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Il piacere e la potenza della lettura

 
 
Di natali appartenenti alla riva sinistra dell’Arno, Tiziano Terzani (Firenze, 14/09/1938 – Pistoia, 28/07/2004), giornalista e scrittore italiano, sussurra, a chi lo voglia percepire, d’aver «scoperto prestissimo che i migliori compagni di viaggio sono i libri: parlano quando si ha bisogno, tacciono quando si vuole silenzio. Fanno compagnia senza essere invadenti. Danno moltissimo, senza chiedere nulla.»

Lo “sfogliar pagine” ad un libro, in tutta tranquillità, resta un piacere che gli amanti della lettura ben conoscono, passione intrinseca in grado di alleggerire da stress e preoccupazioni quotidiane, in una sorta di trasposizione temporanea, non per questo meno efficace, in un mondo parallelo che di parole fa incanto. Per molti, la lettura prenotturna concede istanti di felicità, con conseguente gratificazione che appaga e rende orgogliosi d’aver impiegato il proprio tempo in maniera preziosa. Portentoso valor di carta stampata, in grado di concludere nella maniera più degna anche la peggior giornata, concedendo un rientro fra le mura domestiche con la sensazione di un’amicizia in attesa d’interagire ed emozionare.
Un abbraccio cartaceo dal calore infinito, in grado di sciogliere tensioni e malumori, riconducendo l’animo a sé, nella ricerca di se stessi e del proprio mondo interiore.

Se vogliamo conoscere il senso dell’esistenza, dobbiamo aprire un libro:
là in fondo, nell’angolo più oscuro del capitolo,
c’è una frase scritta apposta per noi.
(Pietro  Citati)

 

Leggere: “Una forma di educazione sentimentale”

La passione alla lettura andrebbe spronata in giovane età, ben prima dell’ingresso nel mondo scolastico ove, spesso, questo stimolo intellettivo viene proposto in un’accezione esclusivamente doverosa, imprescindibilmente legato all’obbligatorietà del percorso di studio intrapreso ed interconnesso ad un rapporto di valutazione dall’alto. Interesse di non semplice trasmissione, soprattutto in fasce d’età nelle quali i pensieri sono rivolti altrove. Insegnanti ed educatori che della lettura abbiano fatto passione, saranno maggiormente portati alla traslazione della stessa all’alunno, nella sua considerazione come persona ancor prima che come studente. Compito di non semplice assolvimento, considerati tempi, scarsità di risorse e programmi dell’attuale mondo scolastico e tenendo conto del gusto personale di ognuno, variando quindi fra una moltitudine di generi che implicherebbe la presenza di una biblioteca interna alle scuole, non sempre completa ed assortita come dovrebbe essere nelle “case dell’apprendimento” per eccellenza.

Sono invece le biblioteche cittadine ad ospitare numerose manifestazioni ed eventi propositivi, volti ad affrontare tematiche d’interesse giovanile, al fine di condurre pensieri e sguardi degli stessi giovani, fra le pagine dei libri che dagli scaffali si donano senza nulla chiedere al mondo. Pagine che custodisco una vastità tale d’argomenti, da poter condurre l’immaginazione in qualsiasi luogo si voglia, stimolando contemporaneamente creatività e curiosità, ormai spesso ricondotte quasi esclusivamente a social network e tecnologia ad ampio raggio, con rischio futuro di sterile circoscrizione delle passioni più veraci. Incontri e conseguenti dibattiti con gli stessi scrittori, possono favorire un avvicinamento alla lettura delle persone ancora scettiche, così come una più profonda consacrazione alla stessa per chi di libri vive. Oltre all’indiscutibile importanza dello studio di eventi passati, al fine di conoscere l’uomo e l’esistenza ch’egli ha condotto, dalla sua comparsa fino ai giorni nostri, l’avvicendarsi appassionato fra pagine ed inchiostro, dona possibilità illimitata di comprensione, concedendo alla mente stessa preziose opportunità d’apertura e perdita di limiti invalidanti.

Se azioni “estrinseche” di stimolo alla lettura andrebbero attuate fin dall’infanzia, vero è che, se in un certo senso lettori si diventa, adoratori dei libri si nasce, portando dentro di sé una motivazione “intrinseca”, emozionale ed estatica, al punto da condurre il lettore al libro ed il libro al lettore, in una ricerca reciproca che di corpo fa carta e di carta fa anima. Premi o punizioni, senza pathos, perdono di significato, qualora ne avessero a riguardo, in un istante.

La percentuale di lettori in Italia, purtroppo, non vanta cifre dignitose. È una valutazione ad opera dell’OCSE, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, a porne il 69% sotto il livello minimo di competenza nella lettura consono ad un paese industrializzato. Non stupisce allora il fatto che il 58% dei lettori italiani, dai sei anni in su, non abbia letto un libro nell’arco di un anno, rendendo più corposa, nel corso del tempo, la differenza sostanziale fra la lettura di un testo breve, rispetto ad un testo di media complessità che preveda un ritmo di lettura più sostenuto.

Privarsi in toto della lettura, preclude da piacevoli conversazioni di confronto sui contenuti dei testi letti e limita le possibilità di conoscenza del mondo esterno, diminuendo mano mano la padronanza di linguaggio ed impoverendo il proprio vocabolario di base. Piacere e potenza della lettura collimano, arricchendosi a vicenda in un rapporto fra gratificazione ed arricchimento nel quale i due fattori, interdipendenti, accrescono in maniera direttamente proporzionale il loro valore.
Valorizzando il lettore.

Ecco allora che le parole di Romano Montroni, libraio, insegnante, formatore e dal 2001 al 2010 docente responsabile del Master in editoria cartacea e multimediale di Umberto Eco, all’Università di Bologna, nonché autore di numerosi saggi, assumono un significato umanamente estasiante ed emotivamente impattante. In un’intervista a Repubblica del 2012, egli ha infatti dichiarato di «escludere subito la parola “dovere” –  in quanto – leggere è un piacere strettamente collegato con l’abitudine. Per questo credo sia importantissimo avvicinare il prima possibile i bambini alla lettura, creando familiarità con il mondo dei libri e accompagnandoli nella sua scoperta. L’abitudine viene da sé, e il piacere si rinnova un libro dopo l’altro. Si legge per distrarsi, per informarsi, per imparare… Ma io credo che quando apriamo un libro è sopratutto di emozioni che siamo in cerca, e mentre “navighiamo” tra le pagine di un romanzo o di un saggio, acquisiamo gli strumenti per capire meglio noi stessi, gli altri e il mondo che ci circonda. Leggere è una forma di educazione sentimentale, civile e intellettuale. E il libro è, a mio avviso, lo strumento per rilanciare la nostra cultura: è un mondo alternativo al mondo, è quell’oggetto silenzioso che senza muoversi e senza far rumore può aprirsi e consegnarsi a noi solo se siamo capaci di interrompere temporaneamente la comunicazione con l’esterno, creando così quel vuoto di mondo reale di cui necessità, per “accadere”, un mondo possibile.»

 

Nascere, crescere, conoscersi nella lettura

L’avvicendarsi fra pagine stampate, qualora, senza nulla togliere alle versioni eBook di questi tempi, si ritenga la carta il miglior abito che un libro possa indossare, diviene quindi possibilità dell’animo di vestir se stesso a parole e vocaboli, concedendosi la meravigliosa opportunità, per niente scontata, di addentrarsi nel proprio EGO, raggiungendo istinti, trasmutando emozioni e snocciolando convinzioni, in una sorta di relazione, volendo accennarne in termini freudiani, fra un ES ed un SUPER-IO che siano in grado di relazionarsi prendendosi per mano ad un IO equilibrato, che di lettura e riflessione abbia saputo abbigliarsi, migliorando la consapevolezza di sè in un’accezione a tuttotondo, dove ratio ed impetus trovino un punto d’incontro.
Se ne deduce un approccio alla lettura passionale ancor prima che culturale, attraverso il quale si raggiungano contenuti vicini al proprio modo di essere, scovando tra frasi e punteggiatura qualcosa di sé, leggendosi, riconoscendosi e, talvolta, reimparandosi. Ecco allora che essere lettori significa esser oltremodo grati, di una gratitudine rivolta a chi, con poter di penna, riesca a toccare le corde più recondite ed a farle vibrare, arricchendone il suono.

Leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma. Ci colpiscono degli altri le parole che risuonano in una zona già nostra, che già viviamo, e facendola vibrare ci permettono di cogliere nuovi spunti dentro di noi.
(Cesare Pavese)

Quasi fosse un fugace aggancio al preesistere, un atavico ritorno alla prima percezione uditiva avvenuta a fil di placenta.
La voce materna è la prima esperienza musicale del feto, «come una carezza sulla pelle», sostiene Andrea Apostoli, musicista, presidente dell’AIGAM, Associazione Italiana Gordon per l’Apprendimento Musicale, formatore nei corsi preparatori al parto ed autore del libro ‘Ma che musica in dolce attesa’, (CURCI EDIZIONI).

Voce, respiro e battito cardiaco materno scandiscono la vita intrauterina cullando il feto fra una vibrazione e l’altra fino alla ventiquattresima settimana, periodo dopo il quale, il completamento dello sviluppo completo dell’apparato uditivo (24 – 28 W), arricchisce la percezione la sonora del nascituro, ponendo le basi per una sua futura inclinazione all’ascolto maturata nel calore delle pareti uterine. Ecco allora come la dolce lettura di una fiaba fra pelle e pancia possa divenire, al pari della musica, uno strumento d’interazione privilegiato tra la madre ed il proprio bambino, fra la sua voce ed il suo sentire, in un esclusivo e miracoloso rapporto a due mentre si è ancora un’unica essenza, amabilmente diversificata da duplici palpiti.

Esperienza surreale, magica, indescrivibile.

A balzo avvenuto nel mondo, a tutti dovrebbe esser concesso di divenir lettori, spronando l’interesse alla lettura fin dalla più tenera età, percorso, dapprima, di derivazione genitoriale ed intersecante, in un secondo momento, stimoli proposti in contesto scolastico, senza che i due ambiti abbiano pretese a scambiarsi ruoli l’un con l’altro. Un avvicinamento a storie e racconti che nasce dallo stimolo dei sensi primari, dall’udire la voce, della propria madre o del proprio padre, che s’intenerisce raccontando, avvolgendo quell’animo piccino di figliolo al quale, sussurrando storie, si donerà un arricchimento emotivo ed affettivo ineguagliabile, interagendo fra parole, sguardi, emozioni e carezze.

Tracciando percorsi di ascolto e lentezza, quel decelerare che fa bene e pone l’uomo al centro di un’esistenza che sappia raccogliere il senso primo nella calma, un rallentamento che non si consideri indolenza, ma tempo necessario all’esistere con ritmi dignitosi, si trattasse anche di poche frazioni di quadrante da potersi dedicare ogni giorno.

In solitudine, con se stessi, nel desiderio di star quei pochi attimi fra sé e sé, senza interferenze d’alcun tipo.
Perdendosi nelle lettura di un libro, di una persona o del mondo.
Dedicandosi parole, imparandosi ad ogni storia e leggendosi in ogni riga.
Concedendosi a vicenda tutto il tempo necessario all’amarsi.
Perché, in fondo, se leggere è amare, scrivere è innamorarsi.

Di quell’amor leggero nel volo, consistente nella profondità ed intenso nella purezza. Quello che rende liberi, leggendo e che appaga, scrivendo, allentando costrizioni ed abbattendo barriere. Creando empatie, tessendo confidenze ed insegnando a camminare a piedi nudi sugli orizzonti, liberi da zavorre, senza «sassi nelle scarpe o polvere sul cuore» (Vinicio Capossela).

I libri pesano tanto:
eppure, chi se ne ciba e se li mette in corpo, vive tra le nuvole.
(Luigi Pirandello)