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L’indifferenza nell’Era (a)Social

 
 
Il confronto politico è sempre più grezza lotta di quartiere ed il pensiero che dietro ogni parola possano celarsi menzogne, banali tentativi di accattivarsi le simpatie dell’elettorato o manovre economiche che andranno a colpire la popolazione, non può che esser giustificato dai tanti episodi di corruzione, abusi di potere, favoritismi, salvaguardia d’interessi e totale mancanza di condivisione dell’effettività quotidiana.

Sfogliare la tanto discussa Costituzione Italiana, non aiuta a fugarne i timori.
Leggendo quegli articoli, atti a fissare le norme della nostra società, arrivano piuttosto le domande su quanto sia reale l’adempimento e la custodia dei diritti e doveri sui quali dovrebbe ergersi il Paese.

L’art. 32 dichiara che “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”, ancora l’art.35 stabilisce che “La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni. Cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori” arrivando all’art.54 nel quale si descrivono gli obblighi dei rappresentanti di stato affermando che “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge”.
 

Disobbedienza Civile

Howard Zinn, storico americano scomparso nel 2010, pose riflessioni sul rapporto tra Stato e cittadini, quindi tra diritti e doveri degli stessi:

Il governo è una creazione artificiale, istituita dal popolo per difendere l’uguale diritto di ognuno alla vita, alla libertà, alla ricerca della felicità […] Quando il governo agisce contro […] la disobbedienza diventa un principio necessario alla democrazia

Per rimanere in ambito di frasi celebri, è spontaneo ricordare a proposito, le parole che tanti attribuiscono Winston Churchill “gli italiani vanno alla guerra come fosse una partita di calcio e vanno a una partita di calcio, come fosse la guerra”.

Poco importa se sia stata realmente pronunciata dal politico e giornalista inglese, perché non è possibile negare che per una rimessa dal fondo siamo in grado di dar vita a tumulti popolari, mentre nessuno o davvero pochi di noi scendono in strada per un vecchio costretto a rovistare nei cassonetti o per un cittadino suicida perché defraudato in cuor suo, di quella dignità che dovrebbe invece essergli propria per naturale diritto. Nessuna agitazione, per uno Stato che non sente ragioni sul credito e ne trova a dismisura sul debito.
 

L’Era (a)Social

social
 
Mai come oggi l’informazione è stata alla portata di tutti, Internet oltrepassa i media tradizionali e pone ogni individuo in grado di “navigare” tra vero e falso, ma con un sempre più alto numero di fonti informative, aumentando così la possibilità di ricerca.

Altrettanto la comunicazione non è mai stata così agevolata ed in grado di porre la maggioranza dei cittadini nella condizione di poter esprimere le proprie idee ed in questo senso, è evidente che i “social” siano i signori del web.

Piattaforme che, oltre quanto scritto, potrebbero esser un concreto meccanismo d’aggregazione, in grado di porre l’individuo potenzialmente capace ad allontanare ogni forma d’isolamento, altresì abili a creare una reale miscelazione ed abbattere i muri sociali, grazie ad una ampliata conoscenza conseguita attraverso un contatto immediato e più semplice, seppur inizialmente virtuale.
Quello che dovrebbe esser un passo avanti per ridurre le distanze e un efficace mezzo per dar vita all’addizione esercitandola qualora ve ne fosse necessità, sembra rivelarsi solo un fenomeno di narcotica disunione”.

Droga utile perché la sensazione di fame sia sopita in assenza di vero cibo e così, non solo qualunque differenza resta motivo di gratuita violenza, ma se possibile, diviene ancor più codarda e lo sfogo è tanto rapido ed elementare che non c’è più ragione d’esser per strade o piazze.
 

Il peccato è sempre nell’uso e non nel mezzo

Anziché quel “dovere”, concetto della disobbedienza civile, si ha una inutile maleducazione ed anziché una presa di coscienza in difesa dei diritti comuni, si ha l’indifferenza comune, atteggiamento che ci impedisce di capire che il dramma di uno, sarà il dramma di tanti, quando non di tutti.

Ciò che avviene oggi in Basilicata, a Taranto, le mancanze nelle zone terremotate di ieri e di oggi, l’abbandono delle periferie, ciò che accade ai lavoratori di uno specifico settore, ai pensionati, non sono episodi circoscritti, ma una realtà comune.

Ognuno ha facoltà di decidere e la “possibilità”, è la base di ogni democrazia ed evoluzione sociale, non traducibile in violenza, quanto piuttosto in partecipazione, talvolta integrante anche il sacrificio di rinunciare a qualcosa in favore del cambiamento, creando così ostacolo alle iniquità.