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Storie di donne: Le eroiche Streghe della Notte

 
 
Durante la Seconda Guerra Mondiale, il pilota aeronautico sovietico Marina Raskova, ebbe l’idea di creare un reggimento di sole donne e in pochi mesi, per i tedeschi diventarono un tale incubo, che furono da loro chiamate Streghe della Notte.

All'invasione nazista del '41, centinaia donne sovietiche risposero precipitandosi al fronte. Per i tedeschi saranno un tale incubo che le chiamarono Streghe della Notte. (https://terzopianeta.info)
Marina Raskova
Poliglotta, amante della chimica e pianista con tanto di laurea al Conservatorio Čajkovskij di Mosca, Marina Raskova avrebbe voluto essere una cantante lirica, ma la prematura scomparsa del padre e le ristrettezze economiche, la portarono ad intraprendere la carriera militare. Divenne pilota nel 1935, all’età di 23 anni e in breve tempo registrò una serie di record di volo che le fecero guadagnare l’onorificenza di Eroe dell’Unione Sovietica, la massima ricompensa che veniva riconosciuta al valor militare.

Il 22 giugno 1941, Adolf Hitler aveva lanciato l’operazione ‘Barbarossa’ invadendo il territorio russo con oltre 3 milioni di soldati e nell’arco di poche settimane, Raskova, già ufficiale per la sicurezza di Stato presso il Commissariato del popolo per gli affari interni (NKVD), cominciò a ricevere numerose lettere di giovani donne che volevano combattere.

Appartenevano ad ogni estrazione sociale e molte di loro avevano perso padri, fratelli, compagni, visto la devastazione dei propri villaggi e come già era accaduto durante il primo conflitto mondiale e la Rivoluzione d’Ottobre – a seguito della quale venne riconosciuto pari diritti e doveri alle donne anche nei confronti della vita militare – manifestavano il desiderio di poter offrire le proprie forze in favore del Paese ed essere parte attiva in quella ch’era la Grande Guerra Patriottica.

La considerazione di cui beneficiava presso gli alti comandi militari, le avrebbe permesso di esercitare pressioni, si fece carico di quella volontà e si recò al Cremlino. Alla richiesta, le autorità preposte risposero con favore, ma la decisione finale spettava a un esitante e dubbioso Stalin. Le ragazze risultavano tutte in possesso di brevetto di volo conseguito in svariati circoli di volo, ma non sembrava essere abbastanza e Raskova, senza troppi giri di parole fece però presente che in fin dei conti, l’autorizzazione era solo una formalità: «Loro accorreranno ugualmente al fronte. Lo faranno da sole e sarà peggio se ruberanno aerei per andare a combattere.»

Non stava accampando scuse, alcune aviatrici avevano davvero preso illegittimamente un caccia per poi dare il proprio supporto. In 3 settimane i tedeschi avevano percorso centinaia di chilometri, messo a ferro e fuoco città, spazzato via interi battaglioni, distrutto centinaia di aerei al suolo. Erano ormai alle porte di Mosca, mentre Leningrado era già sotto assedio e l’Armata Rossa, impegnata su più fronti era in gravi difficoltà. La disfatta sembrava ormai imminente, per cui nuove energie, per quanto provenienti dal gentil sesso, avrebbero potuto rivelarsi utili e così, venne dato ordine di creare il reggimento.

«Quando cominciò la guerra – ricorderà la vicecomandante Irina Rakobolskaja, scomparsa il 22 settembre 2016 – le donne nell’aviazione non le prendevano. Ma noi lo desideravamo, tra noi c’erano aviatrici coraggiose, capaci, esperte. Però tra noi c’era una donna speciale, che diventò Eroe dell’Unione Sovietica, Marina Raskova. Lei si recò al Comando Supremo da Stalin, chiedendogli di formare un reggimento di sole donne.”

1000 ragazze di età compresa fra i 17 e i 26 anni, vennero da lei personalmente selezionate e poi trasferite all’Accademia Aeronautica di Engels, città affacciata sul Volga a circa 400km a nord di Stalingrado, l’attuale Volgograd. Erano il 122° Gruppo Aereo dell’Aeronautica militare dell’U.R.S.S., in assoluto il primo con il personale di volo, di terra, fino ai tecnici manutentori composto da sole donne. In pochi mesi avrebbero dovuto imparare ciò che normalmente i soldati apprendevano dopo anni di addestramento e dovevano farlo superando lo scetticismo accompagnato da estenuanti molestie e vessazioni della controparte maschile. Perché la guerra era cosa da uomini e l’idea di una prima linea al femminile non piaceva molto.

Gli ostacoli sul cammino non furono solo questi.

A ottobre del 1941, con ricevuta approvazione da parte del Commissariato del popolo per gli affari interni e del Comitato Centrale del Komsomol, vennero create le tre seguenti unità di aviazione: il 586° Reggimento caccia a cui vennero assegnati i monomotore Yakovlev Yak-1. Il 587° Reggimento da bombardamento in picchiata con i bimotori Petlyakov Pe-2 detto Peshka, il ‘pedone’ nel gioco degli scacchi. Infine il 588° Reggimento per il bombardamento notturno che avrebbe volato con i Polikarpov Po-2.

Non avendo mai contemplato intere unità femminili, l’aviazione non aveva la quantità necessaria di divise e il risultato fu che a molte soldatesse furono date quelle degli uomini, trovandosi costrette a strappare lenzuola e altro per fare scampoli di stoffa e imbottirle affinché fossero maggiormente aderenti e non di ingombro, facendo lo stesso con gli scarponi.

Anche i velivoli a loro destinati non erano affatto un miracolo della tecnologia. In particolare i bombardieri notturni Po-2 erano obsoleti biplani risalenti agli anni 20, ormai utilizzati in fase di addestramento e per le attività agricole. Dotati di un motore che non superava i 120-150 km/h, erano composti da due cabine a doppi comandi completamente scoperte, mettendo a dura prova la resistenza di pilota e navigatrice, esposte com’erano a vento, umidità e gelo.

Inoltre non avevano alcun sistema di puntamento, niente radar e radio, l’equipaggiamento consisteva in righello, matita, bussola, mappa e un cronometro. Volando di notte difficilmente potevano contare su riferimenti a terra, per cui dovevano affidarsi esclusivamente al calcolo e sapevano d’esser sopra l’obiettivo in base al tempo impiegato per raggiungerlo valutando distanza, quota e velocità.

Le bombe, anziché essere contenute all’interno della fusoliera erano a questa appese alle ali per mezzo di una rastrelliera. Il carico bellico era in media 180 kg, il che significava avere un armamento costituito essenzialmente da 2 ordigni. Fattore che non solo obbligava le aviatrici a compiere anche una ventina di uscite per portare a termine una missione, ma le spingeva a volare lasciando a terra paracadute e mitragliatrice pur di risparmiare peso in favore delle armi. Non ultimo, i Po-2 erano di legno, quindi non offrivano alcuna protezione di proiettili e se colpiti con munizioni traccianti, contenenti cioè cariche pirotecniche, s’incendiavano come carta.

All'invasione nazista del '41, centinaia donne sovietiche risposero precipitandosi al fronte. Per i tedeschi saranno un tale incubo che le chiamarono Streghe della Notte. (https://terzopianeta.info)

All'invasione nazista del '41, centinaia donne sovietiche risposero precipitandosi al fronte. Per i tedeschi saranno un tale incubo che le chiamarono Streghe della Notte. (https://terzopianeta.info)

 

Le Streghe, terrore dei nazisti

Nonostante tutto, sopra quelle bare volanti, il 588° divenne l’unità aeronautica più decorata dell’Unione Sovietica, terrore e disperazione dei nazisti, tanto che ogni pilota che riusciva nell’impresa di abbattere un loro velivolo, fu automaticamente insignito della Croce di Ferro, alta onorificenza che solitamente spettava a coloro che per coraggio si erano distinti in battaglia.

Il Reggimento, composto da 115 soldatesse, venne affidato all’esperienza del maggiore Evdokija Davidovna Beršanskaja, che a dispetto dei suoi 28 anni era pilota e istruttrice esperta, tanto che nel 1939 era stata nominata comandante di forze speciali a Krasnodar, città della Russia meridionale.

Sotto la sua guida, il 28 giugno 1942 ebbe luogo la prima missione, in Ucraina orientale, contrastando l’avanzata tedesca nel Kuban’.

I Po-2 erano troppo piccoli per essere avvistati dai radar, non vi riuscivano nemmeno quelli a infrarossi e non avendo radio a bordo non potevano neanche essere intercettati dai localizzatori.

Quelle ragazze che alla luce del sole mostravano volti sorridenti, luminosi, che adornavano i propri occhi con quelle stesse matite che usavano per tracciare rotte, nell’oscurità della notte si trasformavano in guerriere.

Volavano in gruppo e una volta giunte nei pressi dell’obiettivo, i primi aerei facevano da esca attirando le luci dei riflettori e gli ultimi colpivano. Spegnevano il motore, si avvicinavano quanto più era loro possibile e dopo aver bombardato si davano alla fuga decollando all’istante. Erano quasi impercettibili e il sibilo prodotto dall’attrito del vento sulle ali, per i nazisti divenne annuncio di morte.

Spesso avevano la meglio anche negli scontri aerei. I piloti del Führer tagliavano l’aria con i potenti caccia Focke-Wulf Fw 190, noti anche come Würger, velivoli che andavano oltre i 650 km/h a 6700 metri di altezza. Praticamente la loro velocità di stallo corrispondeva a quella massima che potevano raggiungere i Polikarpov, ma sfortuna loro, non si rivelò un vantaggio.

Erano un bersaglio ostico da colpire e non solo perché erano più agili e quindi in grado di compiere brusche manovre sfuggendo al fuoco, ma anche perché nel momento in cui erano individuate costringevano i tedeschi a ridurre drasticamente velocità e quota, dato che le sovietiche volavano ad un altitudine di 400/500 metri.

Tuttavia, non di rado tornavano a terra con aerei letteralmente crivellati, ma li rattoppavano come avrebbero potuto far con della stoffa e decollavano di nuovo.

A dar loro il nient’affatto spregiativo soprannome di Streghe della Notte, furono proprio i piloti dello Jagdgeschwader JG 52, ovvero lo stormo che con oltre diecimila vittorie in battaglia, era quello maggiormente decorato nella storia della Germania. Non riuscivano credere che delle ragazze ogni volta che calava la notte e in qualunque condizione, potessero piombare sulle postazioni tormentandoli a tal punto. Misero persino in piedi teorie secondo cui dovevano essere un manipolo di scellerate criminali mandate al fronte per punizione, oppure drogate con chissà quale sostanza che permetteva loro di vedere al buio.

All'invasione nazista del '41, centinaia donne sovietiche risposero precipitandosi al fronte. Per i tedeschi saranno un tale incubo che le chiamarono Streghe della Notte. (https://terzopianeta.info)
Da sinistra: Evdokija Beršanskaja, Marija Vasil’evna Smirnova e Polina Vladimirovna Gel’man

Per il popolo sovietico erano i Falchi di Stalin, un gruppo di impavide donne che in 3 anni di guerra, combatterono nei cieli del nord del Caucaso, Crimea, Bielorussia, Polonia ed infine in Germania. Effettuarono 23.672 voli, sganciando qualcosa come 3000 tonnellate di esplosivi e altre 26000 tonnellate di bombe incendiarie. Distruggendo depositi di armi, di carburante, imbarcazioni, quasi 100 basi missilistiche, treni, importanti snodi ferroviari, abbattuto decine di aerei e lanciato centinaia di sacchi pieni di cibo e munizioni per le truppe a terra.

Compirono l’ultimo volo il 4 maggio 1945 e pochi giorni dopo la Germania si arrese definitivamente.

Per i successi riportati, l’unità ottenne il titolo onorifico di 46º Reggimento delle Guardie da Bombardamento Notturno Taman e tornando a quei momenti, Irina Maksimova, sergente meccanico del 586° Reggimento cacciabombardieri ricorderà: «La guerra significa sempre morte, sangue rovina. La donna invece è stata creata per dare la vita ed è proprio per difendere la vita, che noi abbiamo accettato di andare in guerra. Abbiamo amato i nostri apparecchi come, in seguito, abbiamo amato i nostri figli.»

Alla morte andarono incontro anche 23 soldatesse, tante quante furono insignite del titolo di Eroe dell’Unione Sovietica, proprio come Marina Raskova, la quale però si spense nel 1943, colta in volo da una tempesta di neve.

«Hanno scritto che nel nostro reggimento c’erano anche uomini.
Non è vero, eravamo tutte donne
e siamo rimaste donne fino alla fine.»
Irina Rakobolskaja, vicecomandante del 588° Reggimento

 
All'invasione nazista del '41, centinaia donne sovietiche risposero precipitandosi al fronte. Per i tedeschi saranno un tale incubo che le chiamarono Streghe della Notte. (https://terzopianeta.info)