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Thomas Sankara, un Rivoluzionario (in)Dimenticato

 
 
L’attuale momento storico, segnato dall’esodo di migliaia di bambini, donne e uomini che dalle coste africane, tentano in ogni modo di raggiungere l’Europa, impone riflessioni tanto sul passato, quanto su un presente fatto di sfruttamento di risorse umane e naturali, conseguenza di accordi politici ed economici.

Comprendere l’Africa nella sua complessità, significa compiere un’analisi cominciando dal cambiare – tramite conoscenza – quella visione “uniforme” che l’occidente ha di una terra e di una storia, che invece porta in sé una moltitudine di culture, tradizioni e realtà distanti e differenti tra loro.

Significa prendere in esame gli effetti sociali e politici della colonizzazione e un aiuto, è certamente il ricordo di uno tra gli uomini più significativi ed importanti della storia non solo africana, Thomas Sankara, ex presidente del Burkina Faso, ucciso nel 1987.
 
Thomas Sankara
 
Pochi sono stati capaci di risposte reali e lungimiranti, pochi potrebbero incarnare come Sankara, la svolta decisiva non solo per l’Africa.
Un continente saccheggiato e legato ad un passato che non si è mai concluso.

Il “presidente ribelle“, come veniva chiamato, ancor prima di diventare leader del proprio paese, fu nominato Segretario di Stato nel 1981, carica dalla quale si dimette appena un anno dopo per i contrasti con un regime, da lui considerato antidemocratico.

La visione politica di Thomas Sankara, era semplicemente dettata da un’estrema filantropia con la quale ha combattuto contro ogni forma di oppressione, corruzione e in nome dei diritti umani.

Con un golpe ai danni di Jean-Baptiste Ouédraogo, il 4 agosto del 1983, diventa presidente di quello che fino ad allora era conosciuto come l’Alto Volta, questo il nome dato al Paese dai colonialisti francesi.
Un anno dopo dall’inizio del mandato, ribattezza la sua terra Burkina Faso, testualmente “Terra degli uomini integri“, facendogli anche dono di un inno dal titolo “Solo una notte” e più noto come “Inno della vittoria”.

Vicino alle teorie marxiste di Adama Touré, professore e attivista che nel 2001 ha pubblicato “Ma lutte du collège à la révolution de Thomas Sankara“, mostra immediatamente poca familiarità con la diplomazia, tanto cara ai politici per mantenere buoni rapporti, troppe volte sorvolando sui diritti e le reali necessità dei popoli.

Sankara infatti, mentre si adopera in favore delle classi più umili e promuove l’economia locale tramite attività manifatturiere e produzione alimentare, va in aperto contrasto con i potenti.
Critica gli Stati Uniti per l’invasione di Grenada dell’83, azione volta a sovvertire un governo militare presunto filo-sovietico.

Condanna l’intervento in Afghanistan da parte dell’Unione Sovietica e più volte si scaglia contro con la Francia di Mitterrand, sostenitrice di Pieter Willem Botha, fervente difensore dell’apartheid in Sudafrica.

Il leader burkinabè, sapeva e aveva ben chiara la situazione internazionale, quella del proprio Paese e dell’intero continente africano e certo, non ebbe timore ad esporla anche all’ONU, nel 1984:

“Ci hanno prestato i soldi gli stessi che ci hanno colonizzato. E allora, cos’è il debito se non un neocolonialismo governato dai paesi che hanno ancora pruriti imperiali?. Noi africani siamo stati schiavi e adesso ci hanno ridotto a schiavi finanziari. Quindi, se ci rifiutiamo di pagare, di sicuro non costringeremo alla fame i nostri creditori. Se però paghiamo, saremo noi a morire. Quindi dobbiamo trovare la forza di dire a costoro guardandoli negli occhi che sono loro ad avere ancora debiti con noi, per le sofferenze che ci hanno inflitto e le risorse immani che ci hanno rubato”

Parole lontane, che rispondono e descrivono il presente e che, in assenza di un vero cambiamento, rimarranno di costante attualità.
 
Thomas Sankara
 
Attualità che torna ancora nelle sua lotta per l’emancipazione delle donne africane.
Parole anch’esse, che allora come oggi, si rivolgono ad ogni donna e ad ogni uomo:

“Se la rivoluzione perde la lotta per la liberazione della donna, avrà perso il diritto a una trasformazione positiva della società. Bisogna scardinare il complesso di inferiorità delle donne e il complesso di superiorità degli uomini […] Vedo ciascuna di voi come una madre, sorella, moglie […] Dobbiamo comprendere che la lotta della donna Burkinabè è parte integrante della lotta di tutte le donne del mondo […] L’emancipazione femminile è il cuore del problema della stessa umanità, qui, e ovunque […] Quello che avviene tra le mura domestiche è un riflesso di ciò che accade nella società. La violenza contro le mogli è diffusissima ed è nascosta, taciuta: violenza psicologica, sessuale e fisica […] Chi impedisce alla donna la piena realizzazione di se stessa si comporta allo stesso modo di chi si crede, per nascita o per diritto divino, superiore agli altri uomini”

Avrebbe potuto sopravvivere Sankara, in un pianeta incapace di evolvere?

Il 15 ottobre del 1987, è ucciso ad opera di un commando armato, dietro il quale vi è la mano del collaboratore poi salito al potere, Blaise Compaoré, con l’appoggio dei servizi segreti di Francia e Stati Uniti d’America.

Una vita quella di Thomas Sankara dedicata con tale fervore all’equità e alla giustizia sociale, che la sua voce ha travalicato i confini del Burkina Faso, facendo di lui un eroe per l’intero continente africano e al contempo, un uomo la cui presenza, quanto la sua memoria, dovevano essere cancellati da quel mondo che non poteva accettare idee che invero, non dovrebbero neppure esser considerate rivoluzionarie.

«Se mi ammazzano arriveranno migliaia di nuovi Sankara»

 
Thomas Sankara