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Il popolo che viaggiava nel sogno

 
 
Ci fu un popolo nella storia che cominciò un lungo cammino alla ricerca di una Terra Promessa. Erano guidati da un grande re e inseguivano il luogo dove avrebbero incontrato la “Visione”. Seguivano il loro Dio che gli aveva dato il segno della Sua potenza e li aveva chiamati come Popolo Eletto.

A questo punto può sembrare la storia del popolo ebraico ma in realtà si tratta di quello azteco.
Probabilmente nell’anno 1040 dopo Cristo, gli Aztechi lasciarono il terreno di Aztlan per cercare il loro luogo “speciale” nel Messico.
Nell’anno da loro chiamato Ce-Tecpatl, “Uno-Pedernal” del calendario azteca, dal nord del Messico e condotti da Huitzilopochtli il “dio del sole e della guerra” avrebbero cominciato il lungo viaggio alla ricerca della terra promessa, la destinazione finale era: “Il luogo dove avrebbero visto un’aquila su un cactus che divorava un serpente“.
Questa immagine profetica è notissima ai messicani dato che è diventata l’emblema della loro nazione.

Fu Tenoch il capo militare supremo e sacerdote, vissuto fra il 1299 e il 1363 che guidò i “Mexica” nell’ultima fase del loro viaggio verso la loro destinazione definitiva. A lui è attribuita, insieme a un gruppo di guerrieri, la scoperta dell’aquila della profezia che divora il serpente sul cactus.

Secondo molte storie questo grande capo visse più di cento anni, per questo alcuni ricercatori ritengono che furono due persone con lo stesso nome e in tempi diversi a “trovare” la Terra promessa e a consolidare la nazione.
 
Terra Promessa
 

Il sogno e la brama

 

Gli Aztechi erano molto simili agli antichi spartani o ai samurai dell’Estremo Oriente.
Nascevano per la guerra, erano istruiti per questa e speravano di morire sul campo di battaglia affinchè le loro anime potessero riposare nel Tonatiuhichan, la “Casa del Sol” una specie di loro paradiso dove andavano le anime dei morti più degne.

Fra i lasciti degli Aztechi ci sarebbe anche la parola Messico che deriva da Mexitli, l’altro nome con cui è noto Huitzilopochtli. Una teoria infatti suggerisce che la parola Mexitli più il finale “co” (che significa luogo) ci dà Messico appunto “terra di Mexitli”.

La fine di questo impero è noto avvenne grazie al mai tanto amato conquistatore Hernan Cortés che giunse nella capitale del impero azteca Tenochtitlan l’8 novembre 1519.

Cortés e i suoi uomini, aiutati da alcune tribù locali conquistarono Tenochtitlán e dopo una sanguinosa battaglia nella quale sterminò la popolazione (sembra ci fossero più di 200000 abitanti) e ridusse la città in macerie.

Resta la descrizione che ne fece lo stesso Cortés che scrisse di non aver mai visto città più grande ed efficiente al mondo e che all’epoca, in Europa, forse solo Napoli, Parigi e Costantinopoli la eguagliavano in estensione.

Con quella drammatica distruzione anche l’Imperatore Montezuma II (o Motecuzoma), passò alla storia perchè pensando che il conquistatore fosse il Dio Quetzalcoatl, finalmente ritornato a Tenochtitlan, divenne il simbolo di un popolo che credendo ancora nei sogni veniva distrutto dall’avidità di chi crede solo nell’oro.