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De Andrè, ma cos’è l’anarchia?

Essere anarchici in tempi moderni sembra sia gestire un gruppo di Facebook, o qualcosa di simile, e parlare di “cose” libertarie. Un bello sfoggio di cultura su chi faceva cosa e su chi diceva come.

Cos’è invece l’anarchia nella storia?

Un sogno, niente di più e nient’altro potrà essere mai, perché vivere con il buon senso delle persone e senza regole dettate da qualcuno, conoscendo la natura umana, è pura utopia.
Facile parlare di fallimenti dei vari modi di governare: imperatori, dittatori, oligarchi e democratici cadono tutti nel ridicolo se si guarda i loro risultati sotto il profilo della giustizia sociale, del benessere degli uomini che vivevano sotto le loro regole e disposizioni.

Vedo più sincera e reale l’anarchia espressa da De André:

Fabrizio De Andrè“…Direi d’essere un libertario, una persona estremamente tollerante. Spero perciò d’essere considerato degno di poter
appartenere ad un consesso civile perché, a mio avviso, la tolleranza è il primo sintomo della civiltà, deriva dal libertarismo.
Se poi anarchico l’hanno fatto diventare un termine negativo, addirittura orrendo… anarchico vuol dire senza governo, anarche… con questo alfa privativo […]…vuol dire semplicemente che uno pensa di essere abbastanza civile per riuscire a governarsi per conto proprio, attribuendo agli altri, con fiducia (visto che l’ha in se stesso), le sue stesse capacità. Mi pare così vada intesa la vera democrazia. […] Ritengo che l’anarchismo sia un perfezionamento della democrazia. Fu grazie a Brassens, maestro di pensiero e di vita, che scoprii di essere un anarchico…”

Però anche in queste parole, di un uomo e cantante che ammiro e apprezzo molto, vedo qualche lacuna nel “progetto”. Tollerante: un amico ebbe a dire che si tollera ciò che non si ama, il punto è che comunque quella cosa non la si ama…

Tollerare però è inevitabile, non potendo vivere in un mondo perfetto, come non finire col tollerare qualcosa?

Allora poniamo che io persona tollerante attribuisca ad altri quelle capacità, e poniamo che pure l’altro le abbia: ma avrà pure le stesse idee? Non vorrà costruire una casa dove io vorrei un giardino? E come la risolviamo? A chi chiediamo, a un altro tollerante che magari lì ci vedeva un bel campo da tennis?
Gli anarchici di oggi, quelli dei gestori di gruppi facebook, non parlano mai di questo, al più tolgono i post a chi non li mette abbastanza libertari, ma non risolvono problemi pratici.Anarchia-Proudhon Questo perché applicano il libertarismo non proprio come lo proponeva Pierre-Joseph Proudhon, considerato il “padre” fondatore dell’anarchismo (non da tutti, per alcuni troppo moderato), cioè l’anarchia vistacome espressione “del più alto grado di libertà e ordine cui possa giungere l’umanità…”, in questo li vedo molto simili agli attuali cattolici rapportati con gli insegnamenti del buon Gesù Cristo ( ammesso che sia mai esistito). Faccio qui ammenda per la mia generalizzazione su anarchici e cattolici, è probabile che esistano di veri… penso non postino su facebook.

Ma parlando di Gesù e di De André…e ricordando un album, “La buona novella”, viene da pensare a chi professandosi anarchico e liberale non sappia poi altrettanto facilmente accetarne inerpretazioni differenti.

Fabrizio De Andrè

Quando il cantautore propose questo suo lavoro si sentì criticare e giudicare reazionario. Quello che dava fastidio era il tema trattato in un periodo in cui (dopo il ’68) i nemici erano le istituzioni e fra queste la Chiesa. Pochi, evidentemente, riuscivano a capire il senso delle canzoni o forse si fermavano al titolo senza ascoltarle.

Non parlava, il cantautore, né in quei testi, né in altri, di proclami e non faceva dichiarazioni di intenti, ma esempi.
Le sue canzoni sono storie vere che ancora oggi trasudano anarchia, ma non danno spiegazioni; raccontano le ingiustizie di un mondo bigotto e prevaricatore affinché il “buon senso” possa farsi strada in teste ovattate. Direi un metodo di insegnamento in stile Buddismo Zen.
Magari tutto questo è solo per dire che un’idea, se la racchiudi e la cristallizzi alla fine diventa un pacchetto della spesa. Lo compri e lo scegli per il colore e le sensazioni che ti dà nel negozio, poi lo porti a casa ed è già inanimato: è diventato un soprammobile… inutile come tutti i soprammobili.

De André si rinchiuse formalmente in un’etichetta, ma non nella sostanza, come capita a quelli che le cose le fanno davvero. Tutti, o meglio i molti, possono dire “era così” e tranquilli a letto che hanno capito tutto.

Però quella musica rimane e attraversa il tempo e come quella di Brassens, (cantautore che ispirò molto Fabrizio De André) era e resta soprattutto un anelito alla libertà completa e all’anticonformismo, e scusate se è poco.