Arte, Ambiente, Cultura e Informazione

Follicità

 
 

Per un intero inverno alle prime luci del mattino, ero solito fermarmi in un bar del centro ed ogni mattina puntuali come il giorno, arrivavano Adelina e Giuseppe. Non c’era volta che nei loro stracci non sembravano venir da una sera di gala.

Sarà stato anche per l’orario, ma i racconti che donavano a chiunque avesse messo piede nel locale, erano così colmi di fantasia che resister alla meraviglia anche di un solo attimo, sarebbe stata una forma di auto repressione.

In verità per loro non c’era nulla d’irreale e ancor meno bellezza, quelle storie nulla avevano a che fare con le fiabe quanto piuttosto con il dolore, la solitudine, l’incomprensione ed è eran sempre riboccanti di domande cariche d’insicurezza e sensi di colpa.

Era tale però il colore di ogni parola, di ogni frase che neppure le alte opere surrealiste o la mano dei grandi astrattisti, son state capaci di farmi dono di viaggi così limpidi.

Non troppi anni fa, capitava sovente d’incontrare persone più o meno come loro, donne e uomini che hanno vinto contro il tempo, vivi nella memoria di chiunque avesse avuto modo di ascoltarli, vivi nella memoria collettiva di intere città, come una strada, una piazza storica, come quei monumenti che non potrebbero esser in nessun altro dove e che vediamo da così tanto tempo, che è come se fossero in eterna attesa della nascita d’ognuno di noi…per restare lì anche dopo di noi e capire di non averli conosciuti mai.

Non è poi così lontano quel passato che voleva “folle” un individuo ritenuto pericoloso dalla società, dannoso o magari poco dignitoso per la società stessa, un individuo semplicemente disadattato, al di là che il mancato inserimento nascesse da una volontà più o meno conscia.

 

El Loco - Picasso

 

Recipiente vuoto“, questa è l’etimologia del termine folle e singolare è forse il significato di “salute mentale” secondo il Ministero della Salute che considera “parte integrante della salute e del benessere“, partendo dalla definizione presente nella Costituzione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità:

La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non semplice assenza di malattia o di infermità”

Se così è, quantomeno è chiaro che ben pochi son i sani di mente…

Tanti però sono i stati i folli, centinaia di donne e uomini che se da qualcosa son stati sfiorati, è stata una laica santità che ha permesso loro di vedere e sentire le strade dell’anima.

 

FOLLICITA’

 

In fondo se non la follia, cos’è che da sempre muove l’uomo a spingersi oltre o semplicemente ad amare, piangere, aver fede o lottare?

In quel recipiente vuoto, vi é la straordinaria bellezza dell’essere umano, espressa nell’involontaria ed istantanea capacità di creazione e trasformazione, dove l’informazione è plasmata per divenire pensiero, parola, movimento.

Poesia, pittura, musica, cosa sono se non un folle sproloquio con se stessi?

Uno sproloquio che è vita nella sua essenza più pura, una “fotosintesi animica” durante la quale tanto più é sublime l’inconsapevole mutamento, tanto più sarà difficile percepirne l’essere ed il dolore più profondo.

Follia è desiderio, è prendere per mano il se condizionale, cercare con fame oltre la causa, bramare il dubbio, ostinare le mani perché diano forma all’aria.

Viva e danzante, magari sulle note dell’antica “follia”, é l’inimmaginabile creato nell’incontro tra il baccano della sofferenza ed il silenzio della gioia.

 

“Pensiero,io non ho più parole.

Ma cosa sei tu in sostanza?

qualcosa che lacrima a volte,

e a volte dà luce.

Pensiero,dove hai le radici?

Nella mia anima folle

o nel mio grembo distrutto?

Sei così ardito vorace,

consumi ogni distanza;

dimmi che io mi ritorca

come ha già fatto Orfeo

guardando la sua Euridice,

e così possa perderti

nell’antro della follia.”

(Alda Merini)

 

Finita la stagione invernale, terminò anche l’attività del bar e l’ultima volta che vidi Adelina si lamentava per il “collo di giraffa” con il quale si era alzata quella mattina.

E’ troppo lungo, su di me non sta bene…

E poi c’era il timore di battute e ironie.

Allora vedi? Ho messo questi orecchini e già si nota meno, poi ho cancellato la mia bocca e ho disegnato un sorriso, tutti crederanno che sia vero e non si accorgeranno se piango“.

Nascere è stata una follia, altrettanto spero sia morire…