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Leone Jacovacci, i Colori della Storia

Se qualcosa si può scegliere prima di venire al mondo, si potrebbe affermare che Leone Jacovacci commise un errore, il colore della pelle.

In fondo le cose non sono molto cambiate, l’odio razziale esiste ed è ottuso come allora, l’apprezzabile differenza, è una maggior difficoltà a manifestarlo.

Leone Jacovacci nasce nell’attuale Angola, il 19 aprile del 1902 e la sua, sarebbe potuta essere la storia di un pugile, un peso medio dal fisico possente, braccia lunghe e forti in 171cm di altezza.

Figlio di Umberto Jacovacci e Zibu Mabeta, una ragazza congolese, a 3 anni viene portato in Italia dal padre e cresciuto nella zona di Viterbo dai nonni, finché a 16 anni insofferente, raggiunge Taranto e s’imbarca per l’Inghilterra, dove con il nome di John Doulgas Walker, si arruola nell’esercito britannico.

A Londra si avvicina alla boxe e solo due anni più tardi dal suo sbarco in terra inglese, fa il suo esordio contro Ted Coveney, adottando lo pseudonimo di Jack Walker.

Finisce ai punti e per Jacovacci è la prima di una lunga serie di vittorie.
I successivi 4 incontri finiscono tutti per KO e dopo il primo stop subìto contro Barney Tooley, arrivano altre 6 vittorie consecutive, per KO e KO tecnico.

Jacovacci

Nel 1921 si trasferisce in Francia e dopo 18 match, 14 dei quali vinti, rientra in Italia per sfidare il campione italiano Bruno Frattini.
Nonostante il combattimento faccia immaginare un finale opposto, dopo le 15 riprese i giudici decreteranno la vittoria di Frattini ai punti.

Una volta in Italia, Jacovacci fa richiesta perché gli sia riconosciuta la nazionalità italiana. Un desiderio, che per il pugile si trasforma nella sfida più difficile e violenta, contro il peggior avversario.

Siamo negli anni venti, l’Italia si prepara alla campagna d’Etiopia.
Una guerra che Mussolini non esita ad affrontare con l’utilizzo di armi chimiche, pur di riportare la vittoria sull’impero di Hailé Selassié.

Un’Italia che nel ’38 applica le “leggi razziali“, divulgandone le idee anche tramite la rivista “La difesa della razza”, pochi anni prima, poteva essere così diversa così diversa da accettare un atleta nazionale “mulatto”?

Dovettero passare 7 anni prima che Jacovacci potesse dire d’essere “ufficialmente italiano”, anni durante i quali non mancarono impedimenti, barriere innalzate sulla strada di un ragazzo, di un atleta che numeri alla mano, avrebbe potuto raccogliere ancor di più nella carriera pugilistica.

A ripagare almeno in parte il dolore ed i sacrifici, arriva la sfida con il campione italiano ed europeo in carica, Marco Bosisio.
A dirigere l’incontro è Maurice Collard, mentre i giudici sono Carlo Volpi e Anselmo Villa.
E’ il 24 giugno del 1928, quando 40.000 spettatori riempiono lo Stadio del Littorio di Roma per assistere allo spettacolo.
Jacovacci arriva al match dopo 6 vittorie consecutive delle quali 2 per KO.
Bosisio vanta un curriculum di 85 vittorie, 9 pareggi e solo 9 sconfitte, contro le 22 di Leone.

I due si erano già incontrati il 16 ottobre del 27 e la sfida era finita in pareggio.
Dopo 15 riprese, fresco di nazionalità Jacovacci trionfa sull’avversario e si laurea Campione d’Europa.

Jacovacci - Bosisio
Jacovacci – Bosisio

Troppo, un affronto che non poteva lasciare indifferente il Regime, un mulatto sulla vetta del Vecchio Continente a rappresentare l’Italia.

Ostracismi di ogni genere furono messi in atto per cancellare la carriera e la storia di un uomo che aveva come unica colpa, quella di non appartenere alla razza “giusta”. Persino il filmato dell’evento, ancora oggi disponibile nell’archivio storico dell’Istituto Luce, fu tagliato. Di quella vittoria, narrata anche in diretta radiofonica, non doveva esserci memoria.

Una storia dimenticata che grazie a Mario Valeri, autore del libro “Nero di Roma” del 2008, poi raccontato nel documentario “Il pugile del Duce” di Tony Saccucci, torna a vivere e a raccontare uno spaccato di una Italia che non può essere ignorato, come nessuno può cancellare la carriera di Leone Jacovacci con le sue 100 vittorie, 42 per KO, dalla storia del pugilato.