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Sampat Pal: La banda del sari rosa

 
 
India, Paese immenso e bellissimo, pieno di fascino con i suoi paesaggi incontaminati e le sue tradizioni millenarie che si perdono nella notte dei tempi ed intrecciano la realtà con il mito e la leggenda. L’India è anche uno dei Paesi più popolosi al mondo, con strade sempre piene di traffico indisciplinato e rumorosissimo e tanti sobborghi di baracche che crescono ai confini delle grande città, pieni di poveri che sperano di trovare una vita migliore nelle metropoli rispetto alla campagna.

I grandi campi coltivati di tè si perdono all’orizzonte e si vedono tante, tantissime donne che raccolgono le foglie migliori con cura e con la grazia innata come solo le donne indiane sanno fare, con i loro sari eleganti e coloratissimi. Le donne in India svolgono compiti fondamentali che si tramandano di madre in figlia da millenni secondo tradizioni che si perdono davvero nei tempi più remoti ma molto, troppo spesso non vengono riconosciute nel loro lavoro e nella loro stessa dignità di esseri umani.

Un giorno, stufa di sentite storie atroci di donne violentate, abusate, trattate come schiave da padri padroni e mariti violenti, una donna si è ribellata ed ha deciso che era arrivata l’ora di mettere seriamente un argine a tutta quella violenza. Da quel giorno Sampat Pal, questo il nome della donna, ha fondato la banda del sari rosa, conosciuta in India come Gulabi gang.

Banda Sari Rosa Sampat Pal

Il sari rosa è diventato sin da subito il simbolo distintivo delle donna della banda, tutte decise e determinate a fare sì che episodi di violenza di qualsiasi genere contro le donne non accadano mai più. Portano tutte con sé un pesante bastone che serve a dare una severa lezione a tutti quegli uomini che osano anche solo sfiorare con cattive intenzioni figlie, mogli, fidanzate, sorelle… perché nessuna donna deve mai più subire abusi o essere discriminata in quanto donna.

Sampat Pal è una donna di mezza età, minuta, molto lontana da un generale di esercito, ma il suo volto, la sua voce, la sue parole, ogni suo gesto mostrano una grande decisione d’intenti e non stupisce, quando parla, che sia riuscita a dare vita a questa organizzazione nata ufficialmente nel marzo 2006 ma costruita nel tempo con grande pazienza e determinazione a partire da piccoli gruppi a cui fanno ora riferimento circa 140.000 donne.

Lei stessa ha dovuto lottare nella vita e non le sono stati risparmiati soprusi e discriminazioni, come quando era costretta ad andare a scuola di nascosto perché i suoi genitori non volevano che studiasse e anche nelle aule scolastiche veniva derisa e denigrata perché poverissima e senza nessuna opportunità di migliorare il suo futuro.

Le caste in India sono ufficialmente illegali la rimangono nella mentalità comune e per Sampat Pal sembrava che il futuro fosse già scritto sin dalla nascita; istruzione solo a livello base, matrimonio precoce e poi figli che avrebbero dovuto essere braccia in più per il lavoro duro e faticoso delle risaie. La donna non si è arresa ed è riuscita a scardinare questo sistema sociale ed a diventare un punto di riferimento per migliaia di donne in cerca di riscatto e dignità.

Come dice sempre Sampat Pal quando parla della sua straordinaria esperienza di ultimo baluardo contro le violenze sulle donne: “In India in teoria le donne sono uguali agli uomini. Siamo un Paese libero, con leggi moderne, e la Costituzione ci accorda gli stessi loro diritti. In questi ultimi anni il governo ci ha bombardato di slogan per riaffermare il diritto delle donne all’istruzione, alla scelta della carriera, al divorzio. Ma le leggi che dovrebbero tutelare questi diritti risultano inapplicabili”.

Molto spesso Sampat Pal e le altre donne con il sari rosa nel soccorrere una donna maltrattata hanno dovuto fare i conti con un sistema giudiziario e di polizia corrotto, maschilista, che invece di proteggerle rende le donne colpevoli. Poliziotti e funzionari corrotti che si schierano dalla parte degli uomini aggressori invece che delle donne aggredite sono all’ordine del giorno e Sampat Pal e le altre, si battono perché il sistema giudiziario diventi davvero a misura di donna.

Le donne della banda del sari rosa sanno che per costruire una nuova società più libera, egualitaria, in cui il rispetto per le donne sia prioritario, in cui le caste siano davvero solo un lontano ricordo di un passato ormai scomparso, bisogna partire dai piccoli gesti, anche simbolici che rimangono impressi nella memoria della gente. Il sari rosa, il bastone, gli slogan che incitano le donne ad uscire dalla spirale di violenza che le opprime sono solo alcuni piccoli gesti che possono portare cambiamenti profondi nella società indiana.

 

Sampat Pal: Il cambiamento parte dalle donne

Per cambiare davvero, dice Sampat Pal, bisogna partire dalle stesse donne che molto spesso si sentono persone di secondo piano, sentono di meritare le discriminazioni e gli abusi che subiscono, sono convinte di non potere meritare di più e di non potere mai spezzare quel circolo vizioso che le relega in posizione subordinata rispetto agli uomini. Se le donne prendono coscienza delle loro capacità e delle loro potenzialità, possono fare grandi cose per se stesse e per la società in cui vivono.

La stessa Sampat Pal sa che la vita può essere dura per una donna che vuole solo impegnarsi e dimostrare le sue capacità, dopo essere stata sposa di un uomo violento a soli dodici anni si batte perché nessuna bambina o ragazzina debba più subire ciò che ha subito lei. Anche il ricordo dei tanti soprusi subiti in silenzio dalla cognata le hanno suscitato la rabbia necessaria a battersi per cambiare le cose: “Mi sono resa sempre più conto fino a che punto siamo indifese di fronte alla violenza degli uomini, fino a che punto la società ci ha privato anche del puro e semplice diritto alla dignità”.

Sampat Pal è la stessa che a soli otto anni ha organizzato la sua prima protesta contro i maltrattamenti ed i soprusi subiti dai poverissimi lavoratori delle campagne; un bambino che lavorava nei campi con lei venne brutalmente picchiato dalla figlia del proprietario terriero per aver usato i campi al posto della toilette. Gli adulti non riuscirono a risolvere la diatriba e a questo punto Sampat Pal radunò tutti i bambini lavoratori dei campi per un sit-in particolare: il campo si trasformò in una toilette a cielo aperto di tutti i bambini. Alla figlia del proprietario venne così impartita la meritata lezione.

Dare alle donne dignità, consapevolezza, opportunità di esprimere al meglio le loro capacità vuole dire arricchire l’intera società con idee nuove, fresche che possono rivelarsi molto utili per fare crescere economicamente e culturalmente tutta la popolazione. Istruzione, possibilità di viaggiare a scegliere la professione che più piace e che le fa sentire davvero realizzate, sono piccole cose che per le donne indiane possono segnare davvero l’inizio di una nuova era, una nuova vita in cui non devono più sentirsi sottomesse ma alla pari con gli uomini.