile) e indocile (riottosa).
Alla destra di San Pietro siede San Giovanni Evangelista — al quale vennero profetizzate le sciagure imminenti sulla “bella sposa” maritata al Cristo attraverso la sua crocifissione, “lance e clavi” a figurare i chiodi che ne trafissero la carni; alla sinistra di adamo siede invece Mosè, capitanante l’incessante spostamento attraverso il deserto del Sinai, alcuni degli Ebrei al seguito riportati da antiche scritture come ribelli, pigri ed inconvertibili.
| Di contr’a Pietro vedi sedere Anna, | |
| tanto contenta di mirar sua figlia, | |
| 135 | che non move occhio per cantare osanna; |
Di fronte (contr’) a Pietro puoi vedere seduta sant’Anna, tanto contenta nel contemplar (mirar) sua figlia, al punto da non staccarle lo sguardo di dosso, sebben frattanto intonando (che non move occhio per cantare) l’Osanna;
| e contro al maggior padre di famiglia | |
| siede Lucia, che mosse la tua donna | |
| 138 | quando chinavi, a rovinar, le ciglia. |
e dirimpetto al primo progenitore (contro al maggior padre di famiglia) siede Lucia, che incoraggiò (mosse) la tua signora (donna) al soccorrerti, quando abbassasti gli occhi (chinavi le ciglia), rischiando d’indietreggiar (a rovinar).
Sant’anna è la madre di Maria, la qual dalla figli non riesce ad affrancar sguardo per smisurata ammirazione; ella si trova di fronte a San Pietro ed alla destra di San Giovanni, mentre alla di lui sinistra e di fronte ad Adamo è posizionata santa Lucia, colei che convocò Beatrice in soccorso dell’Alighieri, quand’egli, intimorito dalla lupa, fu su punto di ritornare nella selva oscura.
| Ma perché ’l tempo fugge che t’assonna, | |
| qui farem punto, come buon sartore | |
| 141 | che com’elli ha del panno fa la gonna; |
Ma poiché il tempo che t’assonna fugge, chiuderemo qui il discorso (farem punto), come l’esperto sarto (buon sartore) che confeziona la sottana in base alla stoffa disponibile (com’elli ha del panno fa la gonna);
| e drizzeremo li occhi al primo amore, | |
| sì che, guardando verso lui, penètri | |
| 144 | quant’è possibil per lo suo fulgore. |
e direzioneremo sguardo allo Spirito Santo (drizzeremo li occhi al primo amore), così che, guardandolo, tu riesca a penetrare per quanto più possibile nella di Lui luce (per lo suo fulgore).
| Veramente, ne forse tu t’arretri | |
| movendo l’ali tue, credendo oltrarti, | |
| 147 | orando grazia conven che s’impetri |
| grazia da quella che puote aiutarti; | |
| e tu mi seguirai con l’affezione, | |
| 150 | sì che dal dicer mio lo cor non parti». |
Tuttavia (Veramente), affinché tu non arretri muovendoti con le tue sole forze (ali), credendo di procedere oltre (oltrarti), è necessario (conven) che — supplicando misericordia (orando grazia) — tu ottenga (s’impetri) la grazia di colei ch’è in grado di fornirti aiuto (da quella che puote aiutarti); e tu mi seguirai con affezione, per modo da mai distoglier il cuor (sì che lo cor non parti) dalle mie parole (dal dicer mio).
| 151 | E cominciò questa santa orazione: |
Conscio del poco tempo rimanente e del suo celere scorrere, il monaco termina dissertazione illustrativa della Candida Rosa, accingendosi ad implorare l’intercessione della Santa Vergine perché possa l’Alighieri sostenere l’imminente visione di Dio, esortando pertanto il poeta a non distoglier cuore dalla “santa orazione” ch’egli appunto pronuncerà.
Prece di San Bernardo dunque, sancirà principio degli ultimi istanti del viaggio ultraterreno intrapreso dal Sommo: “Vergine Madre, figlia del tuo figlio, umile e alta più che creatura, termine fisso d’etterno consiglio…”
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