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Essere Animali: le violenze in un allevamento suinicolo DOP veneto

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Comunicato stampa

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Essere Animali mostra il lato oscuro della produzione suinicola DOP

Con un video narrato da Selvaggia Lucarelli, Essere Animali diffonde immagini che mostrano violenze gratuite e gravi problematiche di benessere animale documentate da un ex dipendente di un allevamento per la produzione DOP in Veneto che utilizza le gabbie. L’associazione denuncia le sofferenze delle scrofe obbligate a vivere metà della loro vita in gabbia e invita cittadine e cittadini a firmare la proposta di legge d’iniziativa popolare per chiedere al Parlamento di discutere il divieto all’uso delle gabbie a livello nazionale per tutte le specie allevate.

Milano, 28 maggio 2026 – Essere Animali diffonde oggi immagini inedite provenienti da un grande allevamento veneto di scrofe in gabbia e suinetti destinati alle produzione DOP italiana. Il video, narrato dall’autrice e scrittrice Selvaggia Lucarelli, mostra la quotidianità di un grande stabilimento situato nella provincia di Treviso.

Le immagini shock, consegnate all’associazione da un ex dipendente dell’azienda e risalenti a dicembre 2022, mostrano gravi violenze nei confronti degli animali da parte dell’allevatore e di altri operai, dolorose mutilazioni per i suinetti maschi, alta mortalità (testimoniata dalla presenza nelle gabbie parto di centinaia di cuccioli senza vita), l’utilizzo massiccio di farmaci, decine di carcasse abbandonate all’esterno dell’allevamento e gabbie parto fatiscenti e pericolose per gli animali.

Dai filmati si vedono chiaramente:

alcune scrofe con evidenti difficoltà motorie colpite e prese a calci durante la movimentazione da un capannone all’altro;

alcuni suini, con difficoltà di deambulazione, afferrati dalle orecchie e trascinati lungo il corridoio dell’allevamento;

suinetti scaraventati in carrelli metallici da una distanza anche di tre metri, ammassati e schiacciati dal peso degli altri;

un operatore che tenta di far rientrare un grave prolasso di una scrofa a mani nude invece di affidarla alle cure di un veterinario;

due maiali incastrati nell’intercapedine al di sotto della pavimentazione della sala parto per almeno tre giorni e che sopravvivono bevendo liquami e nutrendosi del cibo che cade dalle mangiatoie;

suinetti maschi giovanissimi che subiscono dolorose castrazioni con bisturi chirurgico senza anestesia e senza analgesia e taglio routinario della coda per tutti i suinetti maschi e le femmine non destinate alla riproduzione, una pratica quest’ultima che — se effettuata in maniera sistematica — è illegale in tutta Europa da oltre 25 anni.

L’allevamento presenta inoltre condizioni igieniche pessime e diversi problemi strutturali pericolosi per gli animali. In particolare, le pareti divisorie tra le varie gabbie parto sono in legno compensato, completamente rotte ai bordi e piene di schegge che entrano a contatto diretto con i suinetti appena nati. Anche le sbarre delle gabbie parto sono spesso corrose dalla ruggine, con superfici pericolose e taglienti a contatto con la scrofa e i cuccioli.

Non sono inoltre presenti arricchimenti ambientali o lettiera all’interno delle gabbie parto, fatto che impedisce alle scrofe di costruire il nido e accudire i propri piccoli. Come se non bastasse, secondo le evidenze raccolte dall’ex dipendente, i sistemi anti schiacciamento dei piccoli nelle gabbie parto sono rotti e in disuso ormai da diverso tempo, favorendo le uccisioni accidentali dei suinetti da parte della madre.

I video mostrano infine un utilizzo massiccio di farmaci e di antibiotici ad ampio spettro come l’amoxicillina, generalmente utilizzata per i trattamenti di gruppo, una pratica quest’ultima vietata dal Regolamento (UE) 2019/6 perché tra le principali cause che favoriscono l’antibiotico-resistenza, una minaccia anche per la salute umana. Un ulteriore rischio sanitario è quello che deriva dall’abbandono da parte degli operai delle carcasse dei suinetti all’esterno dell’allevamento, lasciando che gli animali rimangano esposti agli agenti atmosferici e accessibili agli animali selvatici.

«Quando i consumatori trovano la denominazione DOP sull’etichetta dei prodotti che acquistano sono spinti a credere che questa sia una garanzia di qualità e, nel caso dei prodotti animali, di pratiche di allevamento rispettose del benessere animale. Eppure, come mostrano le immagini che rilasciamo oggi, questo non è assolutamente vero. Se il disciplinare non lo vieta espressamente, anche un prodotto etichettato come DOP può provenire da allevamenti in gabbia, un metodo di allevamento che i consumatori rifiutano e che la scienza di dice che va abbandonato il prima possibile», dichiara Chiara Caprio, responsabile relazioni istituzionali di Essere Animali.

Il 12 marzo scorso Essere Animali ha depositato una proposta di legge d’iniziativa popolare per introdurre a livello nazionale il divieto dell’utilizzo di gabbie per tutte le specie allevate. Con questo strumento è possibile chiedere al Parlamento di discutere e avviare un percorso legislativo sul tema. La proposta è parte della campagna Gabbie Vuote e ha già ricevuto il supporto di oltre 32 mila persone che hanno firmato sulla pagina dedicata del Ministero della Giustizia, insieme a personalità provenienti da mondi e sensibilità diverse, come l’autrice e scrittrice Selvaggia Lucarelli, la cheffe Chiara Pavan, la fumettista Zuzu, il maratoneta ex atleta olimpionico Riccardo Bugari.

«Nel 2021, la Commissione Europea aveva ufficialmente accolto l’Iniziativa dei Cittadini Europei “End the Cage Age”, firmata da oltre 1,4 milioni di cittadini e sostenuta da più di 170 organizzazioni, tra cui Essere Animali, impegnandosi a presentare entro il 2023 una proposta per eliminare gradualmente l’allevamento in gabbia. Ma questa promessa, ad oggi, non è stata mantenuta tradendo le aspettative di milioni di persone. Intanto in Europa, diversi Paesi hanno già introdotto divieti o forti limitazioni all’uso delle gabbie negli allevamenti intensivi. Nel caso delle scrofe, il divieto all’allevamento in gabbia è già realtà in Svezia e a breve seguiranno Danimarca, Austria, Finlandia, Germania e Paesi Bassi, che hanno già legiferato in tal senso e completeranno la transizione entro il 2035-40. Non ci sono ragioni per cui l’Italia non possa fare lo stesso, non solo per le 600 mila scrofe allevate oggi sul territorio nazionale, ma per tutti i 40 milioni di animali che ancora oggi vivono rinchiusi in piccole gabbie per tutta o gran parte della loro vita. Oltre 9 italiani su 10 sono favorevoli a questo divieto, è tempo che la politica ascolti le loro richieste», conclude Caprio.
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Attenzione: immagini in grado di ledere e turbare la sensibilità


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Essere Animali lavora con società, istituzioni e aziende per riconoscere tutele adeguate agli animali allevati a scopo alimentare, garantendo loro di poter esprimere i propri bisogni naturali. Lavoriamo per porre fine agli allevamenti intensivi e promuovere il passaggio a un sistema alimentare sostenibile e che preveda la transizione a un’alimentazione a base vegetale e senza sofferenza animale.

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