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Trapper Nelson: Il leggendario Tarzan di Loxahatchee

 
 
La storia di Trapper Nelson è una misteriosa trama di avventura, leggenda, omicidi. E’ il racconto di un uomo che scelse di vivere in solitudine, unicamente circondato da animali selvatici, privandosi di luce elettrica e acqua corrente, senza però mancar di leggere ogni uscita quotidiana del Wall Street Journal. E’ quella di un hobo, di un giocatore d’azzardo, un cacciatore, di uno che lottava con i coccodrilli e incantava serpenti ed altrettanto le donne. E’ quella di colui che chiamarono Tarzan di Loxahatchee.

Nacque VincentVinceNatulkiewicz, i suoi genitori erano infatti immigrati polacchi giunti in America nel 1903, trovando poi dimora a Trenton, New Jersey, dove il 6 novembre 1908 avrebbe trovato i natali.

Era il secondo di cinque figli e benché il padre avesse trovato impiego in una fabbrica di ceramiche, le condizioni economiche erano più che precarie. La cosciente messa al bando delle pellicce era ancora lontana e pur di rimediar qualche moneta da portare a casa, già da bambino, si mise a catturar topi muschiati nelle paludi del paese. Inoltre, dato che entrambi i genitori non conoscevano una parola d’inglese, tanta era la paura che potessero venir fregati che ogni qual volta andavano ai mercati locali, li seguiva senza perderli d’occhio un istante, approfittando anche del fatto che tra le materie scolastiche quella in cui dava prova di eccellere era la matematica.

Nel 1921, quella serenità vissuta tra mille difficoltà venne spezzata dalla morte della madre e la situazione peggiorò quando tempo dopo il padre convolò a seconde nozze, la situazione si fece insopportabile, tanto per lui quanto per il fratello Charlie, maggiore di 8 anni.

Trascorsero stagioni e dalla cattura di marmotte e lontre intorno al vicino lago Carnegie, Vince era stato assunto come operaio alla costruzione del Casimir Pulaski Skyway, l’ambizioso ponte dedicato al padre della cavalleria americana, che richiese una spesa di 20 milioni di dollari, il più costoso dell’epoca, aprì nel 1932 e dall’American Institute of Steel Construction venne premiata come Most Beautiful Steel Bridge, la più bella struttura d’acciaio.

Lui non ne vedrà la conclusione, dopo esser stato lasciato dall’amata, una donna sposata che alla fine gli spezzò il cuore tornando dal marito, decise di andarsene a veder gli Stati Uniti come un hobo, quegli spiriti liberi e irrequieti da mille luoghi e lavori cantati da scrittori e poeti come London, Davies, Kerouac. Lo seguirono il suo miglior amico John Dykas e Charlie.

Si affidarono alla rete ferroviaria e si diressero a ovest, verso il Colorado, dopodiché partirono alla volta del Texas attraversando il territorio da nord a sud, sino ad arrivare sulle rive del Rio Grande. Per sostenersi durante il viaggio, non avevano fatto altro che catturare e vendere animali, ma come si azzardarono a guadare il fiume entrando in Messico, Vince fu arrestato.

La rivoluzione infuriava e mentre era impegnato a sistemare le trappole lungo corso d’acqua, si vide improvvisamente circondato da un manipolo di Federales, sicuri d’aver beccato un trafficante d’armi al servizio dei ribelli e niente servì per convincerli del contrario.

Dopo settimane di reclusione però, le autorità lo lasciarono andare e a fargli cambiare opinione non era stata l’effettiva mancanza di prove, quanto piuttosto la voracità dell’imponente prigioniero. Il futuro Tarzan era infatti un colosso di 193 cm per 110 kg e in quella sua forzata permanenza dietro le sbarre aveva divorato le scorte di cibo a disposizione dei militari.

Era finalmente tornato in libertà ed insieme ai compagni Charlie e John, la disavventura non ne aveva placato lo spirito del trio e dopo aver individuato la California come prossima meta, saltarono sul primo treno.

Qualcosa però andò storto e si trovarono nel bel mezzo dell’immensa distesa desertica del Mojave, la più arida del Nord America e stavolta le ingegnose trappole non li avrebbero aiutati. Anni dopo Trapper Nelson racconterà che sarebbero morti se non avessero avuto la fortuna d’imbattersi in un frutteto: «Le arance erano enormi, quasi come meloni e avevano un sapore terribilmente aspro, però mi hanno salvato la vita». In seguito, scoprì d’essersi abbuffato di pompelmi.

Sopravvissuti per miracolo a sole e fame, pensarono bene di far ritorno a Trenton, tuttavia, neanche la grazia ricevuta poté nulla contro il terrore dell’inverno alle porte, quando le gelide temperature del New Jersey si abbassano fino a sfiorare i 20°C sottozero, per cui all’orizzonte stavolta c’erano le accoglienti spiagge della Florida. Partirono in treno, nel settembre del 1931, quando le ripercussioni della Grande Depressione avevano appena iniziato ad affliggere l’America e il resto del mondo.

Come al solito si erano infilati in un carro merci e non appena il convoglio rallentò la corsa per prepararsi alla fermata, preso da curiosità, Vince gettò un’occhiata fra le assi che costituivano la parete del vagone per aver un’anteprima e vide che ad attenderli c’erano montagne di pesce, ostriche, crostacei. Si trovavano a Jupiter, un piccolo paese che il passaggio di un uragano aveva devastato nel ’28 e l’esigua comunità, neanche 300 anime, era ancora alle prese con il lungo processo di ricostruzione. Non c’era niente se non il villaggio di pescatori e un ristorante gestito da Bessie e John DuBois.
La storia di Trapper Nelson è una misteriosa trama di avventura, leggenda e omicidi. E' il racconto di un uomo che scelse di circondarsi di belve; di un hobo, che incantava serpenti e altrettanto le donne. E' quella di colui che chiamarono Tarzan di Loxahatchee.(terzopianeta.info)

 
Non esisteva ragione per andarsene, così trovarono un anfratto nei pressi della spiaggia, lo coprirono e sistemarono conferendogli vagamente l’aspetto di una capanna ne fecero la loro nuova casa. I due fratelli Natulkiewicz, senz’altro motivo se non quello di aver un cognome che le persone avrebbero potuto pronunciare con maggior facilità, diventarono Vince e Charlie Nelson.

Passavano le giornate pescando, piazzando trappole, nonostante la crisi c’era ancora chi pagava 15 dollari per una malcapitata lontra o un povero procione e il denaro, poco o tanto che sia riesce sempre a suscitar invidia e crear discordia. Dykas prendeva la sua parte di guadagno senza però darsi abbastanza da fare, o almeno questo era ciò che lamentava Charlie e l’esasperazione arrivò a tal punto, che il 17 dicembre, a soli 3 mesi dal loro arrivo in Florida, questi si presentò al distretto di polizia di West Palm Beach e si autodenunciò per omicidio.

Dopo l’ennesimo litigio gli aveva sparato dritto in fronte uccidendolo all’istante: «Finalmente, ne avevo abbastanza – confessò agli agenti – gli ho detto di consegnarmi la mia parte entro 15 minuti, altrimenti l’avrei fatto fuori».

Non immaginando che il compare potesse arrivare a tanto, Dykas se ne rimase in silenzio e come nulla fosse proseguì a cucinarsi la colazione, ma scaduto il tempo concesso, alle 8:30 in punto, la rabbia di Charlie esplose in un colpo letale. Come ogni mattina Vince si era levato presto per andare a controllare le trappole, per cui non aveva visto, né sentito nulla, eppure, al momento del processo non esitò a testimoniare contro di lui.
Per l’amico John ebbe parole d’affetto, lo descrisse come un brav’uomo e un abile cacciatore, aggiungendo di non aver mai avuto niente da rimproverargli, mentre con coraggio e ovvie difficoltà, ammise che i problemi fra loro nascevano sempre a causa del fratello.

Fu condannato a 20 anni di galera da scontare nel penitenziario di Raiford, a circa 500km a nord di Jupiter, ma non lasciò l’aula senza prima aver giurato vendetta, espressa minaccia di morte che rivolse anche al giudice Curtis Chillingworth.

 

Trapper Nelson: il Tarzan di Loxahatchee

Solo e con il cuore affranto, Nelson fece ritorno a Trenton e trovando lavoro in un caseificio, tuttavia, non riuscì a resistere più di un anno e così scese nuovamente in Florida. Questa volta alla spiaggia preferì le zone interne e si ritirò fra i boschi di Loxahatchee trovando riparo in un rifugio abbandonato, situato in un terreno a cui si poteva accedere solo risalendo il fiume.

Gli eventi lo avevano cambiato, lo spinsero ad isolarsi e come un eremita, in quell’angolo di natura incontaminata ricominciò tutto d’accapo. Si procurò una ascia, ne modificò il manico per renderlo adatto alla proprie, enormi, mani e dopo aver congegnato un sistema d’irrigazione, piantò alberi da frutta: ananas, aranci, limoni, ciliegi, guava, mandorli e i pompelmi che a sua insaputa gli salvarono la pelle.

Continuava a catturare animali e la dilagante crisi economica gli consentì di utilizzare i proventi per acquistare vaste aree di terra che erano finite alle aste giudiziarie. Aveva 25 anni, era cominciata una nuova fase della sua vita e come aveva fatto in precedenza, volle benedirla cambiando anche il nome di battesimo e da allora tutti l’avrebbero conosciuto come Trapper Nelson, d’altro canto chi meglio di lui poteva fregiarsi dello pseudonimo di ‘Cacciatore’.

Nel frattempo si era sparsa la voce di questo strano individuo e nell’immaginario collettivo il pensiero andò immediatamente al personaggio di Edgar Rice Burroughs e che solo un anno prima, nel 1932, con il volto del pluridecorato campione di nuoto Johnny Weissmuller, aveva raggiunto la fama mondiale: Tarzan.

Intorno alla sua figura andava crescendo curiosaggine, tutti si chiedevano se quello che si sentiva dire in giro fossero solo leggende o se lontano da tutto e da tutti, vivesse davvero un uomo selvaggio.

I più intrepidi si addentrarono nel bosco, raggiungendo di soppiatto la capanna che un tempo era stata usata dai cacciatori. Trapper Nelson se ne accorse e dette loro ciò che si aspettavano di vedere uscendo allo scoperto tenendo un grosso serpente indaco orientale appeso al collo. Da allora il via vai divenne continuo e dopo qualche tempo, a fargli visita andavano anche i turisti e lui accontentava tutti mostrando loro il luogo, gli animali, tra cui c’erano anche gatti selvatici, pantere, alligatori contro i quali lottava regalando spettacolo nello spettacolo.

La storia di Trapper Nelson è una misteriosa trama di avventura, leggenda e omicidi. E' il racconto di un uomo che scelse di circondarsi di belve; di un hobo, che incantava serpenti e altrettanto le donne. E' quella di colui che chiamarono Tarzan di Loxahatchee.(terzopianeta.info)

Nel 1938 realizzò che avrebbe potuto trasformarla in un’attività remunerativa, così allestì l’area con tavolini, griglie, fece piccoli souvenir e infine l’insegna che recitava Trapper’s Zoo e Jungle Garden e per accedervi, fisso il prezzo a 50 cents per gli adulti e la metà per i bambini che sempre più lo adoravano.

Gli affari decollarono e gran parte degli incassi continuò a destinarla per espandere la proprietà, tanto che arrivò a possedere quasi 500 ettari di terreno. Era gentile, garbato nei modi, ai visitatori offriva da mangiare cucinando per loro e questi non facevano che scattargli fotografie portando quel gigante buono oltre i confini della Florida. In men che non si dica industriali, alto-borghesi, aristocratici, personaggi influenti di West Palm Beach accorsero per conoscerlo e con loro celebrità come Gary Cooper, Edsel Ford, il campione dei pesi massimi Gene Tunney.

 

Le inquietudini e la misteriosa scomparsa 

Lontano dalle comodità e proprio agio fra insidie e pericoli, Trapper Nelson affascinava chiunque, ma il deflagrare del conflitto mondiale stravolse la sua esistenza, sebbene non sia stato fra coloro che videro la tragedia con i propri occhi.

Per evitare la chiamata alle armi sposò una cameriera di nome Lucille Gee, l’espediente però ebbe esito negativo, fu arruolato e spedito in Texas. Tuttavia, pochi mesi dopo, per uno strappo muscolare procuratosi durante le esercitazioni, gli venne concesso un periodo di riposo e tornò a casa, ma solo per scoprire che la moglie aveva una relazione. Divorziarono e lui proseguì il servizio militare a Camp Murphy, una delle quattro basi segrete dove i soldati venivano addestrati per la creazione e gestione di sistemi di comunicazione e informazione per il comando e il controllo delle forze armate, le altre erano Fort Monmouth nel New Jersey, Camp Crowder nel Missouri e Camp Kohler in California.

All’alba degli anni ’60, l’uomo affabile ed espansivo che accoglieva tutti con calore, si era fatto diffidente nei confronti degli estranei e ancor più verso un governo che improvvisamente sembrò accanirsi contro di lui. Ad un brusco aumento delle tasse sulle sue proprietà, seguirono sistematici controlli da parte di ispettori della sanità pubblica e non c’era volta senza che Nelson non fosse chiamato ad osservare una normativa, apportare modifiche, innovamenti. Cercò di assolvere ogni richiesta, ciononostante i funzionari non si mostrarono soddisfatti e giudicando l’operato insufficiente, lo obbligarono a chiudere lo zoo.

Pressato da uno stato che lo stava gettando sul lastrico, una popolazione che nel periodo postbellico era andata triplicandosi e un conseguente sviluppo urbano, si sentì improvvisamente soffocare. Avvertiva il peso dei terreni, c’erano le imposte da pagare e in mancanza di una fonte di reddito, vedeva i risparmi volatilizzarsi. Presto arrivò il momento in cui fu costretto a chiedere un prestito e quell’uomo, in grado di condurre una vita quanto più spartana, affrontando e catturando belve d’ogni specie senza il minimo timore, appariva disorientato e debole.

Rese la fattoria irraggiungibile piazzando tronchi d’albero lungo i sentieri e sul fiume, per scoraggiare ulteriormente le persone ad entrare nelle sue proprietà, disseminò cartelli con la persuasiva scritta ‘Pericolo: Mine Antiuomo’ e per sentirsi maggiormente al sicuro, iniziò a portar con sé un fucile a pompa calibro 12.

Anche i pochi amici fidati, se volevano andarlo a trovare dovevano avvisarlo in anticipo, altrimenti lo avrebbero visto quelle rare occasioni in cui si recava in città per sbrigare qualche commissione.

Sempre più isolato dal resto del pianeta, nel maggio del 1968 Trapper Nelson scrisse una lettera alla sorella informandola circa l’interesse all’acquisto delle sue proprietà da parte del parco statale della Florida e stavano appunto negoziando. L’accordo gli riconosceva il diritto vita natural durante di rimanere e avere piena gestione della sua area, dichiarando quest’ultima zona protetta, ma soprattutto, faceva di lui un milionario.

Il 30 luglio era atteso da John DuBois, fra i due era nata una solida amicizia, si erano dati appuntamento in città, ma Nelson tardava ad arrivare e il ristoratore, cosciente del fatto che per quanto gli eventi lo avessero cambiato, non era il tipo che avrebbe mancato ad un impegno preso, decise di raggiungerlo a casa nel caso gli fosse capitato qualcosa.

Una volta raggiunta vide che tutto era in ordine, ma di Trapper neanche l’ombra, così DeBois si diresse verso la ‘chickee’, la capanna tradizionale dei Seminole non distante dalla dimora e lì, lo trovò riverso sulla sabbia, morto, con un foro d’arma da fuoco nell’addome e il fucile a pochi metri dal corpo.

Non c’erano segni di lotta, né alcuna impronta sulla rena, poteva quindi essersi ucciso. Da tempo andava dicendo di provare forti dolori allo stomaco e si era convinto d’esser gravemente malato, ma la sfiducia che aveva verso il prossimo si era estesa anche la classe medica. Inoltre era sempre più solo, triste, però le persone a lui vicine notarono come quel modo di togliersi la vita, con un colpo sparato in verticale dal ventre alle nuca, strideva con la conoscenza delle armi che l’uomo aveva sempre dimostrato, troppi margini di errore.
Perché non direttamente alla testa?

Nelson aveva molti nemici fra i cacciatori e non ultimo il fratello Charlie, uscito dal carcere con una promessa da mantenere negli anni ’50, giusto in tempo per essere sospettato della morte del giudice Chillingworth e della moglie Marjorie McKinley. Comunque sia, il caso fu immediatamente archiviato come suicidio, senza neanche considerare il fatto che la vittima, entro pochi giorni sarebbe diventato un uomo ricco.

Alla fine degli anni ’70, lo Stato della Florida pagò 1,3 milioni di dollari per acquistare gli 857 acri di proprietà di Trapper Nelson e annetterli al Jonathan Dickinson State Park, mentre nella primavera del 1984, nascoste dentro il camino di casa sua furono trovate monete per un valore complessivo di 1.829,46 dollari.

La storia di Trapper Nelson è una misteriosa trama di avventura, leggenda e omicidi. E' il racconto di un uomo che scelse di circondarsi di belve; di un hobo, che incantava serpenti e altrettanto le donne. E' quella di colui che chiamarono Tarzan di Loxahatchee.(terzopianeta.info)A partire dagli anni ’90, andarono moltiplicandosi le testimonianze di persone pronte a giurare di averlo visto. La prima fu una guardia del parco, poi due uomini dissero di essere stati colpiti da lui mentre erano in canoa; Rose Watson, residente presso la strada che il vecchio hobo era solito compiere per fare rifornimento, ha più volte dichiarato di averlo incontrato e con lei molti altri. Qualcuno affermando di averlo notato sul molo, oppure intento ad allontanare i visitatori dai cimiteri dei nativi ed ancora dietro i vetri di casa sua e decine di campeggiatori, hanno riferito di aver spesso udito strani rumori, voci, suoni di passi, come se qualcuno stesso loro camminando accanto.

Trapper Nelson aveva 59 anni e le ceneri furono adagiate sulle acque del fiume Loxahatchee.