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Made in Italy: pizzo, mafia e cartellino

 
 
Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo

Ognuno di noi ha letto e sentito questa frase di Gandhi migliaia di volte, scritta nei muri, nei libri, nei social e nella maggior parte dei casi risulta tanto bella, quanto leggera perché non possa cadere nel vuoto.

Siamo in realtà abituati a demandare e a veder il male lontano e presi dalla cura del “nostro”, come se il resto non ci appartenesse, come se non facessimo parte di un tutto, che verosimilmente si ritorce invece contro di noi quotidianamente.

Insultiamo e gridiamo contro la disonestà politica, siamo pronti però a tirar fuori dal cilindro il “così fan tutti“, alla prima occasione buona.

Familiarismo, raccomandazioni, favoritismi per saltare le fila del merito, questa è l’Italia e questo siamo noi, il popolo dove ognuno ti fotte per non essere fottuto.
 

Il concetto “mafioso”

 
All’estero l’eco della mafia ci è attaccato come un’ombra, è l’offesa “prima” che ci viene rivolta se vogliono colpirci nel vivo e funziona. Funziona sempre. Da nord a sud è un appellativo che ci provoca sdegno e ci porta ad una reazione immediata, ma siamo così sicuri di non meritare tale onta?

Molti di noi sono abituati a pensare e a credere, che la mafia sia solo quella malavita organizzata che si erge su traffico d’armi, droga, immondizia o prostituzione.
Individui che si arricchiscono e vivono di violenza, serpi tentatori pronti a fiutare l’imprenditore in difficoltà finanziarie e soldi alla mano, ne comprano l’anima col prezzo del ricatto.

Le mafie sono questo…ma non solo.
Se si ascolta bene infatti, i colpi di lupara sono lontani, la ‘ndragheta è stata la prima a capire che ai fucili dovevano sostituirsi giacche e cravatte, questo soprattutto dopo l’uccisione dei giudici Borsellino e Falcone.

Troppo rumore, troppo perché il gioco potesse continuare con le stesse regole e modalità, doveva essere reinventato e così è stato. In fondo però non è mai stato diverso, armi o no, la mafia è stata da sempre un pensiero, da questo trae energia e su questo la riversa.

Mafia non è un principio, ma un banale e semplice concetto. Significa scegliere come far girare la ruota, basandosi sul “se giova a me…“.E’ la strada breve. Che porti al denaro, al potere o ad altro, la differenza è inconsistente, il punto focale è che qualunque sia l’obiettivo, il percorso per raggiungerlo sia in discesa.
 

Il peggior nemico dell’Italia: gli italiani

 
Il milione di euro intascato dal politico, ha lo stesso valore del biglietto della metro e allora mafia significa laurea immeritata, un posto di lavoro raggiunto senza neppure un colloquio, significa quelli che oggi scoprono e chiamano “furbetti del cartellino“, come se non fosse una virtù che ci portiamo dietro da almeno 40 anni.

Mafia è “con o senza ricevuta?“, è il lavoro nero per colpa dello Stato“, mafia è la scusante, è sinonimo di abusare, di approfittare, sfruttare, significa concepire d’esser migliori, ma non in ragione di sostanza, piuttosto per il fatto d’avere il coltello dalla parte del manico o aver modo che qualcuno ce lo passi per il verso giusto.

Piaccia o non piaccia, tutto questo è un pregio che appartiene a molti di noi ed è inevitabile che tanti vadano poi a ricoprire ruoli in uffici pubblici, amministrazioni, fin alle poltrone più alte e la differenza con quelli che la lupara la impugnavano, è che la nostra è la “malavita disorganizzata”.

Partendo dai rami più lontani e arrivando a quelli più bassi, i frutti avranno sempre un aspetto torvo ed il sapore aspro, almeno fin quando la terra sarà sempre la stessa.
Fin quando cioè non saremo in grado di dar valore al prossimo, così come a tutto ciò che non è nostro, fin quando non avremo il coraggio di viver di quello che siamo e faticare per migliorare.
Fin quando non saremo stanchi di viver in una società di merda, gridando contro tutto e tutti, pensando d’esser gli unici a saper dove sono i fiori.