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Hedy Lamarr, l’inventrice dietro la bellezza

 
 
Era il 1931, quando una sconosciuta sedicenne Hedy Lamarr, si presentò alle audizioni per la commedia teatrale Il sesso debole, alla cui regia era impegnato Max Reinhardt. Incantato dal suo aspetto la scelse e la portò con sé a Berlino, era per lui ‘la ragazza più bella del mondo’ e presto, ai suoi piedi sarebbe caduta anche Hollywood, stregata dalla sua avvenenza, eleganza e fascino che per altro andavano ad aggiungersi ad una naturale inclinazione per la recitazione.

Aveva inizio la carriera di quella che diventerà un’icona del cinema, persino Walt Disney prenderà ispirazione da lei per creare Biancaneve. Hedy Lamarr però, ebbe una vita e una parabola artistica che sembrano riflettere i peggiori stereotipi della diva: inizia girando scene di nudo; 6 matrimoni falliti, tra cui quello con il facoltoso Friedrich Mandl, ambiguo mercante di armi; l’abbandono ad una chirurgia plastica che ne stravolse i lineamenti e una fine in povertà.

Eppure, dietro a quel volto perfetto e ad una biografia dai toni tristi, vi è qualcosa per la quale oggi le dobbiamo essere tutti riconoscenti, perché contrariamente a quanto si potrebbe credere, non era la bellezza o il fascino al centro dei suoi pensieri. A lei non le poteva importare di meno, ironicamente osservò che ogni donna può essere affascinante, tutto quello che deve fare, disse, «è stare ferma e sembrare stupida», ed è era quello che in verità faceva, attraverso una recitazione statica, lasciando che la cinepresa ne catturasse la meraviglia.

 

Hedy Lamarr, la donna più bella del mondo

Nata a Vienna il 9 novembre del 1914, il suo nome era Hedwig Kiesler e proveniva da una famiglia di estrazione alto borghese, i genitori, entrambi ebrei, erano Gertrud Lichtwitz, pianista originaria di Budapest e Emil Kiesler, direttore di banca nativo di Leopoli. Cresciuta nel quartiere Döbling, dimostrò interesse per la recitazione fin dalla tenera età, in fondo era poco più che una bambina quando si presentò a Reinhardt e prima di calcare le scene del berlinese Theater in der Josefstadt, aveva già fatto il suo debutto cinematografico.

Nel 1930 era infatti apparsa nei di film Georg Jacoby, Geld auf der Strasse e successivamente nel divertente Sturm im Wasserglas, dove, diversamente dal precedente, in cui ebbe un ruolo del tutto marginale, le fu assegnata la parte della segretaria di un consigliere comunale interpretato da Paul Otto, che ambisce a divenire sindaco, ma rischia di vedersi infrangere il sogno a causa di una fioraia squattrinata impersonata da Hansi Niese.

Il ruolo da protagonista arrivò nel 1932, quando nei panni di Käthe Brandt, nella commedia Man braucht kein Geld di Carl Boese, si trovò ad affrontare il crollo delle finanze familiari a causa di speculazioni petrolifere forsennate. Ma la stampa di settore si era già accorta di lei, un ritratto di una non ancora Hedy Lamarr, in topless e dallo sguardo trasognante, era stata pubblicata l’anno prima tra le pagine della rivista Lichtbild Bühne, primo e storico esempio di rotocalco cinematografico tedesco. Veniva salutata come una giovane donna che, conclusa la formazione scolastica, aspirava ad un futuro come attrice e il successo arrivò immediatamente, nel 1933.

In realtà, non aveva terminato i suoi studi, quanto piuttosto scelto di abbandonare i corsi di laurea in ingegneria, che per altro la vedevano come una mente straordinaria, ma rimase a lungo un aspetto sconosciuto di lei e per quasi tutta la vita, non le fu riconosciuto alcun merito, mentre ne aveva eccome.

Alla ribalta salì quando, appena diciannovenne, viene scelta dal regista cecoslovacco Gustav Machatý che la vuole protagonista del suo ultimo film: Exstase.
Lei accetta e interpreta il ruolo di Eva, una moglie che abbandona il tetto coniugale, dopo essersi innamorata di un altro uomo. Nel momento in cui il marito, molto più anziano di lei, realizza che non potrà più avere l’adorata compagna, compie un gesto estremo.

Quando il film uscì nelle sale, spaccò letteralmente in due l’opinione pubblica. Per l’epoca, anche il solo fatto che una donna non divorziata dal coniuge, vivesse liberamente la propria storia passionale, tecnicamente quindi, compiendo un adulterio, probabilmente sarebbe già bastato a destare scandalo, ma se a questo si aggiunge che in una sequenza Hedy Lamarr compare totalmente nuda e in un’altra mimando un amplesso, non ci vuole molto ad immaginare come da molti sia stato giudicato indecente e moralmente inaccettabile.

Se al Festival Cinema di Venezia venne salutato com un film d’essai, per l’Osservatore Romano era mera pornografia. In Germania le cose non vanno meglio, in prima istanza ne viene infatti proibita la proiezione e alle sale fu dato solo dopo censure e rimaneggi. Stessa sorte quando sbarcherà negli Stati Uniti, contro il film si scagliano femministe, ne viene ordinato il sequestro, arrivano a distribuirne copie in cui una voce fuori campo, narra che i due coniugi avevano regolarmente divorziato.

Quelle scene, legarono per sempre la sua figura a quella dell’icona sexy.

Mentre la pellicola è nel bel mezzo della bufera, l’attrice conosce FriedrichFritzMandl, se non il maggiore, sicuramente uno dei più abili e scaltri mercanti d’armi d’Europa. Intrattiene rapporti con intellettuali, imprenditori, capi di Stato. Ha idee fasciste, ma negli affari non ha scrupoli di colore. Dalla sua Hirtenberg Patronenfabrik partono armi per l’esercito argentino, egiziani, durante la Guerra civile spagnola rifornisce di munizioni entrambe le parti e lo stesso fa con l’odiato Hitler e Benito Mussolini, verso cui ha invece stima e amicizia.

I due si sposarono il 10 agosto del 1933, ma al ritorno da una luna di miele trascorsa fra Italia e Francia, Mandl le impedisce di avere una vita indipendente, la tiene praticamente sottochiave e con il passare del tempo, ad una situazione sempre più soffocante, si aggiunge la crescente insofferenza per il commercio d’armi in favore di regimi nazifascisti. Lamarr tenta la fuga a Budapest, ma raggiunta dal marito, viene riportata a Vienna.

Nel frattempo le nuove leggi razziali dispongono che i produttori non possano ingaggiare ebrei e l’attrice, nel 1937, stavolta senza fallire, scappa e raggiunge Londra. In seguito all’incorporazione dell’Austria nella Germania, con l’Anschluss del 1938, anche Mandl sarà costretto all’espatrio, andrà prima in Brasile, poi in Argentina, dove si stabilì definitivamente.

 

Hedy Lamarr conquista Hollywood

A Londra, Hedy Lamarr conobbe il bielorusso naturalizzato statunitense, Louis Burt Mayer, l’incontrastato boss della Metro Goldwyn Mayer, il celebre studio hollywoodiano che nei suoi primi due anni vita, solo con Ben Hur aveva incassato 4,7 milioni di dollari e con l’avvento del sonoro, annoverava già stelle cinema americano come Greta Garbo, Joan Crawford, Judy Garland e presto avrebbe sbancato i botteghini con film come Il Mago di Oz e Via col vento.

Hedy LamarrIl produttore decise di scommettere su Hedwig Kiesler, le offrì un contratto settimanale di 125 dollari a settimana e inaspettatamente, lei rifiutò la cifra. Nessuno sano di mente avrebbe respinto la proposta sapendo con chi stava trattando, fatto sta, che riuscì a strappare 500 dollari a settimana.
Dietro suggerimento della moglie, Mayer decise che da quel momento sarebbe stata Hedy Lamarr, in onore della star del cinema muto Barbara Lamarr e lei, quella fiducia la ripagò facendosi amare da pubblico e critica, all’istante ammaliati dai suoi meravigliosi occhi, che incorniciati da ciglia perfettamente arcuate, fecero presto il giro del mondo.

Recita accanto a Spencer Tracy, Clark Gable, William Powell, Robert Taylor, Bob Hope, è in film come Algeri, Sansone e Dalila. Oltre a Disney, si ispirano a lei i creatori di Catwoman, è ammirata da John F. Kennedy, più tardi si parlerà di una possibile relazione con Gianni Agnelli.

Insomma, nessuno resiste al suo fascino, ma sono gli anni della Seconda guerra mondiale e l’antisemitismo, il sentimento per le sorti del proprio paese, del continente al quale apparteneva, l’angosciavano impedendole di vivere la gioia del momento. Quando gli Stati Uniti entrarono in conflitto, Lamarr partecipò alla raccolta di fondi organizzata dal governo racimolando in pochi giorni milioni di dollari. Nel frattempo però, apprendeva che i siluri lanciati contro i tedeschi e controllati tramite onde radio, venivano da questi intercettati e quindi bloccati prima che colpissero l’obiettivo.

Al tempo, pochi sapevano che alla recitazione, Hedy Lamarr affiancava una grande passione per la tecnologia, la stessa che l’aveva portata ad iscriversi ad ingegneria. Aveva disegnato ali per aeroplani maggiormente efficienti studiando pesci e uccelli, inventato compresse che restituivano bevande simili alla Coca Cola e aveva anche una soluzione per le intercettazioni, doveva solo realizzarla.

Con l’aiuto del compositore George Antheil, altro genio incompreso, Lamarr capì che ogni sistema di guida basato sull’uso di una sola frequenza, poteva essere intercettato facilmente. Immaginò quindi un metodo variabile e mutevole solo all’apparenza, rendendo le intercettazioni praticamente impossibili.
Inventò quella che battezzò ‘frequency hopping’, un sistema di comunicazione che utilizza un codice che salta tra le diverse frequenze delle onde radio, consentendo la trasmissione più complicata tra dispositivi, dunque più sicura. In poche parole, è quella che è alla base del Wi-Fi, della comunicazione militare, GPS e droni. Essenzialmente, dobbiamo a lei, il mondo come attualmente lo conosciamo.

Brevettò la sua idea, ma il governo americano non la prese sul serio e tutto venne dimenticato, compresa l’invenzione di un missile antiaereo che esplodeva solo in prossimità dell’obiettivo, ovviando quindi al mancato bersaglio.

Ci vorrà la Guerra Fredda e poi l’avvento dei telefoni portatili perché tutto venga rispolverato e solo sul finire degli anni ’90, a Hedy Lamarr vennero riconosciuti i meriti della sua invenzione, consegnandole riconoscimenti come la medaglia Kaplan, la più alta onorificenza austriaca. Aveva 84 anni e non era neanche in grado di ritirare il premio, cosicché, il suo commento fu un semplice e indimenticabile: «Era ora».

Si spense il 19 gennaio del 2000.