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Islam, il silenzio dell’occidente

 
 
All’indomani dell’ultimo attacco terroristico, come ogni volta accade, si è riaperto il dibattito sull’Islam e ancora una volta sottolineando come i musulmani non reagiscano in maniera decisa, denunciando e prendendo le distanze dall’ideologia dell’Isis.

Quest’ultimo infatti, se è vero che militarmente è significativamente indebolito, è evidente che lo stesso non può esser detto sulla capacità d’indottrinamento. L’Isis continua a far proseliti facendo leva sulla fede, come sul denaro e su un presunto riscatto sociale, creando proseliti pronti al “martirio” compiendo attentati che ormai ricalcano le modalità delle rivolte palestinesi, incarnando quindi, un pericolo costante.

Uomini, donne e giovani musulmani, che intervistati dalle televisioni, quasi sempre si rifugiano nel silenzio – e si dimentica quanto il silenzio possa anche derivare dal timore – altre volte mostrano una non troppo celata avversione verso il pensiero, la tradizione e la cultura occidentale, sostenendo l’idea di uno Stato “assoggettato” alla religione.

Tutto questo non può che alimentare odio, pregiudizio, innalzare muri spesso costruiti con banalità, demagogia e soprattutto narrando solo una parte della storia.

L’islam vive un conflitto e non è con se stesso come si continua a mostrare, è un conflitto che gli stessi musulmani combattono e più di quanto lo faccia la politica internazionale, che continua a far commercio d’armi e affari con paesi che, se anche non dovessero sovvenzionare l’Isis, ne condividono l’ideologia.

Paesi dove esiste la pena morte per adulterio, omosessualità o rinuncia alla religione islamica, semplicemente perché prevista dalla Shari’a e i metodi sono impiccagione, lapidazione e la tanto osannata decapitazione.

Esiste però l’Islam che pochi raccontano, diffondono e mostrano, l’Islam che non ha paura, che è distante da tutto questo e forse per questo non efficace per produrre ascolti e neppure per innescare polemiche, non suscita interesse e allora è lasciato nel silenzio, quello stesso fastidioso silenzio.
 

Islam, marcia Arba'een
Pellegrinaggio di Arba’een

 

Islam:

dall’Iraq a Londra, fino alla Worldwide Muslims Condemn List

 
Solo pochi mesi fa, erano milioni i musulmani sciiti che hanno attraversato l’Iraq, un pellegrinaggio diretto a Karbala, città che dista circa 100km da Baghdad, per onorare il giorno di Arba’een, osservazione religiosa a commemorazione del martirio di Husayn ibn Ali, nipote di Maometto.

Un evento che si ripete dal 680 d.c. e che 20 milioni di musulmani non hanno mancato neppure adesso, nonostante avessero consapevolezza di dover attraversare territori controllati dall’Isis e senza fermarsi malgrado i numerosi attacchi subìti.

Per quelli dell’Isis, gli sciiti altro non sono che apostati e in risposta a questo, il pellegrinaggio verso la moschea di Husayn, è da tempo divenuto anche simbolo di lotta all’improbabile stato islamico, tanto che nell’ultima occasione è stato utilizzato come vera e propria denuncia verso i recenti attacchi dei “man in black”.

Uomini donne e bambini che non si arrendono e contrastano il terrorismo, esattamente come le Forze di Mobilitazione Popolare, forse maggiormente conosciute come Al-Hashd Al-Shaabi, l’organizzazione paramilitare irachena di maggioranza sciita, ma composta anche da yazidi, sunniti e cristiani, che ha combattuto e liberato Mosul, roccaforte dell’Isis.

Il silenzio sul pellegrinaggio, che praticamente si ripete per le marce di Arba’een che si svolgono a Londra, dove migliaia di persone da anni scendono in strada con tanto di cartelli, dimostrando di ripudiare la dottrina dell’Isis e sconfessando l’idea ormai comune, che vuole gran parte – se non l’intero mondo islamico – rappresentato da chi ne fa un mezzo per raggiungere obiettivi che nulla hanno a che vedere con la fede.

Stesso silenzio è sulle pubbliche condanne che molti musulmani hanno mosso più volte contro gli atti terroristi, ma tutto viene negato o presentato come fenomeno sporadico, l’eccezione che confermerebbe la regola di complicità, quando non di protezione.
 
Islam
 
Così non è ed a comprovarlo, è il colossale lavoro fatto da Heraa Hashmi, una studentessa che ha raccolto in un documento di 712 pagine, in continuo aggiornamento, ogni circostanza e manifestazione di gruppi di musulmani prendere apertamente le distanze e condannare le azioni terroristiche. Worldwide Muslims Condemn List, questo è il nome dell’elenco consultabile sul web, comprensivo di fonti e pubblicato a novembre scorso e diventato virale, ma evidentemente anche questo non basta.

Esiste il terrorismo, il fanatismo, esistono seguaci e semplici persone che condividono e sostengono l’ideologia dell’Isis, ma per confrontarsi con il terrore – come si sente dire, ma solo nei confronti dei musulmani – dovremmo accettare e comprendere la realtà, guardandola nella sua interezza e non dal punto di osservazione più comodo da raggiungere, senza considerare se la distanza permette una buona visuale.

Tutto quanto, è scritto da un laico spinto a vedere la divinità nella semplice natura.