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James Henry Pullen, il Genio di Earlswood Asylum

James Henry Pullen

 
 
James Henry Pullen era un ‘idiota’, come erano definite nel XIX secolo le persone con disabilità mentali. Sarà ricordato come il ‘Genio di Earlswood Asylum’, l’istituto in cui trascorse gran parte della sua vita.

I Pullen erano una famiglia agiata, vivevano a Dalston, un quartiere situato nella parte orientale di Londra e abitavano in una bella casa di tre piani circondata da piccolo giardino, la sorte però li privò della serenità che avrebbero potuto avere.

Siamo a metà del XIX secolo, James Henry nacque nel 1835, un momento storico in cui la mortalità infantile era indubbiamente alta, ai Pullen però, dei 13 figli avuti, ne morirono dieci prima che questi potessero raggiungere l’adolescenza, un tasso di mortalità tanto alto che fa presupporre un possibile coinvolgimento di qualche fattore ereditario ed alcuni hanno suggerito che le cause fossero da ricercare nel fatto che l’uomo e la donna erano cugini di primo grado. Tuttavia le reali motivazioni sono rimaste sconosciute, senza contare che sull’unione fra consanguinei e i relativi rischi di aumentare le probabilità di malattie genetiche, la comunità scientifica è ancora divisa.

Al dispiacere per le perdite, si aggiunse quello dovuto alla difficoltà di comprendere e parlare manifestata da James Henry. Problemi oggi è riconosciuti come disturbi specifici del linguaggio (DSL) e dietro ai quali sappiamo che possono esserci cause anche gravi, tra cui un ritardo mentale o un disturbo dello spettro autistico.

Fin da bambino aveva anche improvvisi momenti di collera e si chiudeva in se stesso. Non emise una sola parola fino all’età di 7 anni, quando, forse con la volontà di dire mother, pronunciò qualcosa di simile a ‘muvver’. Con l’aiuto del tempo imparò a leggere le labbra, ad esprimere alcune parole, i gesti però rimasero la sua forma di comunicazione e non riuscì mai a leggere e a scrivere.

 

Dall’Essex Hall all’Earlswood Asylum

Rimase con i genitori fino ai suoi 12 anni, quando fu portato all’Essex Hall di Colchester, un vecchio edificio alberghiero vicino alla stazione ferroviaria, trasformato in una struttura ospedaliera in cui veniva fornita istruzione e specifica assistenza ai disabili.

L’istituto nacque per iniziativa di Ann Serena Plumbe, una commerciante di Aylesbury, la quale iniziò ad interessarsi alle malattie mentali a causa del disturbo che era stato riscontrato in suo figlio ed in breve tempo, la donna si trasformò nella forza trainante per la creazione del primo ricovero adibito a persone con disabilità dello sviluppo. Fin a quel momento venivano infatti collocate all’interno di manicomi e secondo le stime, di 33.000 ricoverati solo 14.000 erano pazzi.

La donna contattò molte persone, medici di sua conoscenza e tra questi c’era anche il Dr. John Connolly, psichiatra inglese a cui si deve l’introduzione del trattamento dei malati di mente senza metodi costrittivi, ossia evitando di ricorrere a forme di repressione psicologica e fisica. Inoltre, la Plumbe si rivolse al Rev. Andrew Reed, parroco della chiesa da lei frequentata, ma soprattutto uno dei grandi filantropi del XIX secolo, già coinvolto nella fondazione di più orfanotrofi e del Royal Hospital for Incurable, nato per “dare sollievo permanente alle persone disperatamente impossibilitate ad assolvere i doveri della vita, per malattie, incidenti o deformità”.

Reed prese l’idea in seria considerazione e nella primavera del 1847 lasciò Londra per recarsi in Francia, Germania, Svizzera, dove sapeva che erano già stati creati istituti simili e avrebbe potuto raccogliere informazioni.

Il 20 luglio dello stesso anno, presso la King’s Head Tavern di Poultry, fu deciso che “la cura degli idioti dovrà essere distinta dalla cura dei matti”. Sarebbe quindi nata un’istituzione per il trattamento e l’aiuto delle persone bisognose, tentando di metterle nella condizione di essere autosufficienti e dunque non essere più escluse dalla società.

Dopo un colloquio con il sindaco, avvenuto il 27 ottobre, ebbero autorizzazione a procedere alla creazione di un “Asylum for Idiots” e pochi mesi dopo, nel marzo 1848 una casa regnante di 16 acri, la Park House di Highgate, fu acquistata e aperta a 30 ragazzi e 3 ragazze, tra cui il tredicenne Andrew, figlio della Plumbe.

Neanche due anni più tardi i pazienti erano più che raddoppiati, una situazione di sovraffollamento, provvisoriamente risolta inviando una ventina di bambini proprio all’Essex Hall, una sorta di filiale ch’era stata voluta come eventualità da Samuel Morton Peto, ingegnere, commerciante e membro del Parlamento che aveva partecipato alla riunione dell’ottobre del 1848.
Ad occuparsi di loro il Dr. Martin Duncan, tre infermieri, due assistenti, un maestro ed un insegnate di canto e ginnastica.

Qui, James Henry Pullen vi rimase sino al 1850, quando fu trasferito al Royal Earlswood Asylum di Redhill, nella contea del Surrey, una nuova costruzione dove mostrerà pienamente le sue capacità, sebbene ne avesse già dato prova dipingendo e suonando il tamburo, nonostante la sordità per le frequenze alte.

La terapia creativa in ambito medico era appena agli inizi, ma oltre alla scuola, organizzata secondo le attitudini, a Earlswood erano presenti officine e laboratori per avvicinare i propri ospiti alle arti e all’artigianato. James Henry Pullen non riusciva però a compiere significativi passi avanti e questo era per lui motivo di profonda frustrazione, la svolta però, arrivò nel momento in cui gli fu permesso di seguire il corso di lavorazione del legno.

Entro un anno dall’inizio costruì una nave a tre alberi e la regalò a John Wickes, l’insegnante che mai aveva smesso di stargli accanto cercando di dar sollievo alle sue angosce. Affinò rapidamente le proprie abilità imparando a plasmare il legno con il vapore e continuò a realizzare imbarcazioni, amore e memorie d’infanzia, arrivando a farne una di quasi due metri. Nel 1955, come riconoscimento dei progressi e di un tangibile talento, gli fu assegnato un proprio laboratorio in cui poté produrre e vendere le sculture ed inoltre, con una paga settimanale di 3 scellini, fu impiegato come carpentiere interno.

 

James Henry Pullen e il Dr. John Langdon Down

Nel 1858, come sovrintendente medico arrivò il Dr. John Langdon Down.
Nato nel 1828 a Torpoint, Cornovaglia, aveva deciso solo pochi anni prima di dedicarsi a medicina e dopo aver superato con tanto di medaglia d’oro gli esami d’accesso, studiò all’Università di Londra. Fu l’incontro con una donna disabile a far crescere in lui una particolare sensibilità nei confronti dei ritardati mentali e quando gli fu proposto l’incarico al Royal Asylum, nonostante fosse tutt’altro che semplice, accettò.

Langdon Down svolgeva il suo lavoro secondo una visione etica, fu affiancato da Connolly ed insieme esaminarono e fotografarono i pazienti classificandoli proprio in base all’aspetto, un approcciò che consentì loro di identificarne un gruppo e di chiamarlo ‘idioti della Mongolia’, per le fattezze orientali dei volti ed in seguito scrisse un documento accademico dal titolo ‘Osservazioni su una classificazione etnica di idioti’.

Il termine idiota non era usato in senso dispregiativo come potrebbe sembrare, le origini della parola sono da ricercare nel greco ed il suo significato è ‘uomo privato’ ed era quindi adoperato, magari erroneamente, ma con l’accezione di ‘solitario’, descrivendo l’atteggiamento e la condizione in cui si trovavano i soggetti esaminati.

Tale definizione rimase nella letteratura medica finché, quasi un secolo più tardi, alcuni genetisti scrissero alla direzione della rivista scientifica Lancet, facendo notare come potesse essere fuorviante se non imbarazzante. L’osservazione fu ben accolta e il termine fu sostituito con ‘sindrome di Down’, denominazione accettata a livello globale con il supporto dell’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 1965.

Langdon Down riconobbe altri disturbi, tra cui quella che è riconosciuta come sindrome di Prader-Willi ed osservando sette giovani di Earlswood, notò che nonostante le disabilità avevano una notevole maestria in determinate aree, presentando una destrezza che aveva del genio. Non era facile definirli e con l’aiuto del francese coniò la definizione di ‘idiot savant’, letteralmente idiota sapiente, poi modificato in ‘sindrome del savant’, la quale ancora oggi conserva molti aspetti misteriosi.

Si tratta di una rara condizione che si manifesta in alcuni disturbi come l’autismo, la sindrome di Tourette o di Asperger ed è uno sviluppo anomalo, da parte di persone affette da un generale ritardo cognitivo, anche grave, di abilità eccezionali.

Non è dato sapere con certezza, ma questo fu quanto diagnosticato a James Henry Pullen, il quale, proseguì a volare in una fuga creativa regalando enormi e meravigliosi burattini come l’imponente ‘The Giant’ ed ancora aquiloni, disegni straordinari, dettagliati allo stremo ed accolti anche dalla regina Vittoria. Mai abbandonò le navi, ne curava il progetto, ne fece con sempre più particolari, arrivando a cucirne le vele, realizzarne il sartiame; tra le più celebri, la bellissima State Barge e la Great Eastern, il piroscafo dell’ingegnere inglese Isambard Kingdom Brunel.

James Henry Pullen morì nel 1916, donando opere che sono finite esposte in mostre internazionali e che continuano a viaggiare per il mondo, ma che purtroppo, ben poco raccontano del suo pensiero, lasciando perciò un sospeso che non permette di conoscerne davvero le emozioni e lo stato d’animo.
 

James Henry Pullen, The Giant, disegno
The Giant

 

James Henry Pullen, The Giant
The Giant, disegno

 

James Henry Pullen, State Barge
State Barge

 

James Henry Pullen, State Barge
State Barge

 

James Henry Pullen, Princess Alexandra
Princess Alexandra

 

James Henry Pullen, Great Eastern
Great Eastern

 

James Henry Pullen, Great Eastern
Great Eastern